Category Archives: Scritti per me

Diario di una settimana senza glutine

Alimentazione gluten free, giorno 1.

Responso: mi veni ‘i chianciri! (=mi viene da piangere)

Alimentazione gluten free, giorno 2.

Appena recatami in casa Martino, Martina mi lancia una brioscina con le gocce di cioccolato.
La afferro e con sguardo malinconico le ricordo che non posso mangiarla.
Le di lei lacrime sono state l’immediata conseguenza.

Responso: veni ‘i chianciri puru a idda! (=viene da piangere pure a lei)

Alimentazione gluten free, giorno 3.

Questo regime alimentare mi rende piena di forze.
Sono passata dalla perpetua narcolessia all’isteria compulsiva.

Responso: si stava meglio quando si stava peggio!

Alimentazione gluten free, giorno 4.

In pizzeria con papà, ordino una pizza con impasto senza glutine. A metà del pasto il proprietario si avvicina per chiedere come stesse procedendo e senza neanche darmi il tempo di rispondere afferma:” Eeeh, la pizza senza glutine… Ti fa rimpiangere il passato ma almeno è meglio di niente”

Responso: la gente comincia a provare compassione.

Alimentazione gluten free, giorno 5.

Stasera a cena stavo per morire soffocata da un pezzo di pane senza glutine.

Responso: l’odio a quanto pare è reciproco.

Alimentazione gluten free, giorno 6.

Per la cena mia madre ha preparato uno sformato di broccoli senza glutine e delle polpette di sarde senza glutine. Il tutto accompagnato con del pane senza glutine e un’insalata, ovviamente, senza glutine.
Per chiudere, frutta senza glutine.
L’acqua era senza glutine, i piatti senza glutine, il bicchiere senza glutine, la sedia su cui ero seduta era senza glutine e pure i croccanti del cane erano senza glutine.
Porta all’improvviso un vassoio con degli invitantissimi biscotti, mi allungo per afferrarne uno, la mamma lancia un acutissimo urlo ed esclama: “Eh no, questi non sono gluten free!”

Responso: sono diventata orfana.

P.s.: ragazzi sto scherzando, la mamma per questa sera si accomoda sotto i portici di Via Ruggero Settimo.
Ci ritroviamo domani per l’ultimo appuntamento della mia appassionante rubrica. Tanto love per i miei fans.

Alimentazione gluten free, settimo e (si spera) ultimo giorno.

Oggi mia madre osservava con stupore la mia pancia particolarmente sgonfia grazie al nuovissimo regime alimentare.
Esclama euforica:” Sai, anche io da giovane avevo la pancia così piatta!”
Un attimo di silenzio, uno sguardo malinconico e all’improvviso con un diabolico luccichio negli occhi aggiunge:” Certo, io però le tette le avevo!”

Responso finale: non importa che tu ti senta perfetta e in pace con te stessa, ci sarà sempre la mamma a riportarti coi piedi per terra ricordandoti che in realtà sei un cesso ambulante 

Vorrei ringraziare tutti i miei contatti per essermi stati vicini in questa settimana intensa e dolorosa.
Quello che non ti uccide ti fortifica, ma non potrà mai farti crescere le tette!

Di Adriana Bruno

Volersi Bene

“Oggi riflettevo su una cosa, sul volersi bene. Quante volte è capitato di sentirci dire ti voglio bene? (…)

Troppa leggerezza nel pronunciare queste tre famosissime parole e, a parer mio, molti non sanno nemmeno cosa significhi davvero.
Il bene si dimostra in svariati modi e non servono grandi prove.
Forse riflettendoci nel momento in cui lo si dice lo si pensa realmente. ma poi? (E qui arriva il bello) Poi tutto cambia.
La vita scorre, gli impegni sono diversi gli interessi iniziano a mancare e ci si ritrova ad avere altre priorità. Ma il bene non è compassione, non è aggrapparsi a qualcuno per timore della solitudine non è “adesso perché mi fai comodo” non è un’infatuazione passeggera, non deve volerti cambiare non ha calcoli e soprattutto è incondizionato.

Nessuno chiede di scalare montagne. Forse questo ancora non è chiaro.”

Di Teresa

Ciao assittate in pizzo 😘
Mi presento sono Teresa 33 anni e sono anche io un’assittata in pizzo come voi. Stamattina mi sono svegliata all’alba e facendo una passeggiata al mare ho riflettuto su cosa significhi veramente volersi bene così ho scritto due parole di getto. Vi abbraccio virtualmente

Ombre d’Ambre

Attraverso i buchi della tonet tutto mi fu chiaro.
Come quando ti affacci da una scogliera e vedi il blu del mare squarciato dalle onde spumose, come di bianco latte, disegnare immagini senza senso a cui tu vuoi dare un senso.
Io ero li, intravedevo il fil di fumo, del sigaro, che sinuoso si infilava fra le foglie delle piante del giardino d’ inverno, pensai al Che. No, non c’entava nulla lui.
L’odore acre del sigaro lo percepivo misto a salvia rosmarino e menta, di pinoli galleggianti sul te caldo.
Ecco, si, andai indietro nel tempo, ad un estate trascorsa fra le dune e le oasi, nelle trasparenze del miele sui makroud, alle calde morbide ciambelle zucchero sul naso,  al vocio della gente nei mercati variopinti di spezie tra le ambre e le ombre.
Volevo tornare li, dove il tempo non aspetta le ore, seduta sulla tonet a dondolarmi fra gli odori a colori,  facendomi accarezzare i capelli dal vento come mani invisibili.

Giusy Grimaudo

Cerchi nell’acqua

Non conosciamo noi stessi e non conosciamo mai abbastanza gli altri..
Di te ho saputo tutto in un solo momento, in una ” taliatina” sfuggita al controllo.
Ti conoscevo senza conoscerti.
Guardando i tuoi occhi, intuivo che avrei dovuto utilizzarli come due sassolini che si buttano in acqua a formare dei cerchi, che si allargano, permettendo di vederne le varie sfumature dell’anima, quasi a vederne il fondo da poter palpare.

cerchi
Anima, la tua, aggraziata di colori come la tavolozza di un pittore impressionista e senza nero.
Poi ti ho parlato, ci siamo parlati con gli occhi muti quasi contemporaneamente così come noi siciliani riusciamo a fare, come pensi possa accadere solo nei film.
Ed è accaduto.
Anima antica.

Di Giusy Grimaudo

Vuoto di scatto

Ho guardato la foto che mi hai mandato, ho pensato che eri stato gentile.
Ma qualcosa mi stava sfuggendo, qualcosa non tornava, allora l’ho vista e rivista e fissata nella mia mente.
Ad occhi chiusi ti percepisco meglio.

vuotodiscatto
Un panorama sfocato con intorno sterpaglia e malinconia.
Sguardo da un altura, uno scatto vuoto, senza anima.
Sembra quasi bianca la foto, incolore, di certo non e’ un tuo scatto.
No non puo’ essere tuo, ”Siccita” la potrei intitolare.
Non sfugge un particolare, in lontananza si intravede un isola, chissà se oltre esiste qualcosa che potrebbe far rivivere i colori brillanti che si specchiavano nei tuoi occhi.
La tua anima non coglie rovine, ma dalle rovine trae patrimoni da esaltare con gioia.
Non privarti mai della gioia ,tu sei la gioia stessa e non lo sai.

di Giusy Grimaudo

Al posto giusto nel momento giusto

Averlo avuto al mio fianco mi ha fatto sentire al posto giusto. Nel momento giusto. Che è una sensazione strana. Nuova, in un certo senso, per me. Sempre irrequieta.
È vero, quindi, che io avessi una respirazione diversa. Era corto -il mio respiro. Profondo ma corto.

[Ho voluto respirarTI il più possibile.
Mi sei mancato in questi giorni].

Io sembravo una figura fuori campo -lo so. Ma ho sentito tanto. E dopo giorni di assenza, volevo sentire. Ne necessitavo.

Il battito del suo cuore. Lento ma sereno. La sua risata allegra. Ed un pò scema – Quando “ride”. Che poi è la cosa che più potrei stare ad ascoltare, senza stancarmene.
I suoi occhi. Li ho sentiti. Addosso per tutto il tempo. Erano pieni di cose. Da dire. Da fare. Mi hanno osservata. Di più, scrutata.

posto
A cena poi, uno di fronte all’altro, si sono sentiti persi. Qualche volta. Quando ho abbassato i miei. Per pudore.
Ed infine, ho sentito anche tutta la presa di quel mezzo abbraccio, poco prima di salutarci. Timido ma sicuro.

È la qualità dell’aria che respiriamo che cambia. Quando siamo insieme.
Sa di intuito. Di complicità. Di voli pindarici. Di occhi cielo. E piedi a terra. Di realtá concrete. Di bellezza marziana.

E tutto ciò va salvaguardato -patrimonio delle emozioni che siamo bravi a regalarci.

Di Rossana Campaniolo

L’amore sta nei dettagli

“L’amore sta nei dettagli”, e mamma ha sempre avuto ragione nel recitarmi questo mantra fino all’esasperazione.
Sarà vero che l’amore puro sta nel notare qualcosa che ad occhi estranei sfugge? Sarà pur vero che gli occhi dell’amore, quasi come un filtro di Instagram, ci permettono di accentuare o sminuire una caratteristica a discapito di un piccolissimo e sottile dettaglio, quasi insignificante, ma che ci fa sorridere e amare ancora di più?
Potrebbe essere vero, in effetti, perché del mio Lui io ricorderò sempre tutto.
dettagli
Le labbra strette in una smorfia, quando per due secondi tornava bambino per farmi i dispetti. Si assottigliavano in una linea così fine e piccola, tutta concentrata sul centro, che mi faceva sorridere e mi annodava lo stomaco dalla gioia.
Le due rughe impercettibili che gli si formavano sulla parte alta delle palpebre? Oh, quelle le ricordo pure, quando le strizzava se gli passavo una mano sul volto per farlo confondere o distogliere lo sguardo da qualcosa.
Il modo in cui il suo respiro cambiava mentre, nella confusione, cercava di scacciarmi via le mani facendomi divertire come un matto.
La forma dura e definita della sua mano, con quelle nocche forti e possenti, quando stringeva la sigaretta elettronica mentre agitava l’altra mano dialogando. Riesco ancora a vedere i suoi respiri e le sue parole oscillare nel vento, senza mai distrarmi dall’amare anche quel piccolo dettaglio insignificante.
L’attaccatura della barba sul collo, e il modo pazzerello in cui si arricciava quando diventava troppo lunga ed ingestibile. Ricordo ancora quanto a lungo la grattasse, alzando leggermente il collo e sporgendo il mento, con le labbra strette in una smorfia del tutto particolare.
Il modo in cui camminava o come gli cadevano i pantaloni sui fianchi;
Ogni singolo movimento della sua testa ed ogni piega del collo, quando si voltata;
Tutte le piccole rughe della sua fronte, quando la corrugava o sollevava un sopracciglio;
Le sue dita attorno al volante e il loro tocco, così ruvido e leggero;
Le sue occhiate mentre cucinavo e la sua voglia di aiutarmi, di imparare e di crescere accanto a me con una padella tra le mani; il modo in cui l’anello d’argento sul suo anulare veniva messo in risalto da un lieve rumore metallico sul manico.
Il modo in cui la sua pelle si accapponava, coperta da uno strato di brividi impercettibili, quando le mie labbra sfioravano la sua schiena e ne percorrevano la spina dorsale per intero.
Le sue parole d’amore, sussurrate lievemente contro il cuscino.
L’amore mio stava in questi dettagli, che nessun altro avrebbe mai visto e che nessuno noterà mai, perché il mio amore adesso si è elevato fino a diventare qualcosa di più. Assieme ad esso, anch’io sono diventato qualcosa di più.
 Ho amato come solo gli esseri umani sono capaci di amare, di quel tipo di sentimento che ci rende perfettamente vivi e vulnerabili, perfettamente empatici e stupidi per pochi istanti, ma comunque umani.
Ma alla fine lui, di me, cos’avrà mai visto? Cosa avrà mai amato? Quali dettagli insignificanti della mia persona, altrettanto insignificante, avranno catturato il suo cuore? Sarà stato umano anche lui per una volta?
Allontano queste domande dal petto, mentre mi siedo in pizzo e guardo una sua foto in cui si diverte spensierato e va avanti nella sua vita. Mi do una risposta da solo, perché in fondo la merito.
“Caro Paolo, il tuo Lui ti avrà amato forse, ma adesso ha scelto la via dell’animale. Ha scelto l’egoismo, sé stesso e i suoi bisogni primitivi, prima di chiunque altro.”
Annuisco e alzo le spalle con pazienza, consapevole del fatto che anche questa volta ha vinto il mio amore.
Ha vinto il mio Essere Umano.

Il controllore di qualità delle mozzarelle

chista… è bellissima
chista… è tutta scafazzàta
chista… fa cumpàssa
chista… a mittèmu ri cantu
chista… fa tanfu
chista… è meravigliosa
chista… fa vèniri ri ittàri
chista… pari na badda ri vilènu
chista… pottatìlla a casa
chista… è a fini ro munnu
chista… ittàmula
chista… è bbona
chista… appoi mi spieghi ri cchi culùri vinni
chista… è sicca
chista… è p’ammazzàri i bratti
chista… è cc’a nnocca
chista… è tinta
chista… è ri menza ammulatùra
chista… acchianaccìlla a ‘Za Maria
chista… scippa a testa
chista… è bbona pa munnìzza
chista… non si po taliàri
chista… è com ‘a tuma
chista… è gnacitùta
chista… pari appitturàta
chista… fattìlla ‘nfarinàta e fritta
chista… ci manca a parola
chista… è tutta sgummàta
chista… è a mègghiu ri tutti
chista… lèvila
chista… na mpìcunu nda facci
chista… javi tutti i fommi
chista… è quant ‘a ‘nchìlu
chista… cia ram ‘a jatta
chista… ta manci tu
chista… ni vali rui
chista… cia puttàmu ‘o picciriddu
chista… a po mèttiri supra ‘o cantarànu
chista… fattìlla squaràta
chista… sta ffitènnu viva

di Enzo Lombardo

mozzarella

Io e P.

P. vive in Australia , ormai da 9 mesi, e sta bene.
Oggi è stata la prima – e verosimilmente ultima- nostra chiamata. No, non abbiamo discusso (ed ad onor di cronaca non litighiamo da tempo immemore). Rientrerà in Italia nei prossimi sei mesi – quindi tanto vale vedersi! – Abbiamo esclamato.
pigrecooQuando mi ha detto che sarebbe voluto partire, in realtà, mi ha solo spiegato perchè non avesse scelto Londra. Lui è fatto cosi. Gioca sempre d’anticipo – intuito, neutralizza le possibili obiezioni.
Inizialmente ti spiazza, poi inizi a giocarci.
Io e lui siamo simili. Ci siamo riconosciuti nei primi cinque minuti di conversazione, avvenuta attorno ad un tavolo con degli Amici. E non abbiamo mai smesso di dircelo. Non hanno mai smesso di ripetercelo.
-L’idea di base che ci accomuna è: Siamo persone libere e non dobbiamo essere libere di dire quello che pensiamo? Di essere ciò che vogliamo? –
Faccio uno sforzo, adesso, e parto da me.
Perché anche io, come P. nell’ultimo anno, ho impiegato del tempo prima di lasciarmi andare e fare “salti nel buio”, che è poi il punto di partenza di ogni crescita interiore – personale. Quando si capisce che non si può controllare tutto. Quando si capisce che ci sono tante cose che non dipendono da noi e che l’unico modo per vivere è tentare, talvolta riuscire, altre volte perdere tutto. Lasciarsi andare ed aspettare che qualcosa accada. Qualcosa accade sempre.
Accade che P. ti rimprovera del tuo anaffettismo. Eccessivo. (E se te lo sottolinea la persona che rappresenta la tua parte maschile inizi a crederci.) Adesso non dispenso, di certo, baci ed abbracci. Ma almeno non rischio di soffoccare per orticaria.
Accade che P. dall’altra parte del mondo, a contatto con mille mila genti e culture diverse al dì, si renda conto che di una famiglia si ha bisogno. Di un tessuto organico (più organico di like random su instagram). Di rapporti reali sui quali poter contare.
Perchè se è sicuramente un onere avere dei rapporti che implichino impegno, fiducia. E’ specularmente un onore avere qualcuno che, se sparisci, se ne accorge. Che parlandoti ti ascolti. Che guardandoti, ti veda.
Per mesi, anni orsono, mi è costata fatica e sofferenza non riuscire a chiamarlo e raccontargli quanto buono fosse il caffè la domenica mattina ad Erice. Ad esempio.
La normalità. Che sottovaluti, perchè dai per scontata, quando sei in guerra con il mondo. E P. per un periodo ha fatto a pugni con tutto e tutti. Una pizza a domicilio consegnata fuori tempo massimo. I voli aerei cancellati, posticipati. In ritardo. Gli zaini tirati addosso per compleanni che non potevano non essere comunque ricordati. A torta in faccia, festeggiati. In qualche modo.
Con il tempo lo si impara, e P. adesso ha il tono di voce sereno di chi sa godere e convivere con il disordine di vita umana. E condividerlo. Insomma, stupirsi di quello che la vita ci riserva.
Fidarsi e sperare.
PS. Possibile dialogo tra me e P.
-Mi manchi. Un po’.
-Solo un pò?
-Ti sembra poco?
-Non mi sembra abbastanza.
 -Ok.
 -Arrivederci.

Storia di Com’era e di Com’è. Ossia. Ecco cosa succede quando non ci si siede in pizzo

Come doveva andare quella sera
Sedersi faccia a faccia con il proprio mostro sarebbe stato rischioso, avrei dovuto immaginarlo già dal momento stesso in cui organizzammo l’incontro alla perfezione. Io e lui, il vecchio proprietario del mio cuore, seduti ad un semplice tavolino con un boccale di birra davanti.
Agli occhi indiscreti degli estranei, questo era quello che sembrava.
Ma i miei occhi, quegli stupidi dormiglioni, avrebbero dovuto notare ogni singola cosa che non quadrava. Il suo sguardo stuzzicante, quella voglia di giocare, i suoi sorrisetti, le battutine trita e ritrita, il finto interesse e le smorfie che una volta mi avevano sciolto il cuore.
I maschi giocano così, avrei dovuto ricordarlo quella sera. Adorano giocare con le persone che una volta li avevano amati più dell’ossigeno stesso. Adorano giocare con il loro cuore, perché per una volta gli fa dimenticare che hanno ventisette anni, due lauree, un lavoro all’università e un cervello ben sviluppato. Si presume che sia sviluppato.
Giocano perché, davanti ad una persona che li ama ancora, ricordando di essere dei sani Portatori-di-Pene. In entrambi i significati della parola, ovviamente.
Avrei dovuto ricordarlo quella sera, per sedermi in pizzo e affilarmi il naso e lo sguardo, con aria di insolenza e di vittoria. Avrei dovuto interrompere la serata a metà, senza cedere ai suoi sguardi da furfante e giocherellone.
Mi sarei alzato, l’avrei fatto con fierezza, dicendogli a chiare lettere: «Scusa, ma ho un impegno urgente. Devo recuperare la dignità che ho lasciato a casa per incontrare uno squallore come te.»
amorproprio
Com’è andata, in verità?
Mi sono fatto calpestare da un Portatore-di-Pene di prima categoria.
È successo perché io sono un Portatore-di-Cuore, e come ben sapete non sempre noi abitanti di questa categoria riusciamo ad averla vinta. A volte le nostre speranze mettono radici anche nella roccia più dura, e tutti sanno che più duro della mia testa non c’è mai stato nulla.
Mi sono lasciato abbindolare dai suoi sguardi interessati, dalle sue domande curiose, dal suono della sua voce all’aria fresca della sera e dal ruvido tocco delle sue dita levigate dal lavoro e dallo studio.
Ecco com’è andata.
Ma vedete, da Portatore-di-Cuore a Portatore-di-Macerie il passo è breve, e spesso chi porta pietre e rovina è la persona più stanca di tutte.
Non mi sono alzato quella sera, ma mi sono alzato diverse sere dopo.
Mi sono guardato allo specchio, così stanco com’ero, e ho sorriso.
Annuisco soddisfatto. Adesso sono un Portatore-di-Amor-Proprio.

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