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Orange is the new black

E inevitabilmente anche io, alla fine, ho attivato l’abbonamento a Netflix. Ero curiosa di vedere come funzionava e di guardare la famigerata “Orange is the new black”.
Diversi amici me l’hanno indicata già un anno fa ma io avevo deciso di resistere, almeno un po’.

Comunque sia ho bevuto tutte le serie disponibili. Già. Tutte e cinque.

La storia è intanto quello che deve essere: divertente. Questo porta lo spettatore da un episodio ad un altro senza che se ne accorga.

I primi possono sembrare foschi ed angoscianti, ma poi, soprattutto dalla terza serie, iniziano ad emergere alcuni paradossi, tra cinismo e comicità plateale, che conducono dritto dritto verso l’ultima batteria di puntate, quelle della rivolta, al momento lasciate in sospeso in attesa del sesto blocco.

Mentre lo guardavo diverse volte ho pensato che fosse inverosimile.
Solo cercando qua e là ho scoperto che invece si tratta di una storia che prende il via da una evenienza capitata davvero ad una tale “Piper”.
Ecco, la questione è che proprio l’unico personaggio inutile è questo: quello più vero.

Per il resto la caratterizzazione di tutte le protagoniste, i flashback continui, la coralità di certe scene e direi anche la fotografia, bella e a tratti eccelsa se pensiamo che ritrae un luogo per definizione “brutto”, rendono il programma proprio interessante.

Non vedo l’ora che sgancino la prossima sequenza.

 

The Bold Type

È risaputo: l’estate corre e non lascia spazio per fare qualsiasi cosa ci balzi in mente. Dobbiamo trovare il tempo di lavorare, di studiare, uscire con gli amici e magari andare al mare o ad una bellissima festa in spiaggia. Non riusciremo mai a leggere tutti i libri che avevamo in mente, né a visitare tutti i posti che abbiamo sognato per anni.

Io personalmente l’ho passata esattamente come scritto qui sopra, ma con un extra abbastanza gradevole: le serie televisive!

In una stagione estiva dominata dalla presenza di commenti su “Il Trono di Spade” e il gran finale di “Twin Peaks”, pochissime novità sono riuscite a spiccare il volo e riempire la giornata dei cinefili come me.
Eppure, ignorando questi grandi ritorni di stagione, c’è una piccola perla rimasta nascosta per tutte queste settimane che mi sento in dovere di consigliare a tutti voi.

Sto parlando di “The Bold Type”, una commedia in dieci episodi che ci trascina nella frenetica vita di tre giovani donne che lavorano per una rivista tutta femminile, Scarlet, che funge da vero e proprio rifacimento al famosissimo Cosmopolitan.
Vi chiederete cosa possa avere di così tanto speciale e interessante una serie TV dalla trama così breve e già vista, ma aspettate a giudicare, perché “The Bold Type” è quel tipo di telefilm che riesce a intrattenere senza lasciare che lo spettatore si annoi.
Ma lancia anche dei messaggi meravigliosi, di cui il mondo ha veramente bisogno, soprattutto negli ultimi tempi.
Episodio dopo episodio, spiccano temi sempre più scomodi e pungenti, ma soprattutto attuali come non mai.
Dalla prevenzione per il tumore al seno, fino alla piena libertà sessuale e sentimentale.
Le donne di “The Bold Type” sono impavide, pronte a rischiare il tutto per tutto, a buttarsi a capofitto nelle novità, a lottare per ciò che è giusto, ma soprattutto sono sempre lì per sostenersi l’un l’altra senza mai aggredirsi o voltarsi le spalle. C’è davvero un gran potere celato tra i dialoghi, all’apparenza semplici e leggeri, e nelle scene più intense capaci di far venire i brividi anche al più insensibile a questi argomenti.

Ogni singolo dolore, ogni tema spinoso e la crescita interiore di ognuna delle protagoniste è affrontata con leggerezza, ma non con superficialità e imbarazzo. Lo show mantiene la sua potenza fino alla fine, riuscendo a tenere incollato lo spettatore allo schermo fino a farlo riflettere a fondo sulle questioni messe avanti.
C’è politica, c’è religione, c’è forza e indipendenza.
Vi consiglio di divorare questi dieci episodi finché potete, perché io non smetterò mai di parlare di questa serie TV, finché non la conosceranno più persone possibili.

Merita di essere guardata e capita a fondo, e voi meritate di godervela pienamente e di imparare da essa tutti i messaggi che ha da trasmettervi.

Di Paolo Costa

Smokey eyes e il gioco è fatto

Arriva il tempo delle festività e, anche quelle che non ci sono abituate, si truccheranno.

Io stessa fino a tre o quattro anni fa usavo pochissimi cosmetici, una base per uniformare la texture del viso, l’eyeliner e un po’ di mascara.

Un piovoso pomeriggio di Febbraio, invece, ho avuto la fortunata idea di entrare in una profumeria “La gardenia”.
La commessa, che si stava annoiando da ore perchè nessuno entrava per il cattivo tempo, fu inspiegabilmente attratta dall’ovale del mio viso e iniziò a giocarci provando dei trucchi.

Smokey eyes

Smokey eyes

Ho imparato così a fare lo smokey eyes, la stesura del colore sfumato sulla palpebra mobile, e certe volte anche un po’ più in là, che può essere fatto con qualsiasi tonalità, a patto che si intoni con quella degli occhi, la carnagione e i capelli.

Sbirciando qua e là su internet ho visto che la fanno complicatissima, con titoli del tipo “Smookey eyes in diciotto passaggi”.
Invece è una cosa da due minuti contati.
Dopo avere steso un po’ di fondotinta e cipria, basta prendere una matita a pasta morbida della nuance preferita., tracciare il contorno degli occhi – sia sopra che sotto – e poi ripassare per bene sempre la matita solo sulla parte superiore, inspessendo considerevolmente il tratto e caricando il colore.
Poi è sufficiente prendere un pennello da ombretto, sfumare il contorno inferiore leggermente, con un lievissimo movimento verso l’esterno, giocare con quello superiore, espandendo la copertura per tutta la palpebra mobile dal basso verso l’alto e dall’interno verso l’esterno.

Effetto assicurato e facile da ottenere.

Industrial baroque bracelet

E’ meraviglioso come i materiali moderni di oggi, specialmente quelli plastici, determinino una versatilità assoluta per quanto riguarda la moda e rendano possibile la rivisitazione e l’attualizzazione degli stili di ogni epoca.

Un esempio sono i prodotti O’ bag in generale che tra borse, orologi ed occhiali stanno venendo incontro a quasi qualsiasi esigenza femminile, con la genialità delle composizioni complesse di parti semplici.
Ma sono gli O’ bracelet flower ad essere forse il prodotto più interessante di questa filosofia che ormai è fondante della distribuzione di tanti marchi.

Si tratta di braccialetti – paradossalmente monoblocco – in silicone, colorati e cool ma che al tempo stesso rappresentano una citazione storica interessante.

 

O' bracelet flower

O’ bracelet flower

I fiori, così ravvicinati tra loro, a sbalzo con un forte chiaroscuro che determina la corsa dell’occhio per tutta la superficie del gioiello, richiamano alla memoria i festoni decorativi applicati a tanto arredamento e decorazione per interno barocchi.

Fregio barocco

Fregio barocco

Si potrebbe parlare a questo punto forse di barocco post industriale – senza scomodare Kris Kuski che però ci offriva una interpretazione dai risultati completamente differenti – già solo a pensare che i principi decorativi di quella corrente artistica sono qui applicati mediante l’uso di materiali innovativi, attuali e allora inesistenti,  secondo una concezione cromatica interpretabile in questo modo solamente oggi.

Adatti a tutte le stagioni, i braccialetti riescono ad arricchire un outfit molto semplice, per le loro forme, o ad alleggerirne uno troppo formale, grazie al materiale di realizzazione.

L’unico difetto? Hanno solo due misure e non sono regolabili al polso.

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