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Carnosi taglieri a confronto (a Palermo)

Per alcuni anni ho frequentato a Palermo un posto chiamato “Mango Pub”. Lo avevo scoperto entrandoci per caso una volta che il locale vicino, dove volevo effettivamente andare, non aveva posto a sedere.
Mi è sempre piaciuto perchè essenzialmente presentava in maniera totalmente distonica sia prodotti irlandesi che indiani. Soprattutto mi appassionava il cheese nan e quindi ci tornavo, di tanto in tanto.

Un giorno, convinta di andare là a mangiare l’ennesimo pollo tandoori, mi sono praticamente ritrovata in un altro posto. Medesimi proprietari ma intendimento del tutto diverso, il “Dortmud Platz”, sostituisce il vecchio concept, e presenta essenzialmente cucina tedesca e dei buonissimi taglieri di carne.

Tagliere al Dortmund Plaza

In cosa consistono? In una enorme grigliata di carni diverse, bianche e rosse, la cui centralità è data all’angus, accompagnate da patatine fritte.
Il tutto ad un modico prezzo fisso di 12 euro, il cibo è completato da una birretta o da altra bevanda inclusa.
Unire uno strudel è gioco facile per avere una cena praticamente luculliana per un costo intorno a complessivi 15 euro.
Un servizio familiare, non perfetto, ma molto cortese e un’ambientazione rustica, rendono tutto molto attraente.

Ecco i voti:

Location 6/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 6/10
Gusto e qualità 8/10
Rapporto qualitá e prezzo: 9/10

Totale 35/50

Qualche giorno fa però tornando a casa mi sono imbattuta davanti ad una insegna: “Mastro Birraio. Nuova apertura”.
Vicinissimo a dove abito non è stato possibile non andarci e ci ho letteralmente trascinato un amico.
Dall’esterno il locale sembra molto bello, e a dire il vero anche dalle foto su internet.
Salvo che entrando si riscontra come sia tutto praticamente di plastica. Tavolini da bar esterno, sedie dal colore delicato ma finte come una moneta da tre euro.

L’ambiente è buio e un po’ freddo, nel senso che proprio mancano i riscaldamenti.
Il personale tuttavia è gentilissimo e molto affabile.

Anche qui è possibile ordinare un tagliere a prezzo fisso con bevanda.
La grigliata è la medesima trovata al Dortmund, mancante però giusto del pezzo forte dell’angus, sostituito invece da una insalata. Il prezzo inoltre è più alto: 15 euro.

Tagliere da Mastro Birraio

Da rilevare una vastissima offerta di alcolici: tra la bassa temperatura e la pancia comunque molto piena, un Amaro del Capo ha avuto il suo perchè.

Voti

Location 5/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 6/10
Gusto e qualità 6/10
Rapporto qualitá e prezzo: 8/10

Totale 31/50

Don Carmelo a Palermo

Non ho nessun problema ad ammettere che mi assetto in pizzo soprattutto quando devo mangiare fuori.
Rompo le scatole su un sacco di cose: il cibo, il posto, il cameriere che se mi fa antipatia povero lui, il chiasso, il silenzio, la compagnia. Sono una vera rottura.

Tuttavia alla fine vengo a patti con l’umana natura dei gestori e dei professionisti del settore e con la mia. Quindi dopo un lungo negoziato tra me e me accetto che il posto possa anche non essere perfettamente confacente ai miei gusti e alle mie necessità

Il luogo per antonomasia con cui non riesco (quasi) mai a negoziare è però la tipica pizzeria per famiglie con 300 posti a sedere. Praticamente un girone dell’inferno dantesco per quelle che sono le convinzioni su ciò che voglio quando esco fuori casa per pranzare o cenare.

Sto quindi attenta a non cascare nella trappola di qualche invito da parte di qualche amico che non ha la mia stessa paturnia. La scorsa settimana invece mi ci sono ritrovata in pieno: mi hanno convinta ad andare a mangiare una pizza da Don Carmelo a Palermo.

Siamo in otto e arriviamo a spizzichi e bocconi. Il primo gruppo da quattro, di cui faccio parte io, si accomoda in attesa degli altri.
Lo spazio è sconfinato. Ben arredato ma c’è freddo.  Il nostro tavolo è preparato accanto ad uno di una quindicina di persone. Siamo praticamente attaccati. Così tanto che se io mi giro sento le spalle della persona che sta dietro di me. Tutto questo mentre un altro tavolo di simile capienza, lì nei pressi, che resta vuoto per tutta la sera e quindi non è prenotato, è a disposizione.

I primi commensali chiedono, in attesa degli altri, di potere piluccare qualche fritto. Il cameriere che prende la comanda non comprende esattamente che cosa vogliamo finchè io capisco e gli leggo per esteso il nome del piatto del menu a cui ci riferiamo e recito: “Un frittino misto per quattro persone, per favore”

Arrivano così, veloci e buonissimi, degli antipasti classici siciliani, molto ben presentati.
In piccole cassette di legno. Molto pittoresche. Calde, e di ottimo sapore.

Arrivano gli altri e si completano le ordinazioni. Il menu è molto ricco di pizze suddivise per categorie. Io e il mio vicino decidiamo di prenderne due differenti e di scambiarcene metà ciascuna, per assaggiarle.

Lui ordina un “cannolo”, preparazione dalla forma caratteristica con pesto di zucchine, burratina e speck, io una più elaborata “bomba esplosiva”, una elaborazione definita gourmet, con tanto di fonduta di formaggi.
Quando arrivano la forma e l’aspetto di entrambe  sono interessantissimi.

All’assaggio la delusione è quindi più cocente.
Gli impasti sono buoni, ma la pizza cannolo è completamente insipida, a dispetto dello speck, di contro la pizza bomba è così carica di ingredienti che fuoriescono da questa sfera  ripiena, che non si capisce il senso principale del piatto.

Il caos di bambini vocianti, un servizio dove è necessario sollecitare una birra richiesta in ritardo e un trattamento non al massimo della cortesia e della professionalità  mi confermano che in questi posti così “industriali”, dove si presenta tantissima gente, la cura del commensale è più che altro una faccenda da catena di montaggio.

E questo mi fa una tristezza che penso sia meglio evitare.

Dare poi 20 euro a cranio per tutto questo, è accettabile solo a partire dalla considerazione che, tutto sommato, la pancia è piena.

I miei voti:

Location 5/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 8/10
Gusto e qualità 4/10
Rapporto qualitá e prezzo: 5/10

Totale 29/50

 

Il Bistrò del Teatro Massimo

Un mio amico mi chiama: “Stasera ti porto in un posto molto particolare, il Bistrò del Teatro Massimo”
Io: “Ah, sì, ci sono stata per una merendina, ma ha dei prezzi elevati”
Amico: “Sì ma noi facciamo l’apericena che ha dei costi un po’  più contenuti anche se le porzioni,ti avviso, sono da novelle cousine”
Io: “Pazienza, se avremo ancora fame andremo a mangiare una pizza ahahahahah”

Arriviamo all’orario  prestabilito della prenotazione, in tre come preannunciato.
Veniamo accolti immediatamente, con cortesia e professionalità, e diretti ad un tavolo da quattro, affinchè si stia più comodi, con più spazio a disposizione.

La cameriera registra le ordinazioni, rivolgendosi naturalmente anche alla terza commensale.
Il mio amico: “La signora è straniera”, e le traduce in francese quello che le viene chiesto affinchè possa scegliere ciò che le aggrada dal menu.

Io e il mio amico optiamo per un piatto a base di anatra con contorno di verdurine, io domando un calice di “Sirah”, il mio amico uno di “Nero d’Avola”, la nostra terza commensale un piatto di bucatini con broccoli “arriminati” e, mentre respiro e conto fino a cento per portare pazienza, una tazza di milk and coffee come accompagnamento.

Arriva tutto in relativamente poco tempo.

La cameriera per il servizio si rivolge alla terza commensale, nuovamente in italiano, e noi lì ancora a specificare che dovevamo tradurre.
I piatti sono ben fatti, per ingannare sulla porzione, le stoviglie sono più piccole di quelle standard.

Servono il milk and coffee e portano i calici già riempiti e senza assaggio e li porgono a ciascuno d noi.

Avvicino il vino alla bocca e non riconosco il Sirah. Imputo l’evenienza al fatto di non essere una degustatrice appassionata, ma lo segnalo al mio amico, che mi fa assaggiare il suo. La conclusione è che i due calici sono talmente simili da ragionevolmente potere pensare che siano pressocchè la medesima cosa. Del resto non è possibile verificare poichè non abbiamo visto le bottiglie.

Mentre gustiamo l’unico piatto ordinato, veniamo avvicinati più e più volte dal personale per sapere “se è tutto di nostro gradimento”. Una frequenza di circa una richiesta di informazioni ogni quindici minuti, anche alla terza commensale, sebbene sempre in italiano.

Tra una chiacchiera e l’altra, vado al bagno. Lì vivo una esperienza decisamente da dimenticare dal punto di vista igienico, talmente sgradevole da non controbilanciare la bellezza delle aree destinate ai pasti, molto affascinanti perchè interne al Teatro.

Spendiamo una sessantina di euro. Il cibo è buono, ma non giustifica il prezzo, immagino legato ad una location così importante.

Tuttavia un contesto così prestigioso presuppone un servizio più adeguato, attento ma non ossessivo, preciso nella mescita delle bevande, preparato a commensali stranieri, e una maggiore cura delle aree di servizio come il bagno.

Tornerei? No. A meno che la scelta non dipendesse da me.

I miei voti:

Location 6/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 7/1O
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualitá e prezzo: 6/10

Totale 31/50

Iò – EAT&GREET (Trapani)

Io, prima persona singolare. Iò, prima persona singolare. Apparentemente identici, profondamente diversi.
Il primo è un modo di essere. Il secondo è un modo di sentire. Ed in effetti, cambia il suono quando lo si dice, ma soprattutto, cambia l’atteggiamento di chi lo pronuncia.
Se l’io ha mille mila e più sfaccettature; iò si restringe. E nella maggior parte dei casi si alterna tra spavalderia ed assittamento in pizzo. E credo che sia questa la ragione per cui sono stata subito attratta dall’insegna del nuovo locale, inaugurato al centro storico di Trapani. Iò. Trapani –eat&greet. Ed alla prima occasione utile, che poi è sempre quella per far reunion tra amici, ho prenotato un tavolo.

Della serie: Iò e tu. In verità, noi eravamo più di dieci. Stile banchetto per citare il mio Amico P. E, faccio ammenda, nonostante fossimo in vergognoso ritardo siamo stati ugualmente bene accolti. Con un sorriso che sa di valore aggiunto, quindi.

Adesso, immaginate: Iò assittata in pizzo da iò. Che meraviglia! Forse, l’unica reale pecca è quella di esser in vetrina. Mi spiego: Si trova su strada da passeggio, con vetrate e n o r m i. Che se da un lato può incuriosire chi sta fuori, dall’altro imbarazza, in qualche modo, chi sta dentro. Un buon compromesso, potrebbe esser quello di tenere le tende scese, fino a metà. Lasciare gambe e piedi liberi, quindi. Esattamente, come liberi vengono lasciati i clienti di scomporre il proprio piatto.

Io l’ho fatto. Ho scomposto il mio EGG HAMBUGER. [voi non fatelo!] Io sono fatta cosi. Leggo e rileggo il menù. Mi consulto. Penso fino a che una cosa non la distruggo.

Poi, chiaramente tento la ricomposizione. A volte riesce, altre no.

Stavolta è riuscita. Al punto che lo considero il mio preteso per ritornare. Ed abbuffarmi compostamente.

La mia parafrasi in voti è la seguente:
Location 7,50/10
Servizio 9/10
Presentazione piatti 8/1O
Gusto e qualità 7,50/10
Rapporto qualitá e prezzo: 7,50/10

Totale 39.50/50

Rossana Campaniolo

210 Grammi (di Felicità) – Ristorante Trapani

Un uomo che ti porta a cena sa di felicità. Se poi è tuo fratello, quella felicità pesa esattamente 210 grammi (e mille mila). Che è anche il nome del posto che ha scelto, non a caso, ne sono certa, per festeggiare il mio compleanno. (Con un modestissimo ritardo di 45 giorni!).
Ma quando si vive lontani, le Reunion diventano fondamentali in qualsiasi momento (utile). E la costante è che quelle coccole abbiano effetto durevole fino alla prossima (di Reunion)!
Siamo a Trapani, in vacanza, e nel marasma di tanti turisti che riempiono la città, ci hanno accolto, con gentilezza e disponibilità, nonostante la nostra negligenza di prenotare.
Abbiamo con-diviso, perché con-dividere è cosa necessaria per menti e cuori allineati, un tagliere nazionale. Che ci ha emozionato -esattamente- come la nazionale del 2006 (semiCit.). Arrivatoci ai rigori, in qualche modo, visto la luuuunga attesa (prima pecca!).
Medio tempore ci siamo rallegrati sorseggiando del buon Taif, cantina Fina.
In un secondo momento, dalla terra ci siamo tuffati in mare. Più precisamente, spiaggiati su un letto di burrata con battuto di gambero rosso e perlage di acciughe. Con uova di salmone. Che è stato protagonista anche del secondo piatto di crudità, poggiato su dell’avocado.


Soddisfatti, ma con ancora un certo languorino abbiamo deciso di rispettare la tradizione della ‘torta di compleanno’ è così abbiamo ordinato una cheescake ai frutti di bosco, che il cameriere ha successivamente appellato con ‘FDB’, (seconda ed ultima pecca!!).
Qualche perplessità, seppur minima, ce l’abbiamo avuta, e per onestà intellettuale di chi scrive non poteva non esser raccontata. Ma è con la stessa onestà che vi suggerisco: e di porre l’attenzione su tutte le cose belle e buone di cui ho tenuto a rendervi partecipi e, soprattutto, di andare a provarle. Per credermi.

Ps. Se avete un fratello o sorella portateceli. E siate felici.

La mia parafrasi in voti è la seguente:
Location 9,50/10
Servizio 9/10
Presentazione piatti 8.5/10
Gusto e qualità 9/10
Rapporto qualitá e prezzo :8/10

Totale 44/50

Di Rossana Campaniolo

Kentia (Cefalù)

Sabato scorso sono stata invitata a pranzo da una mia amica che mi ha portata a Cefalù, una cittadina che tra storia e mare è tra le mie, e ho scoperto le sue, preferite.

La giornata è stata piacevole a prescindere, e sono rimasta abbacinata dall’affetto di questa giovane donna.
La sua risata e la sua intelligenza mi avrebbero fatto digerire anche i sassi, ma non ce n’è stato bisogno.

Kentia è in centro città ed offre uno spazio piuttosto vasto. La caratteristica principale della location è la grande terrazza sul mare. Ventilata, luminosa, ariosa, con un arredo moderno e curato. Questa già darebbe il senso di per sè per un passaggio, ma pensare di ridurre il ristorante alla sua affacciata sarebbe un grave errore.

Il servizio è stato ottimo: puntuale, attento, ma mai invadente.
Immediata la risposta alla chiamata. Nessun tipo di sbavatura.

E abbiamo mangiato bene.

Insieme abbiamo ordinato un antipasto che porta il nome del locale.
L’introduzione si è presentata come un piattone con un misto di pesce: sarde fritte “allinguate”, insalata di polpo, salmone e pesce spada affumicato. A questo sono stati aggiunti due classici involtini di melanzane.

Successivamente la mia amica ha ordinato il pesce spada alla messinese, molto morbido e ben condito. Io ho optato per un calamaro alla griglia. La semplicità del piatto non ha inficiato la sua bontà, nè la sua presentazione, davvero molto particolare, con un gioco di incastri delle chele con il corpo centrale.

Due caffè sono stati la degna conclusione.

Ha pagato la mia amica, ad occhio e croce so che ci siamo attestate intorno alle 25/28 euro a persona alla luce delle bevande: acqua e un calice di vino.

La valutazione è che ci ritornerò certamente.

Location, 8/10
Servizio, 7/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità, 7/10
Rapporto qualitá e prezzo, 7/10

Totale: 36/50

 

 

 

La gelatina in polvere Fabbri di Bologna e la rinascita della pasticceria (a casa mia)

Saranno stati anni che non preparavo dolci, soprattutto a questo ritmo!

Essere siciliana dona agio con la pasticceria, non c’è nessuna necessità di farla in casa. Si trova davvero ad ogni angolo di strada. Perchè sbattersi così tanto se poi basta allungare il passo e qualche euro?

Salvo che i miei nipoti hanno improvvisamente scoperto di essere intolleranti al glutine e, per evitare complicate ricerche zuccherate per negozi nei giorni natalizi, ho deciso di cimentarmi di nuovo, con un investimento di energie importante sull’argomento.

Non ricordavo quasi più nulla. Dovevo studiare! Ho dunque iniziato con qualche ricerca su internet.

Ho trovato tante informazioni, molto dispersive e per questo complicate e stavo per mandare tutto in malora, finché mi sono ritrovata tra le mani, un po’ per caso, la gelatina in polvere della Fabbri.

L’ho guardata da subito e a maggior ragione con grande sospetto.
Per me il processo chimico che trasforma un liquido in un dolce al cucchiaio è sempre stato un po’ ammantato di mistero, conseguentemente costellato di insicurezze nell’approccio e caratterizzato dalla rinuncia alla lunga.

Salvo che, unico caso mai visto, dentro la scatola era segnalata la presenza di un piccolo ricettario.
Mi sono fatta coraggio: ho comprato il prodotto e l’ho portato a casa.

Miracolo! Il piccolo vademecum ha fatto più del suo dovere ed affinato con immediatezza le mie antiche attitudini.


In breve sono stata capace di realizzare una panna cotta, mai tentata in vita mia, elaborare una variante alla fragola del classico tiramisù, servire una mousse di frutta, con una colata di sciroppo di arancia e ganache al cioccolato.

Tutto spiegato là, in modo estremamente chiaro.
La gelatina si è rivelata molto semplice da usare e mi ha assicurato dei risultati certi. Si incorpora immediatamente ed a secco in tutte le preparazioni. Niente impiastri, nessun pasticcio. L’uso è lineare e comprensibile.

Mi si è riaperto un mondo. Da grande farò la pasticcera!

Qualche voto (considerate che la gelatina deve essere insapore, la buona valutazione nasce da questo!)

Aspetto 7/10
Profumo 7/10
Consistenza 8/10
Gusto 8/10
Prezzo 6/10

Totale 36/50

Pan Piuma – prodotto da Arte Bianca di Marghera (Venezia)

Qualche giorno fa un mio amico ha messo il naso dentro una confezione di pane in cassetta di una nota marca: “Niente, in qualche maniera questi prodotti odorano sempre di alcol”.

Ed è vero: per quanto comodi da mangiare danno una spiccata sensazione di finto.

Non è cosi per le fette di Pan Piuma. Che mi è stato recapitato dentro una scatola del programma degustabox.

E’ un articolo che mi è arrivato a sorpresa, molto gradevole direi, prodotto da Arte Bianca, a Maghera in provincia di Venezia.
Si tratta di un pane morbidissimo, costelato da cereali, dal profumo e dal sapore naturali, bianchissimo e un po’ ristico nell’aspetto, gradevole nel gusto e nel profumo, completamente privo di crosta.
Stasera l’ho mangiato come accompagnamento ad un passato di zucca e carote e ad una fetta di tacchino panato.

Spero di trovarlo anche qua per poterlo acquistare, posto che su google viene segnalato ad € 1,89 per una confezioni di 400 grammi.

Quale voto:

Aspetto 7/10
Profumo 7/10
Consistenza 8/10
Gusto 8/10
Prezzo 6/10

Totale 36/50

 

Lo Zighinì di Africa – Roma

A Palermo non ce ne sono ed io li ho conosciuti nella mia occasionale frequentazione di Roma.
Mi riferisco ai ristoranti Eritrei, sempre ospitali e gustosi.

Quello che ho avuto modo di visitare più spesso è “Africa” in zona Termini.
Interessante in primis per il fatto che è vicino la Stazione ma non si trova nel carnaio commerciale ed industriale che questa rappresenta: lì tutto è un touch point di marketing, anche un tozzo di pane.

Invece entrando nel locale si trova un’atmosfera accogliente, sebbene un po’ buia, calda e confidenziale.
Arredato, come ci si aspetterebbe, in stile africano, adattato probabilmente al gusto europeo.


La scelta nel menu è ampia e gustosa. Di norma i piatti possono essere piccanti, l’avventore viene avvisato e guidato nella scelta del livello di invasione delle papille gustative.

Quasi sempre ordino con qualche amico lo Zighinì, che è un piatto tipico, unico, a base di carne, pesce o verdure, a seconda dei gusti, servito su crespelle acidule che servono da accompagnamento e da posate.
Si mangia rigorosamente con le mani!

Il servizio è familiare il prezzo conveniente.
Anche i dessert sono per chi ama i gusti incisivi: l’halwa a base di sesamo può essere davvero tanto zuccherino.

La valutazione: è da frequentare tutte le volte in cui è possibile!

Eccola:

Location, 6/10
Servizio, 6/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità, 8/10
Rapporto qualitá e prezzo, 8/10

Totale: 35/50

Me cumpari Turiddu – Catania

Sono con quattro amiche, ed una mi dice indicando un ingresso sulla strada giusto di fronte a noi “Andiamo là? Ci passo davanti quasi ogni giorno e a vederlo da fuori sembra buono”
Concordiamo tutte. Entrando la location è deliziosa: si tratta del Ristorante Bistro “Me cumpari Turiddu”, in Piazza Santo Spirito a Catania, con un arredo caratteristico e gradevole.

Il personale, sin da subito, è gentile e competente.
Ci viene rappresentata la possibilità di scegliere tra il ristorante, con una proposta articolata, e il bistrot, per pranzi veloci e leggeri.

Optiamo per il primo.

Il menu è vario ed interessante. E’ scritto in maniera curiosa e vivace.

Quasi tutte ordiniamo dalla sezione “padelle e pignate” una frittata a testa. Due commensali preferiscono le panelle con le crocchette (a Catania!) e altre due una provola grigliata.

Il servizio si conferma, come dall’ingresso, buono, il cibo è di qualità e ben trattato, le frittate alla zucca ed alle erbe sono deliziose. La provola è perfetta: ci sono ristoratori che esagerano nella grigliatura o che non insistono lasciando il formaggio sostanzialmente non cotto.


Le panelle sono gustose, le crocchette più morbide del necessario e predono un po’ di consistenza. Il sapore però è gradevole.

Il caffè finale non è da meno e una di noi acquista anche una marmellata: perchè sì, è possibile anche portar via qualche conserva o qualche dolce.

Il costo del pasto è stato più che sostenibile.

Molto interessante e consigliabile. Magari tornerò per provare l’offerta del ristorante.

Ecco un po’ la valutazione (buona)

Location, 8/10
Servizio, 8/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità, 8/10
Rapporto qualitá e prezzo, 8/10

Totale: 39/50

 

 

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