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Iò – EAT&GREET (Trapani)

Io, prima persona singolare. Iò, prima persona singolare. Apparentemente identici, profondamente diversi.
Il primo è un modo di essere. Il secondo è un modo di sentire. Ed in effetti, cambia il suono quando lo si dice, ma soprattutto, cambia l’atteggiamento di chi lo pronuncia.
Se l’io ha mille mila e più sfaccettature; iò si restringe. E nella maggior parte dei casi si alterna tra spavalderia ed assittamento in pizzo. E credo che sia questa la ragione per cui sono stata subito attratta dall’insegna del nuovo locale, inaugurato al centro storico di Trapani. Iò. Trapani –eat&greet. Ed alla prima occasione utile, che poi è sempre quella per far reunion tra amici, ho prenotato un tavolo.

Della serie: Iò e tu. In verità, noi eravamo più di dieci. Stile banchetto per citare il mio Amico P. E, faccio ammenda, nonostante fossimo in vergognoso ritardo siamo stati ugualmente bene accolti. Con un sorriso che sa di valore aggiunto, quindi.

Adesso, immaginate: Iò assittata in pizzo da iò. Che meraviglia! Forse, l’unica reale pecca è quella di esser in vetrina. Mi spiego: Si trova su strada da passeggio, con vetrate e n o r m i. Che se da un lato può incuriosire chi sta fuori, dall’altro imbarazza, in qualche modo, chi sta dentro. Un buon compromesso, potrebbe esser quello di tenere le tende scese, fino a metà. Lasciare gambe e piedi liberi, quindi. Esattamente, come liberi vengono lasciati i clienti di scomporre il proprio piatto.

Io l’ho fatto. Ho scomposto il mio EGG HAMBUGER. [voi non fatelo!] Io sono fatta cosi. Leggo e rileggo il menù. Mi consulto. Penso fino a che una cosa non la distruggo.

Poi, chiaramente tento la ricomposizione. A volte riesce, altre no.

Stavolta è riuscita. Al punto che lo considero il mio preteso per ritornare. Ed abbuffarmi compostamente.

La mia parafrasi in voti è la seguente:
Location 7,50/10
Servizio 9/10
Presentazione piatti 8/1O
Gusto e qualità 7,50/10
Rapporto qualitá e prezzo: 7,50/10

Totale 39.50/50

Rossana Campaniolo

210 Grammi (di Felicità) – Ristorante Trapani

Un uomo che ti porta a cena sa di felicità. Se poi è tuo fratello, quella felicità pesa esattamente 210 grammi (e mille mila). Che è anche il nome del posto che ha scelto, non a caso, ne sono certa, per festeggiare il mio compleanno. (Con un modestissimo ritardo di 45 giorni!).
Ma quando si vive lontani, le Reunion diventano fondamentali in qualsiasi momento (utile). E la costante è che quelle coccole abbiano effetto durevole fino alla prossima (di Reunion)!
Siamo a Trapani, in vacanza, e nel marasma di tanti turisti che riempiono la città, ci hanno accolto, con gentilezza e disponibilità, nonostante la nostra negligenza di prenotare.
Abbiamo con-diviso, perché con-dividere è cosa necessaria per menti e cuori allineati, un tagliere nazionale. Che ci ha emozionato -esattamente- come la nazionale del 2006 (semiCit.). Arrivatoci ai rigori, in qualche modo, visto la luuuunga attesa (prima pecca!).
Medio tempore ci siamo rallegrati sorseggiando del buon Taif, cantina Fina.
In un secondo momento, dalla terra ci siamo tuffati in mare. Più precisamente, spiaggiati su un letto di burrata con battuto di gambero rosso e perlage di acciughe. Con uova di salmone. Che è stato protagonista anche del secondo piatto di crudità, poggiato su dell’avocado.


Soddisfatti, ma con ancora un certo languorino abbiamo deciso di rispettare la tradizione della ‘torta di compleanno’ è così abbiamo ordinato una cheescake ai frutti di bosco, che il cameriere ha successivamente appellato con ‘FDB’, (seconda ed ultima pecca!!).
Qualche perplessità, seppur minima, ce l’abbiamo avuta, e per onestà intellettuale di chi scrive non poteva non esser raccontata. Ma è con la stessa onestà che vi suggerisco: e di porre l’attenzione su tutte le cose belle e buone di cui ho tenuto a rendervi partecipi e, soprattutto, di andare a provarle. Per credermi.

Ps. Se avete un fratello o sorella portateceli. E siate felici.

La mia parafrasi in voti è la seguente:
Location 9,50/10
Servizio 9/10
Presentazione piatti 8.5/10
Gusto e qualità 9/10
Rapporto qualitá e prezzo :8/10

Totale 44/50

Di Rossana Campaniolo

Kentia (Cefalù)

Sabato scorso sono stata invitata a pranzo da una mia amica che mi ha portata a Cefalù, una cittadina che tra storia e mare è tra le mie, e ho scoperto le sue, preferite.

La giornata è stata piacevole a prescindere, e sono rimasta abbacinata dall’affetto di questa giovane donna.
La sua risata e la sua intelligenza mi avrebbero fatto digerire anche i sassi, ma non ce n’è stato bisogno.

Kentia è in centro città ed offre uno spazio piuttosto vasto. La caratteristica principale della location è la grande terrazza sul mare. Ventilata, luminosa, ariosa, con un arredo moderno e curato. Questa già darebbe il senso di per sè per un passaggio, ma pensare di ridurre il ristorante alla sua affacciata sarebbe un grave errore.

Il servizio è stato ottimo: puntuale, attento, ma mai invadente.
Immediata la risposta alla chiamata. Nessun tipo di sbavatura.

E abbiamo mangiato bene.

Insieme abbiamo ordinato un antipasto che porta il nome del locale.
L’introduzione si è presentata come un piattone con un misto di pesce: sarde fritte “allinguate”, insalata di polpo, salmone e pesce spada affumicato. A questo sono stati aggiunti due classici involtini di melanzane.

Successivamente la mia amica ha ordinato il pesce spada alla messinese, molto morbido e ben condito. Io ho optato per un calamaro alla griglia. La semplicità del piatto non ha inficiato la sua bontà, nè la sua presentazione, davvero molto particolare, con un gioco di incastri delle chele con il corpo centrale.

Due caffè sono stati la degna conclusione.

Ha pagato la mia amica, ad occhio e croce so che ci siamo attestate intorno alle 25/28 euro a persona alla luce delle bevande: acqua e un calice di vino.

La valutazione è che ci ritornerò certamente.

Location, 8/10
Servizio, 7/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità, 7/10
Rapporto qualitá e prezzo, 7/10

Totale: 36/50

 

 

 

La gelatina in polvere Fabbri di Bologna e la rinascita della pasticceria (a casa mia)

Saranno stati anni che non preparavo dolci, soprattutto a questo ritmo!

Essere siciliana dona agio con la pasticceria, non c’è nessuna necessità di farla in casa. Si trova davvero ad ogni angolo di strada. Perchè sbattersi così tanto se poi basta allungare il passo e qualche euro?

Salvo che i miei nipoti hanno improvvisamente scoperto di essere intolleranti al glutine e, per evitare complicate ricerche zuccherate per negozi nei giorni natalizi, ho deciso di cimentarmi di nuovo, con un investimento di energie importante sull’argomento.

Non ricordavo quasi più nulla. Dovevo studiare! Ho dunque iniziato con qualche ricerca su internet.

Ho trovato tante informazioni, molto dispersive e per questo complicate e stavo per mandare tutto in malora, finché mi sono ritrovata tra le mani, un po’ per caso, la gelatina in polvere della Fabbri.

L’ho guardata da subito e a maggior ragione con grande sospetto.
Per me il processo chimico che trasforma un liquido in un dolce al cucchiaio è sempre stato un po’ ammantato di mistero, conseguentemente costellato di insicurezze nell’approccio e caratterizzato dalla rinuncia alla lunga.

Salvo che, unico caso mai visto, dentro la scatola era segnalata la presenza di un piccolo ricettario.
Mi sono fatta coraggio: ho comprato il prodotto e l’ho portato a casa.

Miracolo! Il piccolo vademecum ha fatto più del suo dovere ed affinato con immediatezza le mie antiche attitudini.


In breve sono stata capace di realizzare una panna cotta, mai tentata in vita mia, elaborare una variante alla fragola del classico tiramisù, servire una mousse di frutta, con una colata di sciroppo di arancia e ganache al cioccolato.

Tutto spiegato là, in modo estremamente chiaro.
La gelatina si è rivelata molto semplice da usare e mi ha assicurato dei risultati certi. Si incorpora immediatamente ed a secco in tutte le preparazioni. Niente impiastri, nessun pasticcio. L’uso è lineare e comprensibile.

Mi si è riaperto un mondo. Da grande farò la pasticcera!

Qualche voto (considerate che la gelatina deve essere insapore, la buona valutazione nasce da questo!)

Aspetto 7/10
Profumo 7/10
Consistenza 8/10
Gusto 8/10
Prezzo 6/10

Totale 36/50

Pan Piuma – prodotto da Arte Bianca di Marghera (Venezia)

Qualche giorno fa un mio amico ha messo il naso dentro una confezione di pane in cassetta di una nota marca: “Niente, in qualche maniera questi prodotti odorano sempre di alcol”.

Ed è vero: per quanto comodi da mangiare danno una spiccata sensazione di finto.

Non è cosi per le fette di Pan Piuma. Che mi è stato recapitato dentro una scatola del programma degustabox.

E’ un articolo che mi è arrivato a sorpresa, molto gradevole direi, prodotto da Arte Bianca, a Maghera in provincia di Venezia.
Si tratta di un pane morbidissimo, costelato da cereali, dal profumo e dal sapore naturali, bianchissimo e un po’ ristico nell’aspetto, gradevole nel gusto e nel profumo, completamente privo di crosta.
Stasera l’ho mangiato come accompagnamento ad un passato di zucca e carote e ad una fetta di tacchino panato.

Spero di trovarlo anche qua per poterlo acquistare, posto che su google viene segnalato ad € 1,89 per una confezioni di 400 grammi.

Quale voto:

Aspetto 7/10
Profumo 7/10
Consistenza 8/10
Gusto 8/10
Prezzo 6/10

Totale 36/50

 

Lo Zighinì di Africa – Roma

A Palermo non ce ne sono ed io li ho conosciuti nella mia occasionale frequentazione di Roma.
Mi riferisco ai ristoranti Eritrei, sempre ospitali e gustosi.

Quello che ho avuto modo di visitare più spesso è “Africa” in zona Termini.
Interessante in primis per il fatto che è vicino la Stazione ma non si trova nel carnaio commerciale ed industriale che questa rappresenta: lì tutto è un touch point di marketing, anche un tozzo di pane.

Invece entrando nel locale si trova un’atmosfera accogliente, sebbene un po’ buia, calda e confidenziale.
Arredato, come ci si aspetterebbe, in stile africano, adattato probabilmente al gusto europeo.


La scelta nel menu è ampia e gustosa. Di norma i piatti possono essere piccanti, l’avventore viene avvisato e guidato nella scelta del livello di invasione delle papille gustative.

Quasi sempre ordino con qualche amico lo Zighinì, che è un piatto tipico, unico, a base di carne, pesce o verdure, a seconda dei gusti, servito su crespelle acidule che servono da accompagnamento e da posate.
Si mangia rigorosamente con le mani!

Il servizio è familiare il prezzo conveniente.
Anche i dessert sono per chi ama i gusti incisivi: l’halwa a base di sesamo può essere davvero tanto zuccherino.

La valutazione: è da frequentare tutte le volte in cui è possibile!

Eccola:

Location, 6/10
Servizio, 6/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità, 8/10
Rapporto qualitá e prezzo, 8/10

Totale: 35/50

Me cumpari Turiddu – Catania

Sono con quattro amiche, ed una mi dice indicando un ingresso sulla strada giusto di fronte a noi “Andiamo là? Ci passo davanti quasi ogni giorno e a vederlo da fuori sembra buono”
Concordiamo tutte. Entrando la location è deliziosa: si tratta del Ristorante Bistro “Me cumpari Turiddu”, in Piazza Santo Spirito a Catania, con un arredo caratteristico e gradevole.

Il personale, sin da subito, è gentile e competente.
Ci viene rappresentata la possibilità di scegliere tra il ristorante, con una proposta articolata, e il bistrot, per pranzi veloci e leggeri.

Optiamo per il primo.

Il menu è vario ed interessante. E’ scritto in maniera curiosa e vivace.

Quasi tutte ordiniamo dalla sezione “padelle e pignate” una frittata a testa. Due commensali preferiscono le panelle con le crocchette (a Catania!) e altre due una provola grigliata.

Il servizio si conferma, come dall’ingresso, buono, il cibo è di qualità e ben trattato, le frittate alla zucca ed alle erbe sono deliziose. La provola è perfetta: ci sono ristoratori che esagerano nella grigliatura o che non insistono lasciando il formaggio sostanzialmente non cotto.


Le panelle sono gustose, le crocchette più morbide del necessario e predono un po’ di consistenza. Il sapore però è gradevole.

Il caffè finale non è da meno e una di noi acquista anche una marmellata: perchè sì, è possibile anche portar via qualche conserva o qualche dolce.

Il costo del pasto è stato più che sostenibile.

Molto interessante e consigliabile. Magari tornerò per provare l’offerta del ristorante.

Ecco un po’ la valutazione (buona)

Location, 8/10
Servizio, 8/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità, 8/10
Rapporto qualitá e prezzo, 8/10

Totale: 39/50

 

 

Salirosso – Trapani

“Trapani non sei tu, sono io!” è la relazione complicata che ho con la mia città natale, da 27 anni -orsono!
Lei mi accoglie. Io la difendo. Ogni volta. E quando litighiamo accade perchè io mi sento soffocare. E questo si ripete ogni mese di ottobre: Gli ultimi vacanzieri ripartono e Trapani va in letargo. Ed io mi sento mancare l’aria, giorno dopo giorno.

Il cinema. I reading. Le degustazioni. Sono le mie boccate d’ossigeno, sane e pure. Che voglio condividere con voi, assittati insieme a me.
È di giovedi, 23 Novembre, l’iniziativa “Il porco incontra il qualeddu”, ideata dai ristoratori di “Salirosso”, gioiellino nascosto in una delle viuzze storiche del centro della città. Serata-evento, che ha visto noi commensali-partecipanti-attivi.
Si, sono estasiata. E non solo perchè il giovedi lo preferisco, senza obiezione alcuna, al sabato sera. Ma tutto ciò che è nuovo mi attrae, ed agli accostamenti di sapori non resisto. Scelgo sempre di lasciarmi sorPrendere. E stavolta è andata bene! Nonostante il grande classico “Giovedì gnocchi”, io mi sono comunque sbrodolata con la fonduta di pecorino. Che è il massimo apprezzamento che potessi mostrare.

L’intenzione è quella di reinvintarsi ogni settimana qualcosa di invitante, ha confessato lo chef a fine serata. Io resto in attesa, quindi. Voi provate ad esserci, perchè iniziative simili vanno condivise, sUpportate e sOpportate -come ha ben fatto la mia Amica #mau, che di porco e qualeddu non ne aveva la benchè minima considerazione!

La mia parafrasi in voti è la seguente:

Location, 8.50/10
Servizio, 9.50/10
Presentazione piatti, 6/10
Gusto e qualità, 8/10
Rapporto qualitá e prezzo, 9/10 a menù fisso.

Totale: 41/50

Di Rossana Campaniolo

Loggia 66 Trapani

Se è vero, è vero lo è, che sui gusti non si può discutere, cosi come insegna il più usato proverbio latino” De gustibus non disputandum est”, io adesso dovrei smettere immediatamente di scrivere quello che sto per dirvi. Ma non posso, peccherei di onestà intellettuale. Quindi, continuo. In qualche modo azzardo, esattamente, come ho azzardato quando ho deciso di andare a cena, lo scorso sabato, da “Loggia 66” a Trapani, nonostante i pareri negativi di chi mi ha preceduta.

Che i gusti siano quasi totalmente insidacabili è verità che abbiamo giá detto, ma che ci siano dei palati non abituati a certi sapori è altrettanto vero. Indi, prima di denigrare toccherebbe assimilare la sostanziale differenza tra “Non è buono”- “Non mi piace”. Perchè, ad esempio -di pura fantasia nel caso specifico- se i ravioli farciti di ricotta adagiati su crema di carciofi sono acidi, questo è un problema prima del ristoratore, poi dello chef. Ma
se non riuscite ad apprezzare l’accostamento di taleggio alla zucca è una cosa del tutto personale. Vostra. E quando capita, anche mia.
Loggia 66, invece, ha smentito tutti e mi ha sorpreso! -letteralmente.
Era tutto buon-issimo. E questo mi ha resa felic-issima. I superlativi a distanza di giorni, non sono casuali ma indicativi. Insomma, ho mangiato bene e questo sicuramente mi ha soddisfatto, ma il tiramisù, imbevuto al punto giusto e servito in tazza, è stato il valore aggiunto. A completamento di un servizio garbato e puntuale.

Poi, rimango sempre un pò assittata in pizzo ed una cosa ai gestori voglio ribadirla: Non esagerate con le quantitá! Siete bravi. Ma il troppo storpia, si sa! E vedere ritirare i piatti con della roba rimasta non è cosa bella. Nè tanto più funzionale per voi, che in qualche modo, non agevolate alla degustazione di un menù completo.

A Trapani, la “Loggia” è il cuore pulsante della città ed io sono certa di tornare per nuovi salti -in padella!

La mia parafrasi in voti è la seguente:
Location 7,5/10
Servizio 9/10
Presentazione piatti 7.5/10
Gusto e qualità 8/10
Rapporto qualitá e prezzo :7.5/10

Totale 39.5/50

Di Rossana Campaniolo

Ristoro Santa Gemma – Roma

La Caput Mundi è caotica, si sa.

Ma se si hanno gli amici giusti allora si può trascorrere una serata davvero felice e fuori dal marasma cittadino.
Francesco è una di quelle rare persone che ti consentono di godere del Lazio, nel senso regionale del termine, glissando sulla quasi inevitabile visione romanocentrica della zona.

Così, una fredda sera di Febbraio, mi porta al “Ristoro Santa Gemma” che è in località Casalotti e rappresenta una specie di oasi di pace alimentare.

Il luogo è delizioso: intimo, accogliente, elegante ma anche alla portata di molti.
Ci accolgono su prenotazione e ci fanno subito accomodare.

Il Ristorante offre una serie di variazioni moderne dei classici abbinamenti della cucina italiana.
Nello specifico io scelgo di mangiare un piatto di “Cuori di Santa Gemma”, pasta ripiena ai gamberi, un hamburger di tonno, che si rivela essere una deliziosa tartare e un sufflè con il cuore di cioccolato.

Piatti sublimi, cortesia e precisione nel servizio.
E se vi dicessi che abbiamo speso 25 euro a testa?
Già. Ci valevano tutti.

Un po’ di voti:
Location 8/10
Servizio 7/10
Presentazione dei piatti 8/10
Gusto e qualità 8/10
Rapporto qualità prezzo 8/10

Totale: 39/50

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