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Il parto avvenne in macchina

Dieci anni fa. Domenica delle palme.
Entro in macchina di Ale, uno di quegli amici con cui ti vedi una volta ogni mille mai eppure è come se lo frequentassi ogni giorno: “Minchia siete sempre una camurria, assittate perennemente in pizzo!”

Ce l’aveva con la sua fidanzata per una discussione, ma quello fu lo spunto per spiegarmi che per lui le donne sono tutte pizzute.

Se cercate su Google cosa vuol dire, vi risulterà una pagina di siculopedia, chè di espressione isolana si tratta.
“Pizzuto/a (detto anche “assittato in pizzo”):
Individuo dal carattere puntiglioso, che non riesce a trattenessi dalle critiche su fatti, atteggiamenti e filosofie di vita altrui. Tale atteggiamento fa supporre che sia uso a sedersi sopra spigoli appuntiti e che ciò gli crei reazioni acidule nei confronti di tutto ciò che lo circonda, umani, animali oggetti o piante.”
(Trovate il tutto a questo link http://www.siculopedia.it/definizioni/item/121-pizzuto-alias-assittato-in-pizzo.html)

Camurrìa grazie a Montalbano lo sanno tutti che vuol dire “immensa rottura di scatole” quindi non mi dilungo con definizioni da dizionario.

Comunque sia, nella discussione che ne è seguita per chiarirgli che non era corretto fare di tutta l’erba un fascio e che le generalizzazioni non favoriscono le buone relazioni interpersonali, mi sono assittata così in pizzo, ma così in pizzo che lui ha concluso che: “Forse non tutte le donne sono assittate in pizzo, ma tu, cara mia, lo sei eccome”.

assittata

espressione di assittata in pizzo in macchina

Si dà il caso che, oltre ad essere pizzuta, lo ammetto, sono curiosa come una scimmia e ficco il naso un po’ dappertutto.
In quel periodo in particolare andava di moda il blogging ed ho scoperto che Alessandro scriveva su Splinder.
Una parola tira l’altra e nella mia pizzutaggine gli ho chiarito che, tra l’altro, avrei anche potuto avere più lettori di lui.

Fu così che nacque la prima versione di “Assittata in pizzo” su Splinder, l’altra mia identità, forse la più vera, la puntigliosa ma mai veramente seria.
Dopo la chiusura di Splinder il blog si è trasferito di sottodominio in sottodominio, per essere poi abbandonato, con conseguente perdita di tutte le stupidaggini che in tanti leggevano, nella convinzione che l’avvento dei social network avesse reso inutile esprimersi in questi spazi, su Facebook per esempio c’era già lo strumento della nota che poteva essere usato più o meno con la stessa finalità del post.

Però, a distanza di otto anni, sono certa che il social si presta più che altro alla comunicazione “mordi e fuggi” e che se anche non voglio ingozzarmi in grande stile con pranzi a più portate quali possono considerarsi i testi di saggistica contemporanea pubblicati nei portali specialistici, ogni tanto mi farei una piccola colazione al sacco di contenuti più o meno frivoli.
Insomma, piano piano, l’esigenza di qualcosa di più della condivisione di un messaggio di stato e qualcosa di meno di un articolo di giornale è tornata viva e con lei quella di assittarmi in pizzo sulla punta di un blog.

Ed eccoci qua, al 14 settembre 2016. Ricominciamo grazie all’amico mio, Ignazio Morici, che mi ha aiutata a realizzare un contenitore molto simile a quello primigenio e per questo perfetto specchio della mia (becera) anima.

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