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La strage delle infermiere

Per adesso sto vedendo su Netflix la serie Mad Men, tutta ambientata negli anni Sessanta e sto davvero sognando.
La trama in sè non è nulla di che, narra di una serie di pubblicitari, sostanzialmente infelici, in particolare il protagonista: vivono all’ombra dei miti del danaro, del successo, della carriera e del sesso facile, pur cercando di mantenere una facciata decorosa, insieme alle loro famiglie.

Quello che mi piace è l’ambientazione e la scenografia.
Tavoli, sedie, cuscini, fantasie, materiali, tutto mi riporta a quando ero bambina.
Sono del 1974 e il 1969 è solo a cinque anni di distanza dalla mia nascita.

Ho visto soprammobili che aveva a casa mia madre e che possedevano le mie nonne e ho rivissuto eventi che hanno fatto epoca come l’elezione e l’assassinio di Kennedy o l’atterraggio sulla luna.

Sconoscevo un solo fatto tra quelli raccontati fino ad ora – sono alla quarta serie –  la strage delle infermiere.

Il 13 Luglio 1966 nove ragazze,  appunto della scuola di infermiere di Chicago, vennero intrappolate ed uccise con una tecnica da stillicidio crudele, da un certo  Richard Speck, detto Dick, marinaio disoccupato odiato e rifiutato dalla madre, dalla moglie, dalla sorella.

Solatamente una si salvò, Corazon che semplicemente si nascose sotto ad un letto.

Dick, tutto sommato, per quanto imbufalito era per sempre un uomo e davanti a tante donne perse il conto.

 

Chi non conosce Nenè?

Mentre voi parlate di quanto vi mancherà Andrea Camilleri, il papà di Montalbano, io non faccio altro che pensare a Nenè.
Non lo conoscete? Eppure è l’anima giovane del maestro, chè quello era il suo soprannome da ragazzo.

E’ il protagonista di “La Pensione Eva” un romanzo del 2006, ambientato nella sonnacchiosa Vigata che verso la fine degli anni Trenta si prepara inconsapevole alla seconda guerra mondiale.
Un paesino le cui fantasie girano tutte intorno  questa villetta, deserta di giorno e affollatissima la notte, specie di compaesani che vanno a cercare conforto spirituale e soprattutto materiale dalle sei buttane della zona.

Prima che Nenè capisca che il posto non è cosa da viandanti, passerà metà del romanzo e comunque lo capirà solo dopo che sua cugina Angela lo avrà un poco svezzato.
Però, finalmente svelato il mistero, riesce ad intrufolarsi più come amico che come cliente, nella vita delle donne della casa di piacere ed ognuna si rivela essere una storia, uno scrigno di delusioni e desideri.

Camilleri dice :«Quanto scritto intende essere semplicemente una vacanza narrativa che mi sono voluto pigliare nell’imminenza degli ottanta anni.» ed aggiunge poco dopo: «Desidero avvertire che il racconto non è autobiografico, anche se ho prestato al mio protagonista il diminutivo col quale mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici. È autentico il contesto. E la pensione Eva è veramente esistita…».

Ma chi ci crede che l’affare non lo riguardi?
Io no, perchè per trasmettere quella felicità triste devi averla in qualche modo vissuta.

Gli allittrati vedono in questa opera un romanzo di formazione e una citazione di Gabriel Garcia Marquez e di “Memoria delle mie puttane tristi”, edito giusto nel 2004.
Io ci vedo Andrea Camilleri al di là di quello che lo ha reso famoso, nella sua essenza più vera.

Oggi più che mai leggerlo è balsamico.

 

Datterino – Messina

Non è un segreto per nessuno che non mi piacciono i “ristoranti barconi”.
Quelli grandissimi, spesso per famiglie, con un approccio per verti versi “industriale” alla clientela.

Siccome si sa che è l’eccezione che conferma la regola, non ho nessun problema a dire che a Messina esiste un posto che smentisce categoricamente questa mia idiosincrasia, sebbene si inscriva nel genere.

Si tratta di “Datterino” – ristorante pizzeria che si trova in centro, in Via San Martino.
Mi è piaciuto talmente che ci sono andata ben due volte in una settimana.

Buone le pizze, buoni gli antipasti, buoni i taglieri, di cui sono appassionata e che per questo non mi sono fatta mancare, con scelta tra tre offerte.


I dolci sembrano non essere il punto forte del locale, tuttavia non si può avere sempre la perfezione.

Ad ogni modo la location è molto moderna, nonostante ciò non risulta fredda.
Il servizio è veloce e cordiale, senza nessuna sbavatura, adatto a questo tipo di ristorazione.

La prima volta sono andata da sola con un’amica. E poi siamo stati raggiunti da altri due commensali vegetariani che hanno confermato la bontà anche della cucina per cui hanno preferenza.
La seconda con un’ intera comitiva, confermando l’ impressione.

Il locale è sempre affollatissimo, conviene prenotare.

I conoscenti messinesi me lo hanno indicato come se fosse un po’ più caro degli altri, ma non si discosta così tanto dalle medie di altri ristoranti di categoria in altre città

I miei voti:

Location 6/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualitá e prezzo: 6/10

Totale 32/50

 

Super Host. Un’espressione priva di significato di Airbnb

Girando per la Sicilia è inevitabile assumere una decisione: prendere un appartamento attraverso Airbnb.
Stare fuori per una settimana a realizzare un’iniziativa culturale mi mostra una scelta simile piena di buon senso per evitare di cenare ogni sera al ristorante, evenienza dispendiosa e non troppo salutare.

Mi trovo così in un luogo che mi è stato prenotato da terzi.
Ci alloggio con un mio amico, con cui dovrei svolgere delle attività.

E’ a Messina, vicino la piazza principale della città: “Cairoli Guest House”

Il posto, a rivedere oggi la scheda, è presentato come un mini appartamento dove è possibile alloggiare in quattro, scaldare delle vivande, dove non è consentito l’accesso agli esterni, e che deve essere riconsegnato nelle stesse condizioni in cui è stato lasciato.

Non ho idea di queste norme, segnalate sul sito, proprio perchè non ho prenotato io.
Tuttavia ho alloggiato diverse volte in appartamenti concessi con questo sistema e per questo non sono preoccupata, immagino sia sufficiente parlare con l’Host all’atto dell’ingresso.

Ad ogni modo entrando il posto sembra carino, certo un po’ striminzito.
A cominciare dal fatto che in quattro no, non si potrebbe certamente stare.
La struttura ha una camera da letto completa di arredo, ma l’altra stanza è totalmente priva di suppellettili e ha solo un letto alla francese.
Forse è adatto ad una famiglia con uno al massimo due bambini, e piccoli, ma non si tratta di un alloggio con quattro posti.

Le donne che gestiscono l’appartamento impiegano tre ore a mostrarmi il soggiorno, e l’ubicazione rispetto al centro città, più che altro perchè una delle due ha difficoltà a compilare la ricevuta.
Io così ho tutto il tempo di dichiarare in maniera esplicita, e pongo attenzione a farlo chiaramente, che io e la persona che vivrà con me ceneremo in casa, e che faremo cenare con noi altri colleghi di lavoro.
Non mi viene mossa nessuna obiezione, anzi mi viene mostrato l’uso dei fornelli.

Le “Super Host” vanno via e io vado a far pipì.
E lì scopro un altro inconveniente: il bagno, dichiarato come “uno”, è suddiviso in due mezzi ambienti.
Uno ha doccia e lavandino, che affaccia solo nella stanza dove dormirò io, quello con il letto ad una piazza e mezzo, uno ha lavandino, bidet e water.

Mentre le “regole” sono ben indicate sul sito, me ne accerto una volta tornata a casa, questa condizione non è dichiarata nella scheda dell’appartamento, esattamente come non è segnalata la situazione della seconda camera da letto, un po’ claustrofobica.

Prima dell’arrivo del mio amico, che mi raggiunge la sera dopo, un messaggio mi chiede se va tutto bene, rispondo “meravigliosamente”.   Certo stare lì da sola è facilissimo.

Inizia poi invece una settimana difficile: il bagno diviso e le suppellettili insufficienti, evidentemente volutamente inadeguate ad usufruire della cucina, rendono tutto molto complicato.
Il mio compagno di casa, se vorrà fare una doccia, dovrà passare per la mia stanza.
Immagino che si evinca quanto questa impostazione sia scomoda e poco praticabile.
E’ impossibile tagliare un solo alimento con posate che non prevedono questa opzione.
Provate voi ad affettare un finocchio o sbucciare un’arancia con un coltello farlocco!

Inoltre non comprendiamo come regolarci con la spazzatura.
Chiediamo informazioni ad alcuni amici locali che ci dicono che il conferimento è regolamentato, ma a noi viene impossibile effettuarlo perchè ci sono dei lavori intorno ai cassonetti di zona e siamo privi di automobile con cui spostarci.

Contrariamente ai tanti altri appartamenti visitati in Italia, questo non ha le regole della casa esposte da nessuna parte e noi non abbiamo tempo e modo di chiedere, stiamo in piena attività organizzativa, nè veniamo più contattati in generale, e per questo decidiamo di lasciare un sacco di rifiuti accanto al secchio della cucina.

Andiamo via effettuando il check- out semplicemente, come da indicazioni, lasciando le chiavi sul tavolo.

Passano due giorni e riceviamo un messaggio via sito dalle “Super Host” per il mancato rispetto delle regole, tutte.
In particolar modo abbiamo lasciato la casa sporca: “con il pavimento pieno di pelucchi” e “il tappetino della doccia macchiato”.
Ovviamente il punto è la richiesta di un contributo  aggiuntivo di 30 euro, rispetto a quanto pattuito e saldato, per la pulizia della casa.

Accettiamo, pur nella consapevolezza del fatto che il posto sia scomodissimo e non abbia le regole affisse e condivise dentro l’appartamento, e che c’è qualche pecca informativa alla base
Privatamente avviso una delle Host, di cui mi ritrovo il cellulare, che il luogo è risultato inadeguato alle nostre necessità ma che non ne faremo menzione su Airbnb per evitare di intaccarne la reputazione, visto che comprendiamo che gliela mettono tutta nel gestire l’attività.

Ci impieghiamo due giorni ad effettuare il pagamento, per una ragione meramente tecnica, le avvisiamo di questo da subito. Eppure nelle 48 ore veniamo contattati tre volte per la faccenda, in maniera insistente e un po’ scortese.

Saldiamo, un po’ esasperati e fermi nell’intenzione di non volere più avere loro notizie.

All’ultima scadenza possibile, scopriamo tuttavia che le “Super Host” hanno ritenuto di effettuare una recensione negativa agli “ospiti”.

Inevitabile sorge in me la necessità di raccontare e di rappresentare il suono dell’altra campana: la mia.
Questo nella considerazione del fatto che tra i tanti viaggi, appartamenti, luoghi abitati, mai mi è occorso di stare in un posto, sì forse ben tenuto come altri, ma non di così grande qualità, comunque non correttamente descritto e che patisce forse di una certa inesperienza nella gestione.

Ecco la ragione di questo post.

Chiarisco che credo che, in generale, i Super Host non debbano effettuare un super servizio, perchè l’affitto di un appartamento non lo è e non può esserlo.
Penso però che debbano essere super sinceri sulle condizioni degli alloggi e super chiari nel dare e lasciare le informazioni, come le regole della casa, o quelle utili alla sua gestione, invece che una pletora di inutili indicazioni sui ristoranti dove mangiare. Credo inoltre i Super Host debbano super comprendere che se chi usufruisce di questi servizi non volesse usare la cucina, e volesse ripulire tutto per lasciare ogni angolo anche più lindo di come lo aveva trovato, semplicemente prenoterebbe un albergo.

Ed è quello che farò se tornerò a Messina.

Ah, credo anche che Airbnb dovrebbe avere parametri stringenti per definire un Super Host… perchè evidentemente non li ha.

Location 3/10
Servizio 4/10
Ubicazione 6/10
Pulizia 6/10
Rapporto qualitá e prezzo: 4/10

Totale 23/50

 

Le stanze del sole. Ospitalità a Ragusa

Stare a Ragusa è sempre un’esperienza felice per me. Lo è stata anche questa volta.
Ho passato quattro giorni durante i quali ho lavorato tanto, ma non mi è pesato perchè ho incontrato persone splendide e ho riposato in un luogo abbastanza confortevole: Le Stanze del Sole

Si tratta di un bed and breakfast molto ben tenuto.
Gradevole esteticamente, molto curato e confortevole.

E’ gestito da una signora gentile e professionale.
Di sera rientravo sempre molto stanca e consapevole che il giorno dopo avrei dovuto affrontare alcune attività sfidanti, su cui stare molto concentrata, ma dopo il mio primo risveglio lì ho avuto una certezza: la meravigliosa colazione mi avrebbe ricaricata ogni mattina.
Sembra secondario, invece è stato importante. Soprattutto perchè non sono andata in città a fare una vacanza.

La signora ti coccola un po’: trovi tanti tipi di biscotti e di brioches, frutta secca e succhi.
Immancabilmente ti offre caffè e thè e sa fare anche il cappuccino.

Mi sono sentita in un luogo dove potere ricaricare le energie e ripartire bene ogni giorno.

Le uniche pecche sono state un piccolo fraintendimento relativo ad una delle nostre prenotazioni e la ripidità della scala interna, come di quella esterna necessaria da attraversare per arrivare in via Diaz, da dove è possibile raggiungere il centro città.
Ma le salite impegnative sono anche un po’ tipiche della zona.

Location 6/10
Servizio 7/10
Ubicazione 6/10
Pulizia 8/10
Rapporto qualitá e prezzo: 7/10

Totale 34/50

Nostos B&B e Loft a Siracusa

Siracusa è bella.
E’ la città probabilmente più greca di tutta la Sicilia.
I suoi abitanti lo sono anche, dichiaratamente e manifestamente: nel comportamento, nella parola, nel modo di intendere la vita.

Il panellenismo siracusano permea anche chi va a visitare la città. E’ inevitabile.
Si viene integrati dall’ambiente, dalla sua cultura, dalla sua percezione della vita quasi a farne parte da sempre.

E’ per questo che sono rimasta molto stupita quando sono entrata nel loft che ha il nome greco per eccellenza: “Nostos”, ritorno, casa.  Cosa di più contestualizzato di un alloggio che si chiama così?
Quanto ellenismo c’era da aspettarsi!

Invece mi sono trovata in un ambiente di design ultra moderno.

L’appartamento, monoblocco, ad unico livello, comprende tutto: la zona notte, la zona soggiorno, un bagno particolarmente confortevole, la zona pranzo con possibilità di cucinare.

L’arredamento, elegante e particolare, gioca con la bicromia bianco e nero, ma non stanca. Pur essendo contemporaneo, tiene in considerazione la necessaria accoglienza per chi rientra stanco da una giornata intensa e, oltre che di cose belle, ha bisogno di comodità: una doccia calda, ampia e rilassante, un letto confortevole, una cucina funzionale e utile.

Gli appartamenti, insieme ad un intero piano dedicato ai servizi di Bed and Breakfast, si trovano anche in una posizione strategica tra gli arrivi della stazione dei treni e dei bus, e l’inizio del ponte che porta ad Ortigia, in quel tratto di Corso Umberto all’altezza del quale basta uscire per ritrovarsi tra svariati locali che offrono tante possibilità per cenare e passare la serata.

Pochissimi gli svantaggi: l’assenza della colazione, comunque possibile con una integrazione pecuniaria o, in alternativa possibile presso i bar storici a meno di 10 metri dal portone di ingresso, le scale da fare per raggiungere gli appartamenti al terzo piano senza ascensore.

Location 7/10
Servizio 6/10
Ubicazione 8/10
Pulizia 8/10
Rapporto qualitá e prezzo: 7/10

Totale 36/50

La grande mostra su Antonello da Messina a Palermo

E’ troppo da snob affermare che ciascuno ha la sua religione?
Ed è ancora peggio dire che se ne può professare più di una anche contemporaneamente?
Non credo non si sia capito che la mia principale confessione è la tutela dei diritti umani.
Si sposa, del resto, perfettamente con il mio assittamento, perchè porta alla reazione dove c’è violazione.

Tuttavia professo un’altra fede: la passione per l’arte.
Che io sono una convinta per davvero che la bellezza salverà il mondo.
E’ per questo che di tanto in tanto vado in pellegrinaggio, qua e là, il naso in sù e mi beo della magnificenza divina delle opere, frutto di intelletto , cuore, passione e nude mani, con una transustanzazione che ne determina la sacralità.

Del resto non mi sono nemmeno risparmiata un unico episodio, vivido nella mia memoria, di sindrome di Stendhal.

Comunque sia una delle mie mete di introspezione più profonda è Cefalù. Comprenderne la ragione mi sembra abbastanza intuitivo.


Ogni tanto mi è necessario entrare al Museo Mandralisca e sedermi lì, di fronte al “Ritratto d’Uomo” di Antonello da Messina e semplicemente rimanere in assorta contemplazione. Non è questa una forma di preghiera?

E’ per questo che ho accettato di buon grado di accompagnare la mia amica Cristina alla mostra su Antonello da Messina, attualmente in atto a Palazzo Abbatellis.
Ho rivisto vecchi amici, come l’Annunciata, e ho potuto osservare poche opere mai viste prima nella mia vita.

Una Crocifissione proveniente dal Museo Nazionale Brukenthal Sibiu e una tavoletta con l’Hecce Homo e San Gerolamo. Questa, in particolare, ha colpito la mia fantasia. Piccolissima, un santino ligneo double face in sostanza, è consumata dai baci del devoto.

Dagli Uffizi proviene il trittico con la Madonna con Bambino, San Giovanni Battista e San Benedetto e dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia il Ritratto di giovane gentiluomo.

Un’esperienza unica. Da cogliere, anche più volte, entro il 10 Febbraio.

Carnosi taglieri a confronto (a Palermo)

Per alcuni anni ho frequentato a Palermo un posto chiamato “Mango Pub”. Lo avevo scoperto entrandoci per caso una volta che il locale vicino, dove volevo effettivamente andare, non aveva posto a sedere.
Mi è sempre piaciuto perchè essenzialmente presentava in maniera totalmente distonica sia prodotti irlandesi che indiani. Soprattutto mi appassionava il cheese nan e quindi ci tornavo, di tanto in tanto.

Un giorno, convinta di andare là a mangiare l’ennesimo pollo tandoori, mi sono praticamente ritrovata in un altro posto. Medesimi proprietari ma intendimento del tutto diverso, il “Dortmud Platz”, sostituisce il vecchio concept, e presenta essenzialmente cucina tedesca e dei buonissimi taglieri di carne.

Tagliere al Dortmund Plaza

In cosa consistono? In una enorme grigliata di carni diverse, bianche e rosse, la cui centralità è data all’angus, accompagnate da patatine fritte.
Il tutto ad un modico prezzo fisso di 12 euro, il cibo è completato da una birretta o da altra bevanda inclusa.
Unire uno strudel è gioco facile per avere una cena praticamente luculliana per un costo intorno a complessivi 15 euro.
Un servizio familiare, non perfetto, ma molto cortese e un’ambientazione rustica, rendono tutto molto attraente.

Ecco i voti:

Location 6/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 6/10
Gusto e qualità 8/10
Rapporto qualitá e prezzo: 9/10

Totale 35/50

Qualche giorno fa però tornando a casa mi sono imbattuta davanti ad una insegna: “Mastro Birraio. Nuova apertura”.
Vicinissimo a dove abito non è stato possibile non andarci e ci ho letteralmente trascinato un amico.
Dall’esterno il locale sembra molto bello, e a dire il vero anche dalle foto su internet.
Salvo che entrando si riscontra come sia tutto praticamente di plastica. Tavolini da bar esterno, sedie dal colore delicato ma finte come una moneta da tre euro.

L’ambiente è buio e un po’ freddo, nel senso che proprio mancano i riscaldamenti.
Il personale tuttavia è gentilissimo e molto affabile.

Anche qui è possibile ordinare un tagliere a prezzo fisso con bevanda.
La grigliata è la medesima trovata al Dortmund, mancante però giusto del pezzo forte dell’angus, sostituito invece da una insalata. Il prezzo inoltre è più alto: 15 euro.

Tagliere da Mastro Birraio

Da rilevare una vastissima offerta di alcolici: tra la bassa temperatura e la pancia comunque molto piena, un Amaro del Capo ha avuto il suo perchè.

Voti

Location 5/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 6/10
Gusto e qualità 6/10
Rapporto qualitá e prezzo: 8/10

Totale 31/50

Don Carmelo a Palermo

Non ho nessun problema ad ammettere che mi assetto in pizzo soprattutto quando devo mangiare fuori.
Rompo le scatole su un sacco di cose: il cibo, il posto, il cameriere che se mi fa antipatia povero lui, il chiasso, il silenzio, la compagnia. Sono una vera rottura.

Tuttavia alla fine vengo a patti con l’umana natura dei gestori e dei professionisti del settore e con la mia. Quindi dopo un lungo negoziato tra me e me accetto che il posto possa anche non essere perfettamente confacente ai miei gusti e alle mie necessità

Il luogo per antonomasia con cui non riesco (quasi) mai a negoziare è però la tipica pizzeria per famiglie con 300 posti a sedere. Praticamente un girone dell’inferno dantesco per quelle che sono le convinzioni su ciò che voglio quando esco fuori casa per pranzare o cenare.

Sto quindi attenta a non cascare nella trappola di qualche invito da parte di qualche amico che non ha la mia stessa paturnia. La scorsa settimana invece mi ci sono ritrovata in pieno: mi hanno convinta ad andare a mangiare una pizza da Don Carmelo a Palermo.

Siamo in otto e arriviamo a spizzichi e bocconi. Il primo gruppo da quattro, di cui faccio parte io, si accomoda in attesa degli altri.
Lo spazio è sconfinato. Ben arredato ma c’è freddo.  Il nostro tavolo è preparato accanto ad uno di una quindicina di persone. Siamo praticamente attaccati. Così tanto che se io mi giro sento le spalle della persona che sta dietro di me. Tutto questo mentre un altro tavolo di simile capienza, lì nei pressi, che resta vuoto per tutta la sera e quindi non è prenotato, è a disposizione.

I primi commensali chiedono, in attesa degli altri, di potere piluccare qualche fritto. Il cameriere che prende la comanda non comprende esattamente che cosa vogliamo finchè io capisco e gli leggo per esteso il nome del piatto del menu a cui ci riferiamo e recito: “Un frittino misto per quattro persone, per favore”

Arrivano così, veloci e buonissimi, degli antipasti classici siciliani, molto ben presentati.
In piccole cassette di legno. Molto pittoresche. Calde, e di ottimo sapore.

Arrivano gli altri e si completano le ordinazioni. Il menu è molto ricco di pizze suddivise per categorie. Io e il mio vicino decidiamo di prenderne due differenti e di scambiarcene metà ciascuna, per assaggiarle.

Lui ordina un “cannolo”, preparazione dalla forma caratteristica con pesto di zucchine, burratina e speck, io una più elaborata “bomba esplosiva”, una elaborazione definita gourmet, con tanto di fonduta di formaggi.
Quando arrivano la forma e l’aspetto di entrambe  sono interessantissimi.

All’assaggio la delusione è quindi più cocente.
Gli impasti sono buoni, ma la pizza cannolo è completamente insipida, a dispetto dello speck, di contro la pizza bomba è così carica di ingredienti che fuoriescono da questa sfera  ripiena, che non si capisce il senso principale del piatto.

Il caos di bambini vocianti, un servizio dove è necessario sollecitare una birra richiesta in ritardo e un trattamento non al massimo della cortesia e della professionalità  mi confermano che in questi posti così “industriali”, dove si presenta tantissima gente, la cura del commensale è più che altro una faccenda da catena di montaggio.

E questo mi fa una tristezza che penso sia meglio evitare.

Dare poi 20 euro a cranio per tutto questo, è accettabile solo a partire dalla considerazione che, tutto sommato, la pancia è piena.

I miei voti:

Location 5/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 8/10
Gusto e qualità 4/10
Rapporto qualitá e prezzo: 5/10

Totale 29/50

 

Il Bistrò del Teatro Massimo

Un mio amico mi chiama: “Stasera ti porto in un posto molto particolare, il Bistrò del Teatro Massimo”
Io: “Ah, sì, ci sono stata per una merendina, ma ha dei prezzi elevati”
Amico: “Sì ma noi facciamo l’apericena che ha dei costi un po’  più contenuti anche se le porzioni,ti avviso, sono da novelle cousine”
Io: “Pazienza, se avremo ancora fame andremo a mangiare una pizza ahahahahah”

Arriviamo all’orario  prestabilito della prenotazione, in tre come preannunciato.
Veniamo accolti immediatamente, con cortesia e professionalità, e diretti ad un tavolo da quattro, affinchè si stia più comodi, con più spazio a disposizione.

La cameriera registra le ordinazioni, rivolgendosi naturalmente anche alla terza commensale.
Il mio amico: “La signora è straniera”, e le traduce in francese quello che le viene chiesto affinchè possa scegliere ciò che le aggrada dal menu.

Io e il mio amico optiamo per un piatto a base di anatra con contorno di verdurine, io domando un calice di “Sirah”, il mio amico uno di “Nero d’Avola”, la nostra terza commensale un piatto di bucatini con broccoli “arriminati” e, mentre respiro e conto fino a cento per portare pazienza, una tazza di milk and coffee come accompagnamento.

Arriva tutto in relativamente poco tempo.

La cameriera per il servizio si rivolge alla terza commensale, nuovamente in italiano, e noi lì ancora a specificare che dovevamo tradurre.
I piatti sono ben fatti, per ingannare sulla porzione, le stoviglie sono più piccole di quelle standard.

Servono il milk and coffee e portano i calici già riempiti e senza assaggio e li porgono a ciascuno d noi.

Avvicino il vino alla bocca e non riconosco il Sirah. Imputo l’evenienza al fatto di non essere una degustatrice appassionata, ma lo segnalo al mio amico, che mi fa assaggiare il suo. La conclusione è che i due calici sono talmente simili da ragionevolmente potere pensare che siano pressocchè la medesima cosa. Del resto non è possibile verificare poichè non abbiamo visto le bottiglie.

Mentre gustiamo l’unico piatto ordinato, veniamo avvicinati più e più volte dal personale per sapere “se è tutto di nostro gradimento”. Una frequenza di circa una richiesta di informazioni ogni quindici minuti, anche alla terza commensale, sebbene sempre in italiano.

Tra una chiacchiera e l’altra, vado al bagno. Lì vivo una esperienza decisamente da dimenticare dal punto di vista igienico, talmente sgradevole da non controbilanciare la bellezza delle aree destinate ai pasti, molto affascinanti perchè interne al Teatro.

Spendiamo una sessantina di euro. Il cibo è buono, ma non giustifica il prezzo, immagino legato ad una location così importante.

Tuttavia un contesto così prestigioso presuppone un servizio più adeguato, attento ma non ossessivo, preciso nella mescita delle bevande, preparato a commensali stranieri, e una maggiore cura delle aree di servizio come il bagno.

Tornerei? No. A meno che la scelta non dipendesse da me.

I miei voti:

Location 6/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 7/1O
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualitá e prezzo: 6/10

Totale 31/50

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