La casa de papel – La casa di carta

Sin da quando nei promo di Netflix sono apparsi quei figuri mascherati ne ho provato quasi repulsione.
Non mi piacevano e per questo non mi interessavano.

Ma la settimana scorsa un mio collega mi ha detto che mi stavo perdendo una gran cosa e che quella “Tokyo è tropo figa.”

E sia, ho avviato la prima puntata della prima serie.

Non c’è nulla di nuovo nella sceneggiatura che racconta di un gruppo di sconosciuti che vuole organizzare e realizzare il colpo del secolo. Nè vi è nulla di nuovo nel fatto che l’amore fra alcuni personaggi complichi la trama.

Il personaggio di Toky, per tutti centrale e attraente, resta ai miei occhi la parafrasi di una donna irrisolta.
Le invidio, a parte il fisico – ma non il volto – il toy boy, forse perchè nella mia vita me ne sono fatti scappare un paio.

Per il resto è solo la vicenda di qualche sfigato, con un filone sulla Sindrome di Stoccolma, la cui voce narrante, con quel tono costantemente emergenziale, non cattura.

Non credo che vedrò la terza serie.

 

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