Chi non conosce Nenè?

Mentre voi parlate di quanto vi mancherà Andrea Camilleri, il papà di Montalbano, io non faccio altro che pensare a Nenè.
Non lo conoscete? Eppure è l’anima giovane del maestro, chè quello era il suo soprannome da ragazzo.

E’ il protagonista di “La Pensione Eva” un romanzo del 2006, ambientato nella sonnacchiosa Vigata che verso la fine degli anni Trenta si prepara inconsapevole alla seconda guerra mondiale.
Un paesino le cui fantasie girano tutte intorno  questa villetta, deserta di giorno e affollatissima la notte, specie di compaesani che vanno a cercare conforto spirituale e soprattutto materiale dalle sei buttane della zona.

Prima che Nenè capisca che il posto non è cosa da viandanti, passerà metà del romanzo e comunque lo capirà solo dopo che sua cugina Angela lo avrà un poco svezzato.
Però, finalmente svelato il mistero, riesce ad intrufolarsi più come amico che come cliente, nella vita delle donne della casa di piacere ed ognuna si rivela essere una storia, uno scrigno di delusioni e desideri.

Camilleri dice :«Quanto scritto intende essere semplicemente una vacanza narrativa che mi sono voluto pigliare nell’imminenza degli ottanta anni.» ed aggiunge poco dopo: «Desidero avvertire che il racconto non è autobiografico, anche se ho prestato al mio protagonista il diminutivo col quale mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici. È autentico il contesto. E la pensione Eva è veramente esistita…».

Ma chi ci crede che l’affare non lo riguardi?
Io no, perchè per trasmettere quella felicità triste devi averla in qualche modo vissuta.

Gli allittrati vedono in questa opera un romanzo di formazione e una citazione di Gabriel Garcia Marquez e di “Memoria delle mie puttane tristi”, edito giusto nel 2004.
Io ci vedo Andrea Camilleri al di là di quello che lo ha reso famoso, nella sua essenza più vera.

Oggi più che mai leggerlo è balsamico.

 

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