Il Bistrò del Teatro Massimo

Un mio amico mi chiama: “Stasera ti porto in un posto molto particolare, il Bistrò del Teatro Massimo”
Io: “Ah, sì, ci sono stata per una merendina, ma ha dei prezzi elevati”
Amico: “Sì ma noi facciamo l’apericena che ha dei costi un po’  più contenuti anche se le porzioni,ti avviso, sono da novelle cousine”
Io: “Pazienza, se avremo ancora fame andremo a mangiare una pizza ahahahahah”

Arriviamo all’orario  prestabilito della prenotazione, in tre come preannunciato.
Veniamo accolti immediatamente, con cortesia e professionalità, e diretti ad un tavolo da quattro, affinchè si stia più comodi, con più spazio a disposizione.

La cameriera registra le ordinazioni, rivolgendosi naturalmente anche alla terza commensale.
Il mio amico: “La signora è straniera”, e le traduce in francese quello che le viene chiesto affinchè possa scegliere ciò che le aggrada dal menu.

Io e il mio amico optiamo per un piatto a base di anatra con contorno di verdurine, io domando un calice di “Sirah”, il mio amico uno di “Nero d’Avola”, la nostra terza commensale un piatto di bucatini con broccoli “arriminati” e, mentre respiro e conto fino a cento per portare pazienza, una tazza di milk and coffee come accompagnamento.

Arriva tutto in relativamente poco tempo.

La cameriera per il servizio si rivolge alla terza commensale, nuovamente in italiano, e noi lì ancora a specificare che dovevamo tradurre.
I piatti sono ben fatti, per ingannare sulla porzione, le stoviglie sono più piccole di quelle standard.

Servono il milk and coffee e portano i calici già riempiti e senza assaggio e li porgono a ciascuno d noi.

Avvicino il vino alla bocca e non riconosco il Sirah. Imputo l’evenienza al fatto di non essere una degustatrice appassionata, ma lo segnalo al mio amico, che mi fa assaggiare il suo. La conclusione è che i due calici sono talmente simili da ragionevolmente potere pensare che siano pressocchè la medesima cosa. Del resto non è possibile verificare poichè non abbiamo visto le bottiglie.

Mentre gustiamo l’unico piatto ordinato, veniamo avvicinati più e più volte dal personale per sapere “se è tutto di nostro gradimento”. Una frequenza di circa una richiesta di informazioni ogni quindici minuti, anche alla terza commensale, sebbene sempre in italiano.

Tra una chiacchiera e l’altra, vado al bagno. Lì vivo una esperienza decisamente da dimenticare dal punto di vista igienico, talmente sgradevole da non controbilanciare la bellezza delle aree destinate ai pasti, molto affascinanti perchè interne al Teatro.

Spendiamo una sessantina di euro. Il cibo è buono, ma non giustifica il prezzo, immagino legato ad una location così importante.

Tuttavia un contesto così prestigioso presuppone un servizio più adeguato, attento ma non ossessivo, preciso nella mescita delle bevande, preparato a commensali stranieri, e una maggiore cura delle aree di servizio come il bagno.

Tornerei? No. A meno che la scelta non dipendesse da me.

I miei voti:

Location 6/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 7/1O
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualitá e prezzo: 6/10

Totale 31/50

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