La grande mostra su Antonello da Messina a Palermo

E’ troppo da snob affermare che ciascuno ha la sua religione?
Ed è ancora peggio dire che se ne può professare più di una anche contemporaneamente?
Non credo non si sia capito che la mia principale confessione è la tutela dei diritti umani.
Si sposa, del resto, perfettamente con il mio assittamento, perchè porta alla reazione dove c’è violazione.

Tuttavia professo un’altra fede: la passione per l’arte.
Che io sono una convinta per davvero che la bellezza salverà il mondo.
E’ per questo che di tanto in tanto vado in pellegrinaggio, qua e là, il naso in sù e mi beo della magnificenza divina delle opere, frutto di intelletto , cuore, passione e nude mani, con una transustanzazione che ne determina la sacralità.

Del resto non mi sono nemmeno risparmiata un unico episodio, vivido nella mia memoria, di sindrome di Stendhal.

Comunque sia una delle mie mete di introspezione più profonda è Cefalù. Comprenderne la ragione mi sembra abbastanza intuitivo.


Ogni tanto mi è necessario entrare al Museo Mandralisca e sedermi lì, di fronte al “Ritratto d’Uomo” di Antonello da Messina e semplicemente rimanere in assorta contemplazione. Non è questa una forma di preghiera?

E’ per questo che ho accettato di buon grado di accompagnare la mia amica Cristina alla mostra su Antonello da Messina, attualmente in atto a Palazzo Abbatellis.
Ho rivisto vecchi amici, come l’Annunciata, e ho potuto osservare poche opere mai viste prima nella mia vita.

Una Crocifissione proveniente dal Museo Nazionale Brukenthal Sibiu e una tavoletta con l’Hecce Homo e San Gerolamo. Questa, in particolare, ha colpito la mia fantasia. Piccolissima, un santino ligneo double face in sostanza, è consumata dai baci del devoto.

Dagli Uffizi proviene il trittico con la Madonna con Bambino, San Giovanni Battista e San Benedetto e dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia il Ritratto di giovane gentiluomo.

Un’esperienza unica. Da cogliere, anche più volte, entro il 10 Febbraio.

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