Don Carmelo a Palermo

Non ho nessun problema ad ammettere che mi assetto in pizzo soprattutto quando devo mangiare fuori.
Rompo le scatole su un sacco di cose: il cibo, il posto, il cameriere che se mi fa antipatia povero lui, il chiasso, il silenzio, la compagnia. Sono una vera rottura.

Tuttavia alla fine vengo a patti con l’umana natura dei gestori e dei professionisti del settore e con la mia. Quindi dopo un lungo negoziato tra me e me accetto che il posto possa anche non essere perfettamente confacente ai miei gusti e alle mie necessità

Il luogo per antonomasia con cui non riesco (quasi) mai a negoziare è però la tipica pizzeria per famiglie con 300 posti a sedere. Praticamente un girone dell’inferno dantesco per quelle che sono le convinzioni su ciò che voglio quando esco fuori casa per pranzare o cenare.

Sto quindi attenta a non cascare nella trappola di qualche invito da parte di qualche amico che non ha la mia stessa paturnia. La scorsa settimana invece mi ci sono ritrovata in pieno: mi hanno convinta ad andare a mangiare una pizza da Don Carmelo a Palermo.

Siamo in otto e arriviamo a spizzichi e bocconi. Il primo gruppo da quattro, di cui faccio parte io, si accomoda in attesa degli altri.
Lo spazio è sconfinato. Ben arredato ma c’è freddo.  Il nostro tavolo è preparato accanto ad uno di una quindicina di persone. Siamo praticamente attaccati. Così tanto che se io mi giro sento le spalle della persona che sta dietro di me. Tutto questo mentre un altro tavolo di simile capienza, lì nei pressi, che resta vuoto per tutta la sera e quindi non è prenotato, è a disposizione.

I primi commensali chiedono, in attesa degli altri, di potere piluccare qualche fritto. Il cameriere che prende la comanda non comprende esattamente che cosa vogliamo finchè io capisco e gli leggo per esteso il nome del piatto del menu a cui ci riferiamo e recito: “Un frittino misto per quattro persone, per favore”

Arrivano così, veloci e buonissimi, degli antipasti classici siciliani, molto ben presentati.
In piccole cassette di legno. Molto pittoresche. Calde, e di ottimo sapore.

Arrivano gli altri e si completano le ordinazioni. Il menu è molto ricco di pizze suddivise per categorie. Io e il mio vicino decidiamo di prenderne due differenti e di scambiarcene metà ciascuna, per assaggiarle.

Lui ordina un “cannolo”, preparazione dalla forma caratteristica con pesto di zucchine, burratina e speck, io una più elaborata “bomba esplosiva”, una elaborazione definita gourmet, con tanto di fonduta di formaggi.
Quando arrivano la forma e l’aspetto di entrambe  sono interessantissimi.

All’assaggio la delusione è quindi più cocente.
Gli impasti sono buoni, ma la pizza cannolo è completamente insipida, a dispetto dello speck, di contro la pizza bomba è così carica di ingredienti che fuoriescono da questa sfera  ripiena, che non si capisce il senso principale del piatto.

Il caos di bambini vocianti, un servizio dove è necessario sollecitare una birra richiesta in ritardo e un trattamento non al massimo della cortesia e della professionalità  mi confermano che in questi posti così “industriali”, dove si presenta tantissima gente, la cura del commensale è più che altro una faccenda da catena di montaggio.

E questo mi fa una tristezza che penso sia meglio evitare.

Dare poi 20 euro a cranio per tutto questo, è accettabile solo a partire dalla considerazione che, tutto sommato, la pancia è piena.

I miei voti:

Location 5/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 8/10
Gusto e qualità 4/10
Rapporto qualitá e prezzo: 5/10

Totale 29/50

 

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