Monthly Archives: gennaio, 2019

La grande mostra su Antonello da Messina a Palermo

E’ troppo da snob affermare che ciascuno ha la sua religione?
Ed è ancora peggio dire che se ne può professare più di una anche contemporaneamente?
Non credo non si sia capito che la mia principale confessione è la tutela dei diritti umani.
Si sposa, del resto, perfettamente con il mio assittamento, perchè porta alla reazione dove c’è violazione.

Tuttavia professo un’altra fede: la passione per l’arte.
Che io sono una convinta per davvero che la bellezza salverà il mondo.
E’ per questo che di tanto in tanto vado in pellegrinaggio, qua e là, il naso in sù e mi beo della magnificenza divina delle opere, frutto di intelletto , cuore, passione e nude mani, con una transustanzazione che ne determina la sacralità.

Del resto non mi sono nemmeno risparmiata un unico episodio, vivido nella mia memoria, di sindrome di Stendhal.

Comunque sia una delle mie mete di introspezione più profonda è Cefalù. Comprenderne la ragione mi sembra abbastanza intuitivo.


Ogni tanto mi è necessario entrare al Museo Mandralisca e sedermi lì, di fronte al “Ritratto d’Uomo” di Antonello da Messina e semplicemente rimanere in assorta contemplazione. Non è questa una forma di preghiera?

E’ per questo che ho accettato di buon grado di accompagnare la mia amica Cristina alla mostra su Antonello da Messina, attualmente in atto a Palazzo Abbatellis.
Ho rivisto vecchi amici, come l’Annunciata, e ho potuto osservare poche opere mai viste prima nella mia vita.

Una Crocifissione proveniente dal Museo Nazionale Brukenthal Sibiu e una tavoletta con l’Hecce Homo e San Gerolamo. Questa, in particolare, ha colpito la mia fantasia. Piccolissima, un santino ligneo double face in sostanza, è consumata dai baci del devoto.

Dagli Uffizi proviene il trittico con la Madonna con Bambino, San Giovanni Battista e San Benedetto e dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia il Ritratto di giovane gentiluomo.

Un’esperienza unica. Da cogliere, anche più volte, entro il 10 Febbraio.

Carnosi taglieri a confronto (a Palermo)

Per alcuni anni ho frequentato a Palermo un posto chiamato “Mango Pub”. Lo avevo scoperto entrandoci per caso una volta che il locale vicino, dove volevo effettivamente andare, non aveva posto a sedere.
Mi è sempre piaciuto perchè essenzialmente presentava in maniera totalmente distonica sia prodotti irlandesi che indiani. Soprattutto mi appassionava il cheese nan e quindi ci tornavo, di tanto in tanto.

Un giorno, convinta di andare là a mangiare l’ennesimo pollo tandoori, mi sono praticamente ritrovata in un altro posto. Medesimi proprietari ma intendimento del tutto diverso, il “Dortmud Platz”, sostituisce il vecchio concept, e presenta essenzialmente cucina tedesca e dei buonissimi taglieri di carne.

Tagliere al Dortmund Plaza

In cosa consistono? In una enorme grigliata di carni diverse, bianche e rosse, la cui centralità è data all’angus, accompagnate da patatine fritte.
Il tutto ad un modico prezzo fisso di 12 euro, il cibo è completato da una birretta o da altra bevanda inclusa.
Unire uno strudel è gioco facile per avere una cena praticamente luculliana per un costo intorno a complessivi 15 euro.
Un servizio familiare, non perfetto, ma molto cortese e un’ambientazione rustica, rendono tutto molto attraente.

Ecco i voti:

Location 6/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 6/10
Gusto e qualità 8/10
Rapporto qualitá e prezzo: 9/10

Totale 35/50

Qualche giorno fa però tornando a casa mi sono imbattuta davanti ad una insegna: “Mastro Birraio. Nuova apertura”.
Vicinissimo a dove abito non è stato possibile non andarci e ci ho letteralmente trascinato un amico.
Dall’esterno il locale sembra molto bello, e a dire il vero anche dalle foto su internet.
Salvo che entrando si riscontra come sia tutto praticamente di plastica. Tavolini da bar esterno, sedie dal colore delicato ma finte come una moneta da tre euro.

L’ambiente è buio e un po’ freddo, nel senso che proprio mancano i riscaldamenti.
Il personale tuttavia è gentilissimo e molto affabile.

Anche qui è possibile ordinare un tagliere a prezzo fisso con bevanda.
La grigliata è la medesima trovata al Dortmund, mancante però giusto del pezzo forte dell’angus, sostituito invece da una insalata. Il prezzo inoltre è più alto: 15 euro.

Tagliere da Mastro Birraio

Da rilevare una vastissima offerta di alcolici: tra la bassa temperatura e la pancia comunque molto piena, un Amaro del Capo ha avuto il suo perchè.

Voti

Location 5/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 6/10
Gusto e qualità 6/10
Rapporto qualitá e prezzo: 8/10

Totale 31/50

Don Carmelo a Palermo

Non ho nessun problema ad ammettere che mi assetto in pizzo soprattutto quando devo mangiare fuori.
Rompo le scatole su un sacco di cose: il cibo, il posto, il cameriere che se mi fa antipatia povero lui, il chiasso, il silenzio, la compagnia. Sono una vera rottura.

Tuttavia alla fine vengo a patti con l’umana natura dei gestori e dei professionisti del settore e con la mia. Quindi dopo un lungo negoziato tra me e me accetto che il posto possa anche non essere perfettamente confacente ai miei gusti e alle mie necessità

Il luogo per antonomasia con cui non riesco (quasi) mai a negoziare è però la tipica pizzeria per famiglie con 300 posti a sedere. Praticamente un girone dell’inferno dantesco per quelle che sono le convinzioni su ciò che voglio quando esco fuori casa per pranzare o cenare.

Sto quindi attenta a non cascare nella trappola di qualche invito da parte di qualche amico che non ha la mia stessa paturnia. La scorsa settimana invece mi ci sono ritrovata in pieno: mi hanno convinta ad andare a mangiare una pizza da Don Carmelo a Palermo.

Siamo in otto e arriviamo a spizzichi e bocconi. Il primo gruppo da quattro, di cui faccio parte io, si accomoda in attesa degli altri.
Lo spazio è sconfinato. Ben arredato ma c’è freddo.  Il nostro tavolo è preparato accanto ad uno di una quindicina di persone. Siamo praticamente attaccati. Così tanto che se io mi giro sento le spalle della persona che sta dietro di me. Tutto questo mentre un altro tavolo di simile capienza, lì nei pressi, che resta vuoto per tutta la sera e quindi non è prenotato, è a disposizione.

I primi commensali chiedono, in attesa degli altri, di potere piluccare qualche fritto. Il cameriere che prende la comanda non comprende esattamente che cosa vogliamo finchè io capisco e gli leggo per esteso il nome del piatto del menu a cui ci riferiamo e recito: “Un frittino misto per quattro persone, per favore”

Arrivano così, veloci e buonissimi, degli antipasti classici siciliani, molto ben presentati.
In piccole cassette di legno. Molto pittoresche. Calde, e di ottimo sapore.

Arrivano gli altri e si completano le ordinazioni. Il menu è molto ricco di pizze suddivise per categorie. Io e il mio vicino decidiamo di prenderne due differenti e di scambiarcene metà ciascuna, per assaggiarle.

Lui ordina un “cannolo”, preparazione dalla forma caratteristica con pesto di zucchine, burratina e speck, io una più elaborata “bomba esplosiva”, una elaborazione definita gourmet, con tanto di fonduta di formaggi.
Quando arrivano la forma e l’aspetto di entrambe  sono interessantissimi.

All’assaggio la delusione è quindi più cocente.
Gli impasti sono buoni, ma la pizza cannolo è completamente insipida, a dispetto dello speck, di contro la pizza bomba è così carica di ingredienti che fuoriescono da questa sfera  ripiena, che non si capisce il senso principale del piatto.

Il caos di bambini vocianti, un servizio dove è necessario sollecitare una birra richiesta in ritardo e un trattamento non al massimo della cortesia e della professionalità  mi confermano che in questi posti così “industriali”, dove si presenta tantissima gente, la cura del commensale è più che altro una faccenda da catena di montaggio.

E questo mi fa una tristezza che penso sia meglio evitare.

Dare poi 20 euro a cranio per tutto questo, è accettabile solo a partire dalla considerazione che, tutto sommato, la pancia è piena.

I miei voti:

Location 5/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 8/10
Gusto e qualità 4/10
Rapporto qualitá e prezzo: 5/10

Totale 29/50

 

Il Bistrò del Teatro Massimo

Un mio amico mi chiama: “Stasera ti porto in un posto molto particolare, il Bistrò del Teatro Massimo”
Io: “Ah, sì, ci sono stata per una merendina, ma ha dei prezzi elevati”
Amico: “Sì ma noi facciamo l’apericena che ha dei costi un po’  più contenuti anche se le porzioni,ti avviso, sono da novelle cousine”
Io: “Pazienza, se avremo ancora fame andremo a mangiare una pizza ahahahahah”

Arriviamo all’orario  prestabilito della prenotazione, in tre come preannunciato.
Veniamo accolti immediatamente, con cortesia e professionalità, e diretti ad un tavolo da quattro, affinchè si stia più comodi, con più spazio a disposizione.

La cameriera registra le ordinazioni, rivolgendosi naturalmente anche alla terza commensale.
Il mio amico: “La signora è straniera”, e le traduce in francese quello che le viene chiesto affinchè possa scegliere ciò che le aggrada dal menu.

Io e il mio amico optiamo per un piatto a base di anatra con contorno di verdurine, io domando un calice di “Sirah”, il mio amico uno di “Nero d’Avola”, la nostra terza commensale un piatto di bucatini con broccoli “arriminati” e, mentre respiro e conto fino a cento per portare pazienza, una tazza di milk and coffee come accompagnamento.

Arriva tutto in relativamente poco tempo.

La cameriera per il servizio si rivolge alla terza commensale, nuovamente in italiano, e noi lì ancora a specificare che dovevamo tradurre.
I piatti sono ben fatti, per ingannare sulla porzione, le stoviglie sono più piccole di quelle standard.

Servono il milk and coffee e portano i calici già riempiti e senza assaggio e li porgono a ciascuno d noi.

Avvicino il vino alla bocca e non riconosco il Sirah. Imputo l’evenienza al fatto di non essere una degustatrice appassionata, ma lo segnalo al mio amico, che mi fa assaggiare il suo. La conclusione è che i due calici sono talmente simili da ragionevolmente potere pensare che siano pressocchè la medesima cosa. Del resto non è possibile verificare poichè non abbiamo visto le bottiglie.

Mentre gustiamo l’unico piatto ordinato, veniamo avvicinati più e più volte dal personale per sapere “se è tutto di nostro gradimento”. Una frequenza di circa una richiesta di informazioni ogni quindici minuti, anche alla terza commensale, sebbene sempre in italiano.

Tra una chiacchiera e l’altra, vado al bagno. Lì vivo una esperienza decisamente da dimenticare dal punto di vista igienico, talmente sgradevole da non controbilanciare la bellezza delle aree destinate ai pasti, molto affascinanti perchè interne al Teatro.

Spendiamo una sessantina di euro. Il cibo è buono, ma non giustifica il prezzo, immagino legato ad una location così importante.

Tuttavia un contesto così prestigioso presuppone un servizio più adeguato, attento ma non ossessivo, preciso nella mescita delle bevande, preparato a commensali stranieri, e una maggiore cura delle aree di servizio come il bagno.

Tornerei? No. A meno che la scelta non dipendesse da me.

I miei voti:

Location 6/10
Servizio 5/10
Presentazione piatti 7/1O
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualitá e prezzo: 6/10

Totale 31/50

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