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Il Natale presente

Stanotte è successo un fatto curioso per strada, praticamente sotto casa mia.
Potevano essere le due passate.

C’era una ragazza mediorientale, con la pelle olivastra.
Piccola. Sì e no avrà avuto  diciotto anni, forse anche meno, magari era pure minorenne.

Araba lo era di certo, perchè a tratti farfugliava, ma certe volte urlava proprio in una lingua incomprensibile.
Cioè si capiva che dalla sua bocca usciva a tratti la parola “zawj”, rivolto ad un tizio abbastanza anziano e malvestito che era con lei.
Se non mi sbaglio “zawj” vuol dire marito, ma quello poteva avere almeno 50 anni.
Forse era suo padre, suo zio o suo nonno.
O magari era vero suo marito, che le ragazze del Medio Oriente sposano i vecchi  per interesse familiare, convenzione o accordi tra tribù.

Era incinta grossa.
Ogni tanto si toccava la pancia, specie quando gridava.
Forse aveva dolori.

Comunque per sì e per no ho chiuso le finestre.
Erano ancora tutti a casa mia per la notte di Natale.
Metti caso i picciriddi si scantavano.
Se aveva bisogno poteva andarsene alla Polizia e noi dovevamo ancora mangiarci il Panettone

 

Bilancio

Ok, siamo a Dicembre e quindi è tempo di bilanci annuali, anche di vita.
Sembrava che questo 2018 sarebbe stato più o meno come gli altri, con alti e bassi, qualche problema e qualche soddisfazione. Invece è stato inconsapevolmente rivelatore.

Tra Giugno e Settembre mi è accaduto di dovere contrastare un fastidio per nulla grave ma certamente seccante.
Mi è venuta la sciatalgia. E al di là del fatto che ha cambiato la mia propriocezione (sto invecchiando bedda matri!), mi ha dato una visione della mia vita che mai mi sarei aspettata.

La sciatalgia è invalidante. Quindi sono stata costretta a letto. Nel periodo in cui non sono stata in ferie andavo a lavoro, tornavo e mi mettevo a letto, fino al momento di tornare in ufficio. Complice una spesa esosissima agli inizi di Agosto, ho passato anche le ferie a casa, in quasi totale immobilità, nella massima riflessione.

Ho visto passare le settimane, i giorni, le ore, i minuti e ogni singolo secondo. E’ durato poco più di tre mesi, poco più di un intero quarto dell’anno che si sta chiudendo. Non poco tempo davvero!

In quella fase ho ricevuto un dono che non mi sarei mai aspettata.
Ho potuto concentrarmi non su di me, ma su chi era intorno a me, davvero, in un momento di effettiva depressione, in cui ero tutt’altro che divertente e di compagnia, e prendere atto che alcune, sedicenti importanti figure della mia esistenza, o che almeno io pensavo tali, non c’erano.

Non c’erano perchè non si erano accorte che io non c’ero.
Le vacanze, l’estate, il (proprio) benessere, il fatto di essere la propria priorità le distraeva così tanto che non si sarebbero accorte neppure se fossi morta in quel frangente.

Per un paio di persone ho realizzato che in realtà non c’ero da più tempo di quanto io non le avessi viste intorno a me. Le avevo percepite io, perchè le avevo messe dentro ai miei orizzonti,  per abitudine, paura o ipocrisia verso me stessa, chissà, ma non c’erano da tanto tempo, forse da anni.

Forse non c’erano mai state.

E quindi? Ho lasciato fluire.
Ho lasciato che continuassero a non esserci

Ecco questo è stato il grande risultato del mio anno: lasciare che chi non ha voluto mai esserci non ci fosse.
Con tanti cari saluti, almeno finchè chi vuole esserci in realtà, cambierà rotta. Allora, in tal caso, proverò ad esserci anche io.

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