Nino, Santo, la storia delle loro due famiglie e della mia

La sirena dei bombardamenti in arrivo era stata archiviata e il suo riecheggiare iniziava a sbiadire tra i ricordi.
La guerra era finita, l’Italia iniziava a pensare alla sua rinascita e questo rendeva speranzosi tutti.
Anche i giovani del quartiere dei Cantieri Navali, accanto al Borgo, finalmente potevano uscire la sera a passeggiare senza il timore di incontrare qualche pericolo.

E così faceva regolarmente anche Nino che aveva il coprifuoco a mezzanotte, ma solo perchè era ancora la calda stagione.
In inverno Don Ciccio gli imponeva di rientrare entro le dieci e mezzo, perchè il freddo rendeva la notte precoce e per questo più insidiosa.
Per quanto fosse maturo, il ragazzo aveva ancora solo quindici anni e le regole andavano date. L’attenzione con i figli non bastava mai.

Comunque sia fra un vai e un vieni, Nino si mise come tutti a fare le vasche nella zona di Via Montalbo con il suo amico di infanzia Michele.
Una sera conobbe Santo, il figlio di un barbiere.
Era un tizio bassino, di uno o due anni più di lui, dal fisico asciutto.
Santo vestiva già secondo la moda estera. Di pantaloni e camicia non ne voleva più sentire parlare.
Con il nuovo corso gli erano arrivati fra le mani i jeans e con i primi freschi tirò fuori dall’armadio anche un giubotto di pelle.

Precorreva, in poche parole, con una decina di anni abbondanti, “Tu vuò fa l’americano” di Carosone e se ne andava in giro gustandosi la libertà giovanile anche se prevedeva di sposarsi perchè a Marineo, dove durante il conflitto era stato sfollato con la famiglia, aveva la zita.

Nino, come sempre faceva con tutto quello che gli capitava, raccontò anche di lui in famiglia. E Don Ciccio non gradì.
Di uno che vestiva con il giubbotto di pelle bisognava diffidare. Che erano ste vergogne moderniste? Si trattava sicuramente di qualche mala compagnia.
Ma, per evitare di mettere sulla difensiva il figlio, non disse nulla.
Semplicemente ogni tanto iniziò a fare un giretto serale in via Montalbo, per vedere che aria tirava, finchè anche lui conobbe Santo.

Don Ciccio, con quei baffi, sembrava severo, ma in realtà era buono come un pezzo di pane.
Con Santo ci fece amicizia pure lui, che il picciotto, se ne rese subito conto, era una bravissima persona.
Tanto che, per l’età che aveva, fu lo stesso ragazzo a proporgli di presentarlo ai suoi di genitori: Totò e Carmelina.

Iniziò così un’amicizia importante e di lunghissima durata, tra Santo e Nino e tra i loro quattro genitori, da cui, nessuno di loro lo avrebbe potuto prevedere, si sarebbe determinato il destino di entrambe le famiglie e, a cascata, del mio.
Fu così che infatti Nino entrò in casa Tranchina e conobbe una delle sorelle di Santo, Graziella, mia madre.
Ma questa è la storia di un altro post, forse.

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