Il mondo dietro una maschera gialla!

Quando siedo in casa Assittata, è difficile trovare qualcosa che mi trattenga dal riflettere a lungo e sfogare i miei pensieri su fogli di pixel bianchi.
Tra queste pareti volano pensieri e accuse, disgusti e complimenti di ogni tipo, consigli e pratiche vanità davanti allo specchio.

Parliamo di noi stessi, degli altri, dei luoghi che abbiamo visto e quelli che non vorremo più vedere, della realtà che ci circonda e di quella che creiamo noi per stare bene.

Oggi farò una cosa che non era successa prima su questi sfondi: vi parlerò di un esperimento sociale che ho avviato tre mesi fa, in silenzio e nascosto agli occhi di tutti, e che ho chiuso non pochi giorni or sono.
Ho usato una “dating app” per la prima volta, e assieme a voi ne analizzerò le varie sfaccettature, che hanno portato una persona tranquilla come me all’esasperazione e al più profondo orrore.

La realtà delle “dating app” esiste e si fa sentire, nonostante la gente tenda a tenerle nascoste e vergognarsene, non parlandone mai con amici o familiari e arrossendo quando se ne menziona anche solo il nome.
Si finge di non conoscerle o non ricordarne il marchio, e quando di fronte ad una determinata persona X viene posta la domanda: “Ma come l’hai conosciut*?” si tende ad inventare una storia del tutto nuova, o dare la colpa al più comune Facebook.
Eppure ho provato per la prima volta Grindr, un’applicazione d’incontri tra omosessuali, e non ne ho provato alcuna vergogna. Sarà perché non ho mai dato un peso concreto ad uno strumento simile, sarà perché son sempre stato schietto e sincero in ogni cosa della mia vita, ma non vedevo il motivo di così tanto imbarazzo.

E così, davanti ai vostri occhi, apro l’applicazione e ve ne descrivo i meccanismi, vissuti giorno dopo giorno per quasi tre mesi interi.
Clicchiamo sull’icona con la maschera gialla, che ormai vedo contro le palpebre ogni volta che chiudo gli occhi inorridito. Sulla home, sentiamo già che qualcosa puzza di marcio: volti, petti scoperti, sederi nascosti sotto ai jeans, profili senza immagine. Sono ovunque e si delineano poco a poco mentre scorriamo la lunga lista di contatti che, per fortuna, si ferma senza dare l’occasione di vedere altro.
Tiriamo un sospiro di sollievo, ma non lasciatevi ingannare, perché nei prossimi punti vi elencherò cosa non va con un’applicazione che ormai è ritenuta qualcosa di fondamentale nella vita di quasi ogni omosessuale, considerata uno strumento necessario per “trovare qualcuno o riconoscere chi è cosa intorno a noi”.

1) HIGH SCHOOL NEVER ENDS
Così cantavano i “Bowling for Soup” e così va, più o meno, il magico mondo su sfondo nero di Grindr. Sembra di essere tornati tra i corridoi di un comune liceo americano, quelli stereotipati che vediamo sugli schermi quando seguiamo una banale serie televisiva o un film comico. L’unica differenza è che Grindr è la realtà, ed è una di quelle realtà fatta di gerarchie e scale sociali.

Abbiamo l’utente più famoso, che è normalmente il più bello e quello con i pettorali sempre in mostra, che ha la chat intasata di messaggi e “tap”, una sorta di adesivo che ci si invia l’un l’altro per dire: “Ehi, sono qua e ti trovo carino/scopabile, calcolami e andiamo!”
Lui comanda tutto e tutti, è conosciuto in lungo e in largo, e quando lo rifiuti o ti metti nei casini con lui sei automaticamente segnato. Puoi contare i tuoi giorni, perché dirà ai suoi amici in palestra o a chiunque sarà la sua prossima vittima che “c’è questa troia pazza che se la tira, ma non vale niente”. Vi stupite di come vadano le cose?

Maddai, è semplice gerarchia, forza!

In netto contrasto con questo tipo di utente, abbiamo gli sfigatelli, che poi sono le persone più comuni e discrete, quelle che preferiscono stare sulla loro e parlare con pochi utenti, fidandosi di ancor meno gente. Ovviamente passano in sordina e non avranno mai un’occasione da parte di nessuno, anzi se possibile saranno le prede più facili da ingannare, quelle a cui dirai qualsiasi cosa pur di aggiungere un’altra tacca alla tua cintura penosa di conquiste.
I poveri sfigatelli, che tanto sfigati poi non sono, sono i tipici utenti che preferiscono entrare su Grindr una volta ogni cento anni, pur di conservare la loro dignità ed evitare l’ennesima presa in giro da chi, su quello sfondo nero, fa da padrone e gioca con le carte più sporche che ci possano essere.

In fondo alla scala sociale abbiamo gli utenti più grandi, quelli che vanno dai quarant’anni a salire. Un po’ come i contadini nel medioevo, questi utenti vengono usati al momento del bisogno, per racimolare un po’ di soldi con del disgustoso sesso a pagamento o quando finiscono le scorte di utenti da manipolare.

In mancanza di carne fresca, va sempre bene tappare qualsiasi buco capiti a tiro, soprattutto nelle ore notturne e nelle fasi più improbabili della giornata, nei luoghi più sudici che sanno di trasgressione.
Siete perplessi? Eppure questo è il meccanismo base. Andiamo avanti.

2) VENDESI AL MIGLIOR OFFERENTE
Questo è un altro dei tasselli fondamentali delle regole non scritte che caratterizzano Grindr. In fondo, non è un caso che chiunque stia su quell’applicazione si lamenti di essere trattato come “carne da macello”, salvo poi comportarsi come se fosse peggio che un prodotto in vendita e pronto per essere concesso a tutti.

Eppure, applicazioni come Grindr non sono altro che una vetrina linda e pinta, in cui gli utenti si mettono in mostra provando a dare il meglio di sé, così da farsi comprare dal miglior acquirente nei dintorni.

Il kit del perfetto maiale al macello include:
– una foto profilo, che l’utente medio preferisce perfetta e impeccabile, possibilmente col fisico in mostra così da poter far capire agli altri che ne varrà la pena;
– una descrizione non troppo dettagliata, ma possibilmente interessante, così da ingannare anche le menti più innocenti e spingerle ad entrare in contatto con l’utente in questione;
– informazioni base come l’altezza e il peso, le preferenze sessuali e la cerchia a cui si appartiene, per delimitare il campo pur restando aperti a chiunque;
– extra come il profilo Instagram o Facebook, giusto per mantenersi social e alzare il numero di seguaci da tutto il mondo.

Con tutto il materiale a disposizione, l’utente medio può entrare senza problemi nel magico mondo di Grindr, e verrà quasi subito attaccato e bombardato di messaggi, finché il suo profilo non “passerà di moda” e sparirà tra il resto dei prodotti.
Curioso, vero? Sembra proprio di stare al supermercato. Eppure, tutto questo è ancora niente.

3) MAMMA, HO PAURA DELL’UOMO VERO
Se i primi due punti ho avuto modo di analizzarli da lontano, quest’ultimo ha purtroppo coinvolto anche me in prima persona, contro la mia volontà. Sembrerebbe un brutto vizio degli utenti di Grindr, ma io ritengo che sia soltanto una più comune paura, quella di trovare dietro la foto profilo una persona vera.

E con “vera” intendo una persona in carne ed ossa, con un cuore ed una mente, con una bocca per parlare, con un paio di occhi più o meno profondi per guardare e analizzare la situazione, con delle mani che possano stare al gioco o rifiutarlo di colpo.

Ma soprattutto, sembrerebbe che gli utenti di Grindr abbiano paura di trovare una persona che sia totalmente Umana, e non soltanto una bambola gonfiabile con cui parlare del nulla finché non si arriva al dunque, solitamente consumato sul letto di una stanza stretta o su una macchina al freddo di un parcheggio qualunque.

C’è qualcosa che gli utenti su Grindr notano in un’altra persona, ad un certo punto, ed è la stessa identica cosa che li spinge a sparire dopo la prima sera. Credo stia tutto negli occhi o nei dialoghi, quando si fanno troppo insistenti o presenti, quando si parla troppo e di troppe cose. È come se, con i dialoghi, si varcasse una soglia che rovina il rapporto sessuale consumatosi successivamente, spingendo uno dei due a tagliare i ponti sparendo nel nulla.
Da qui nasce il più comune “incontro-da-una-botta-e-via”, quello più semplice in cui non ci si conosce e non si parla più di tanto, se non limitandosi alle domande più educate tra “come va” e “che hai fatto oggi”. Niente che possa effettivamente cogliere l’interesse dell’altra persona.

C’è tanta paura tra gli utenti di Grindr, che può andare dalla paura di accettare il fatto di aver conosciuto un altro essere umano, alla paura di aver conosciuto effettivamente un uomo. Quest’ultima è una cosa che molti, anche su Grindr stesso, faticano ad accettare ritenendola inconsciamente contro natura e rifiutando qualsiasi tipo di legame affettivo con una creatura dello stesso sesso.
È triste, e penso che a questo punto vogliate fermare quest’analisi, troppo sconvolti da come funziona questo mondo nascosto nelle tasche dei jeans di milioni di persone al mondo.
Potrebbe mai essere peggio di così? Risposta ormai ovvia: sì.

4) IL PESO DI UN LEGAME
Confesso: questo è il punto che mi urta di più, ossia la costante paura che gli utenti di Grindr hanno di legarsi ad un’altra persona, nel modo più dolce e tenero possibile. Frequentando un’applicazione del genere, vi rendereste
conto che c’è una sorta di odio profondo, quasi malato, anche solo al sentir nominare la parola “relazione”.
E quando arriverete ai famosissimi “profili di coppia”, vi accorgerete che è lì che sta il problema di fondo: nessun utente di Grindr sarà mai disposto a rinunciare alla propria libertà sessuale, in cambio di qualcosa di stabile che potrebbe sfociare nella monotonia. È molto più facile trovare la novità in un corpo nuovo, e per questo nessuno vorrà mai legarsi troppo ad una persona.

La stessa cosa accade nella più comune frequentazione: due persone escono assieme per una settimana o due, magari arrivano anche ad uscire assieme per un mese, ma uno dei due manterrà sempre i contatti con chiunque gli capiti a tiro.
Questo è il perfetto esempio del fenomeno più tristemente diffuso su Grindr: la mancanza di rispetto e di sincerità, gli uni con gli altri, ma soprattutto verso sé stessi.
Non so quanto di tutto questo sia più o meno grave, ma purtroppo è un problema presente e credo che sia stato questo a spingermi a concludere in fretta il mio esperimento, per non andare ad incappare in qualcosa di ancor più grande e triste.

Sembra quasi che il mondo umano, a livello interiore, stia andando a rotoli e nessuno potrà mai farci niente. Le “dating app” sono una realtà insistente e, di questo passo, non tramonteranno mai.
Neanche in un futuro in cui si potrà stare tranquilli già solo essendo sé stessi in totale libertà.

Di Paolo Costa

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