Il perdono e le sue condizioni

L’essersi amati, di qualsiasi genere d’amore, se è corrisposto a verità, dovrebbe sempre presupporre la possibilità di salvare un rapporto personale.

A meno che non si sia superato un punto di non ritorno, ferendo i sentimenti dell’altra persona, ingannando la sua buona fede, ledendo la sua dignità.

Certo, il perdono è una gran possibilità.
Lo è a maggior ragione per chi lo esercita, perché alleggerisce l’anima dal dolore che si è subito, immotivatamente e talvolta passivamente, come qualcosa che colpisce improvviso e inaspettato, punizione immeritata per un male non agito.

Tuttavia per riuscire a scusare una mancanza grave, tanto da mettere a rischio non solo i sentimenti, ma anche la considerazione e la credibilità degli altri, sono necessari due presupposti.

Il primo è che il perdono venga concesso dopo che è stato chiesto. Perché è la domanda che rende reale tutto.
Non si può graziare chi non vuole esserlo.
Il secondo è che chi ha bisogno di essere nuovamente accolto cambi il suo comportamento.
E questa è la condizione imprescindibile.
La richiesta esplicita potrebbe anche rimanere nascosta e non essere formulata se ci fosse un effettivo e stabile cambiamento di condotta.

Quando qualcuno vuole scusarsi, o si riavvicina in qualche modo per cercare di recuperarmi, io semplicemente aspetto.
Se nell’attesa non scorgo alcuna mutazione rispetto a prima, mi dispiace ma non ho davvero cosa farci.

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