Raccontare del Me Egoista di Ora

Mi sveglio, controvoglia. È mattina e devo farlo, nonostante l’ira mi esca dalle narici e dai fori delle orecchie. Siedo di fronte allo schermo del mio fidatissimo portatile, rattoppato come possibile qua e là, per evitare che mi abbandoni con l’andare degli anni.

Scrivo finalmente di me stesso, ma non di quella parte che ho lasciato trapelare per tutti questi mesi. Lascio fuori il cuore infranto, l’animo polemico, il mio cervello trasandato sempre in viaggio e quel sedere che tengo sempre poggiato in pizzo alle mie diverse sedie.
No, questa volta scriverò esclusivamente di me stesso per come sono, perché ho imparato che a volte l’esperienza porta all’egoismo, che non è poi così tanto sbagliato come si pensa.

Parlando di egoismo, temo sia proprio questi a spingermi a stare sulle mie e dare poca confidenza alle persone, costringendomi a sentir ripetere di continuo le solite domande: «Ce l’hai con me? Ho fatto qualcosa? Ma sei arrabbiato?»
I fraintendimenti, le domande così stupide o scomode, mi indispongono parecchio.
No, non ce l’ho con nessuno e nessuno mi ha fatto niente, anche quando mi è stato fatto più del non-necessario.
Ma la risposta è sempre NO.

Sono un ragazzo piuttosto tranquillo, che con difficoltà riesce ad arrabbiarsi e infastidirsi, e questo mi ha sempre fatto apparire come un cretino di fronte agli altri, forse per il semplice fatto che lascio passare gesti e offese più pesanti perdonando anche chi non lo merita.
Sono egoista, e sarà vero che probabilmente sono un cretino, e forse faccio bene a ripetermelo davanti allo specchio. Eppure, sorpresa delle sorprese, lo faccio per il mio quieto vivere. Lascio che le parole degli altri mi scorrano addosso e resto indifferente, così da poter mantenere un rapporto civile che non pesi né a me né a loro.
Questo è puro egoismo, sì. Lo faccio per me stesso e nessun altro.

Spesso, per le cose che faccio e le risposte che do, mi sento dire giocosamente: «Come fai a dormire la notte?»
Testa sul cuscino, gambe piegate, le mani tra le cosce.
Dormo così la notte e torno a dormire così anche nel pomeriggio, quando il lavoro del mattino mi stanca e voglio riposare giusto un paio d’ore, per dare la giusta carica alle mie energie. Come dovrei dormire, altrimenti?

Le mie cattive risposte e i miei atteggiamenti non mi solleticano affatto, perché sono sceso a patti con me stesso e non mi lascerò più portare il peso dell’ennesima maschera solo per compiacere persone che non lo meritano affatto e che pretendono un dito, una mano, un braccio e poi tutto te stesso, incluso il cuore che non hai più.
“Parlare chiaro è soddisfazione”, questo è stato il mio mantra per tutta l’estate.
Se qualcuno si sente particolarmente offeso o deluso da ciò che ho da dire, assumo un atteggiamento del tutto diverso, volto al semplice compito di far capire che non sono una persona cattiva come vogliono dipingermi
pressoché ovunque, ma che sono una persona diretta e sincera, che sono i due valori che ormai non esistono più.

E quando mi dicono: «La smetti di fingerti così cinico e cattivo?»
Alzo gli occhi al cielo e sventolo una mano per chiudere lì la conversazione e spostarci sulle cose più sciocche. Una battuta, un commento sul meteo, sui programmi in televisione. Ormai alla gente interessa soltanto questo, niente di più.

Ma, cari miei, il cinismo nasce dalle delusioni, così come la cattiveria nasce dai rapporti giusti intessuti con le persone sbagliate. È tutto un ciclo che si ripercuote sulla stessa, identica persona: me.
Non si finge cinismo, se non con le solite stupide frasi che troviamo ovunque su Facebook, condivise anche dalle ragazzine di tredici anni che non hanno ancora avuto la sfortuna di assaporare i pugni duri della vita.
No, il cinismo lo si acquisisce con gli anni, con i colpi e i calci, con gli occhi aperti e sanguinanti, stanchi di vedere quello che si è visto e di passare ciò che si è passato nel tempo. Chi offende la grande virtù del cinismo confondendola con qualcosa di “falso” è uno sciocco e non merita il mio tempo, né una mia spiegazione.

Potrei continuare a parlare di me in questi termini all’infinito, ma credo di aver dato tutte le informazioni necessarie per starmi alla larga e guardarmi con occhi diversi.
Sono troppo duro? No, semplicemente egoista nel giusto.

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