Seduto

La luce filtrava abbondante attraverso le tende.
La camera ne era piena e riverberava del verde acqua delle pareti.

Lui era seduto, le gambe leggermente divaricate, su una grande poltrona di vimini bianca ai piedi del letto.
Era coperto da un asciugamano alla vita.
I capelli, scuri, gocciolavano ancora di acqua.

Le sopracciglia da diavolo, un po’ aggrottate, si distesero quando gli occhi incontrarono le sigarette.
Si alzò, le prese. Girò un po’ su se stesso: gli mancava l’accendino.
Trovò anche quello e tornò a sedersi.

Stavolta distese le gambe.

Diede fuoco al tabacco.
Di profilo, aspirò il fumo.
Gonfiò il petto come a goderne ed espirò lentamente, spingendo le labbra leggermente in fuori.
Guardava qualche punto indefinibile della parete, forse pensava.

Si girò e mi fissò: “Ah ma sveglia sei?”
“Sì”
“Usciamo. Non voglio cenare, ma vorrei…”
“…un gelato” completai io la frase.
“Esatto. Un gelato”

 

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