TRENTA GIORNI DI OCCHI CIELO -CHIUSI

“Non è stato un sogno!” -Continuo a ripetermi.

“Voi l’avete visto? È stato reale?” -chiedo a due delle mie amiche. E le fisso.
Una abbassa lo sguardo e si rattrista -sempre un pò, quando pongo interrogativi simili. L’altra si incazza ed inveisce contro.
Le Mau, simili ma diverse, continuano a sostenermi.

 

Io mi sento infettata di tristezza, invece.
E la sensazione di poter infettare chi mi circonda mi fa desistere. Da qualunque cosa.

Resto a casa. Immobile.

Ho comprato un anello, in questi giorni. È marte -il pianeta. Perchè è lì che sono stata, e del resto vorrei tornarci. Oppure no. Non lo so. Anzi si, non voglio ritornarci.

Ero – e lo sono tutt’ora – una Penolope moderna in attesa del suo marziano intelligente, quando mi sono ritrovata a tu per tu con un paio di occhi -cielo!, solo un pò più grandi dei miei.
Sono stati i primi cinque minuti di conversazione a convincermi:
“A quasi trentanni, deve trattarsi di persone comode per decidere di uscire, perchè le baratto con il divano di casa!” – ha affermato lui.
“Uuh..che meraviglia!” -ho esclamato io.

Ho sempre creduto che le persone siano delle porte, e che ogni incontro genera delle variabili che vale la gioia di vivere. Tanto più, se dall’altra parte, c’è un marziano. Poi se intelligente e bello, non può che far bene.

E noi, in effetti, ci siamo fatti bene – letteralmente.

Ci siamo intuiti, prima di raccontarci.
Ci siamo sorPresi.
Ci siamo inclusi. Che è quanto di più marziano possa esserci su questa terra: Scambiarsi gli odori – condividersi punti di visti, nuovi e diversi, in uno spazio e tempo che fino a poco prima si autodeterminavano in forma singolare, l’unica possibile e capace. Io prima di te.
Coniugarsi in Che facciamo? – Cosa mangiamo? – Dove andiamo? – Ci piace? -“Dobbiamo parlare”.
Cosi da non poter più realmente tornare indietro perchè qualcosa è accaduto. Accade sempre.

Tutto ciò comporta sicuramente dei rischi -lo so bene!- Ma questi ci sono sempre, che non vivere per paura di scottarsi alla fine non ti salva, comunque. Ed allo stesso tempo crea inevitabilmente delle responsabilità. Entrare ed accomodarsi nel divano della mia vita è un privilegio, quindi. E non perchè io sia una persona comoda. Anzi. Spesso sono pungente e brutale. Non ho timore ad affermare me stessa. Un pò naif ed un pò rottermeier. E quando mi fido, lo faccio consapevole che la delusione possa esser sempre a portata di un caffè. Caldo, versato addosso. Accidentalmente, oppure.
Insomma, ho impiegato tutti i miei anni per esser esattamente cosi come sono.
Chi mi conosce, o semplicemente legge, sa che io destrutturo ogni cosa. Arrivo fino al midollo; talvolta distruggendola. Ed a pensarci bene, io questo sogno, divenuto termine di paragone, devo cancellarlo. Per andare avanti. Per ricominciar-mi. Daccapo.

Non sono una scrittricescrittrice. Sono scrittriceblogger che si racconta. A volte imparo. Altre insegno -dicono.

Oggi questa è una lezione autodidatta!

Di Rossana Campaniolo

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