Lo stupro è una porcheria

C’è un vento di quelli stizzosi che non liberano la mente, piuttosto la incastrano.
Dalla finestra sento qualcuno fischiettare il ritornello della sigla di “Popeye”.
Mi vengono in mente i Carabinieri di Firenze non so per quale macabro collegamento inconscio.

Forse non ne dovrei scrivere, forse è troppo pesante.
Ma qual è il momento per assittarsi in pizzo, se non giusto questo?

Provo un profondo disgusto per quello che è successo a Rimini e in Toscana.
Tanto da non essere riuscita a parlarne lì per lì.
Al di là del condivisibile tormentone antirazzista che gira sui social network, per cui non si può cercare di giustificare i carabinieri perchè italiani e dare addosso ai migranti in quanto tali, sono nauseata da un fatto ricorrente in queste occasioni: dal dibattito spariscono sempre le vittime.
Non scompaiono solo se vengono incolpate più o meno esplicitamente di un concorso in quanto avvenuto.
Il che è tragicamente intollerabile.

Ok, diamo addosso ai presunti stupratori, scarichiamo la frustrazione su di loro.
Ricordiamo però che dovranno esserci delle indagini che definiranno le loro responsabilità e che il processo si dovrà svolgere in aule di tribunale. Esistono apposta.
E per quanto gli eventi ci colpiscano nel profondo evitiamo di fare di questi innominabili esseri disumani eroi negativi del web,  emulabili dai primi cretini.

Concentriamoci sulle donne. Una privata per sempre della possibilità di voltare pagina, perchè le è stato asportato tutto il possibile e il suo ventre glielo ricorderà finchè campa, le altre marchiate a fuoco dalla frase “in Italia fidatevi solo di Polizia e Carabinieri”.
Prendiamoci cura di loro. Perchè nessun consenso, è chiaro, verrebbe dato da alcuno a porcherie simili sul proprio corpo e sulla propria anima.

Di Liliana Maniscalco

Got Something To Say:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyright © 2018 "Assittata in pizzo", all rights reserved. Powered by Morici basing on Romangie Theme.