Ombre d’Ambre

Attraverso i buchi della tonet tutto mi fu chiaro.
Come quando ti affacci da una scogliera e vedi il blu del mare squarciato dalle onde spumose, come di bianco latte, disegnare immagini senza senso a cui tu vuoi dare un senso.
Io ero li, intravedevo il fil di fumo, del sigaro, che sinuoso si infilava fra le foglie delle piante del giardino d’ inverno, pensai al Che. No, non c’entava nulla lui.
L’odore acre del sigaro lo percepivo misto a salvia rosmarino e menta, di pinoli galleggianti sul te caldo.
Ecco, si, andai indietro nel tempo, ad un estate trascorsa fra le dune e le oasi, nelle trasparenze del miele sui makroud, alle calde morbide ciambelle zucchero sul naso,  al vocio della gente nei mercati variopinti di spezie tra le ambre e le ombre.
Volevo tornare li, dove il tempo non aspetta le ore, seduta sulla tonet a dondolarmi fra gli odori a colori,  facendomi accarezzare i capelli dal vento come mani invisibili.

Giusy Grimaudo

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