Meglio un rospo arrapato che un principe attempato

“Una come me quando gli ricapita?” – è quanto di più intellettualmente disonesto possa partorire la mente. Di una donna.
E questo lo sa bene, anche, Bianca Pes -protagonista del nuovo romanzo di Maurizio Macaluso.
Di lei dicono sia una donna: Inquieta e disinibita. Mentre la raccontavano, come una donna che ama trasgredire, single per scelta, ma se vuole un uomo se lo prende -riporto fedelmente- io cercavo di intuire cosa potesse accomunarmi a lei, oppure. A tratti tanto diversa da me.
Ebbene si, Bianca è presente a se stessa. Esattamente come me. E di me dicono, anche, che io sia, talvolta, brutale con chi ha bisogno di compassione ma maestra con chi ha bisogno di una lezione. Io, invece, mi sento sempre cosi irrequieta. imperfetta. Fratturata. E da sempre cerco di mettermi a posto, indi. Se da un lato mi affascina l’effetto sliding doors della mia vita, dall’altro cerco di fare pace con tutti i possibili “Come sarebbe andata se..”. Arrivo fino alla fine, quindi. In fondo. Al midollo di tutto.

Maurizio, attraverso la voce di Ornella Fulco, ci fa entrare nel mondo di Bianca. Una parte di universo parallelo – quasi. Costruito su misura, in un momento in cui -dopo anni di cronaca giudiziaria- ha avvertito l’esigenza di un pò di leggerezza.
È un diario che fa la somma di tanti racconti. Di tante donne, che l’autore ha incontrato..ascoltato..Letto.

Bianca è leggera, in effetti, ma non superficiale. Arriva all’inizio di ogni incontro “spogliata”, senza pretese e pregiudizi. Non costruisce un rapporto, lo vive. Che poi è la forma di libertà massima per poter esser se stessi.

Non è presuntuosa. Ma provocatrice.

“Meglio un rospo arrapato che un principe attempato” è l’esasperazione di una consapevolezza. Nitida. Mi confessa, Maurizio.
Il principe azzurro non esiste, cosi come ha ben spiegato la psicoterapeuta, intervenuta, al debutto di Bianca in società. Alto, occhi azzurri e capelli biondi è solo una proiezione. Talvolta della disney.Talvolta delle madri.
Esistono le relazioni, però.
Esistono le persone. Che si incontrano. E poi, magari scontrano. Ed è altrettanto chiaro che tutto ciò implica una certa quantità di rischi. Ma questi ci sono sempre e non è certo facendo di tutto per non correrli che poi non ci si brucia.
Rinunciar-si non è sinonimo di tutelar-si. Non con le persone, quantomeno.

Incontrarsi.Intuirsi. Riconoscersi. Fa bene, invece. Letteralmente.
Io lo so. L’ho vissuto. E non smetto di dirlo al marziano intelligente, arrivato nella mia vita per caso, con occhi cielo e capelli cenere. Ma questa è un’altra storia di cui magari tornerò a parlarvi..intanto, però, vi consiglio un “a tu per tu” con Bianca. L’Amica che vorresti, se non ce l’hai. La donna che temi, se tua rivale.⁠⁠⁠⁠

Di Rossana Campaniolo

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