Monthly Archives: settembre, 2017

TRENTA GIORNI DI OCCHI CIELO -CHIUSI

“Non è stato un sogno!” -Continuo a ripetermi.

“Voi l’avete visto? È stato reale?” -chiedo a due delle mie amiche. E le fisso.
Una abbassa lo sguardo e si rattrista -sempre un pò, quando pongo interrogativi simili. L’altra si incazza ed inveisce contro.
Le Mau, simili ma diverse, continuano a sostenermi.

 

Io mi sento infettata di tristezza, invece.
E la sensazione di poter infettare chi mi circonda mi fa desistere. Da qualunque cosa.

Resto a casa. Immobile.

Ho comprato un anello, in questi giorni. È marte -il pianeta. Perchè è lì che sono stata, e del resto vorrei tornarci. Oppure no. Non lo so. Anzi si, non voglio ritornarci.

Ero – e lo sono tutt’ora – una Penolope moderna in attesa del suo marziano intelligente, quando mi sono ritrovata a tu per tu con un paio di occhi -cielo!, solo un pò più grandi dei miei.
Sono stati i primi cinque minuti di conversazione a convincermi:
“A quasi trentanni, deve trattarsi di persone comode per decidere di uscire, perchè le baratto con il divano di casa!” – ha affermato lui.
“Uuh..che meraviglia!” -ho esclamato io.

Ho sempre creduto che le persone siano delle porte, e che ogni incontro genera delle variabili che vale la gioia di vivere. Tanto più, se dall’altra parte, c’è un marziano. Poi se intelligente e bello, non può che far bene.

E noi, in effetti, ci siamo fatti bene – letteralmente.

Ci siamo intuiti, prima di raccontarci.
Ci siamo sorPresi.
Ci siamo inclusi. Che è quanto di più marziano possa esserci su questa terra: Scambiarsi gli odori – condividersi punti di visti, nuovi e diversi, in uno spazio e tempo che fino a poco prima si autodeterminavano in forma singolare, l’unica possibile e capace. Io prima di te.
Coniugarsi in Che facciamo? – Cosa mangiamo? – Dove andiamo? – Ci piace? -“Dobbiamo parlare”.
Cosi da non poter più realmente tornare indietro perchè qualcosa è accaduto. Accade sempre.

Tutto ciò comporta sicuramente dei rischi -lo so bene!- Ma questi ci sono sempre, che non vivere per paura di scottarsi alla fine non ti salva, comunque. Ed allo stesso tempo crea inevitabilmente delle responsabilità. Entrare ed accomodarsi nel divano della mia vita è un privilegio, quindi. E non perchè io sia una persona comoda. Anzi. Spesso sono pungente e brutale. Non ho timore ad affermare me stessa. Un pò naif ed un pò rottermeier. E quando mi fido, lo faccio consapevole che la delusione possa esser sempre a portata di un caffè. Caldo, versato addosso. Accidentalmente, oppure.
Insomma, ho impiegato tutti i miei anni per esser esattamente cosi come sono.
Chi mi conosce, o semplicemente legge, sa che io destrutturo ogni cosa. Arrivo fino al midollo; talvolta distruggendola. Ed a pensarci bene, io questo sogno, divenuto termine di paragone, devo cancellarlo. Per andare avanti. Per ricominciar-mi. Daccapo.

Non sono una scrittricescrittrice. Sono scrittriceblogger che si racconta. A volte imparo. Altre insegno -dicono.

Oggi questa è una lezione autodidatta!

Di Rossana Campaniolo

Tanto valeva infilarsi nel letto

Arrivai davanti alla porta in punta di piedi.
Girai circospetta la chiave nella serratura, al rallentatore.
Non volevo che si sentisse lo scatto.
Silenziosamente entrai e fui investita dall’aria pesante che solo la moquette riesce a far patire alle narici.

Alzai lo sguardo.

Giaceva sul letto avvolto nelle coperte fino alla vita.
I drappi delle lenzuola candide davano alla massa del corpo una tridimensionalità quasi ellenistica e riportavano alla memoria volumi e bellezze studiati in gioventù.

Il torso emergeva al di fuori di tutto quel biancore.
Mi voltava le spalle.
Un raggio di luce fendeva l’aria, colpiva la scapola destra, leggermente più pronunciata rispetto alla sinistra, e formava un’ombra che si allungava fino alla schiena.
Un altro breve e flebile lampo saliva invece per sfumarsi alla base della nuca che avevo afferrato di continuo nella notte.
Da quell’incavo partiva la testa rasata.

Chissà quali pensieri ci sono dentro. Mi chiesi. Chissà quanti.
Oppure c’era il vuoto? Forse questa era l’ipotesi più realistica. Forse la migliore.
La peggiore sarebbe equivalsa alla solitudine della domanda: rimanere o andare via?

In attesa della risposta tanto valeva spogliarsi.
E infilarsi completamente nuda nel letto.

Crescere il mio bambino

Non sono un curiosone, o almeno non per ciò che riguarda le vite altrui. Lungi da me l’essere un terribile ficcanaso e un pettegolo. Evito come la peste di essere una persona che origlia le conversazioni altrui per avere più informazioni possibili su chiunque, ma se c’è una cosa che mi spinge a ficcanasare forse troppo, questo è senza alcun dubbio il sentir parlare di mia sorella e del suo prezioso bambino, mio nipote.

Dicono: «Un bambino di questa età non dovrebbe avere un padre?»
Rifletto, ed è un grosso no.
Insistono: «Una figura maschile, una guida. Non credi?»
Pesto i piedi mentalmente. No, no, no e no.

Per quale motivo mio nipote dovrebbe avere una figura maschile del tutto forzata, nella sua vita? Perché così potrebbe imparare a guardare il culo delle donne? Così potrebbe avere una spalla con cui commentare? Con cui sfogarsi? Un modello maschile a cui ispirarsi, anche quando questi potrebbe non rispettare la propria compagna, la propria moglie, o peggio ancora i propri figli?
La figura maschile, a mio parere, non è strettamente necessaria.
Mio nipote crescerà tra le donne. E allora? Questo significa automaticamente che crescerà male? Che, nell’immaginario collettivo, svilupperà una propria sessualità diversa? O peggio ancora, diranno di lui che sarà effeminato?

Io ne dubito seriamente.

Mio nipote crescerà con due mamme, perché la sua mamma e la sua nonna lo amano in egual modo e se ne curano assieme, in egual modo. Il mio bambino crescerà con due nonne, perché la sua nonna e la sua bisnonna giocano con lui in egual modo, lo coccolano in egual modo, si sostengono a vicenda in egual modo. Il mio piccolino crescerà con tante zie, non sempre necessariamente di sangue, perché i suoi zii saranno tutti lontano e se ne cureranno a distanza, per quanto possibile.

Ma al mio piccolo tesoro non mancherà mai niente.

Non mancherà la protezione, non mancherà l’educazione giusta, non mancherà l’istruzione, così come non gli mancheranno i giochi e le amicizie, maschili e femminili che siano.
Il mio bambino imparerà cosa significa rispettare le donne, apprezzarle per quello che sono e non per il fisico che mostrano, perché alle donne sarà eternamente grato. Loro lo hanno cresciuto e protetto dalle situazioni più disagiate in cui sarebbe incappato sin da quando fu in fasce, e sempre loro lo hanno amato con un candido affetto, ed io lo vedo nei suoi enormi sorrisi ancora senza denti, ma pieni d’adorazione.
Forzare una presenza maschile, possibilmente dannosa, mi sembra inopportuno.
Il mio cucciolo ha appena dodici mesi ed una forza incredibile, un’astuzia formidabile e una capacità di comprendere le situazioni fuori dal limite. Sa già di cos’ha bisogno, ed ha bisogno della sua mamma, delle sue mamme, delle sue nonne.

Nient’altro che questo per crescere al meglio.

Essere crepuscolari o condannati alla magnificent loneliness

Ho letto solo oggi che in maggio si è svolto a Genova un convegno importantissimo di psicologia a cui è intervenuto nientepopodimeno che Otto Kernberg, psichiatra e psicoanalista di origine viennese, che per primo ha teorizzato il disturbo narcisistico di personalità.

In pratica è emerso che le nuove generazioni ne sono affette molto più che le altre.
La patologia consisterebbe in un iperinvestimento della libido sul sé, normalissimo in età infantile, per nulla in quella adulta.
Il sé sarebbe non integrato, con una scissione delle auto e alter rappresentazioni idealizzate, dando così origine a un sé grandioso.

Il narcisista sembra stare bene. Invero il soggetto si muove in una realtà fragile come il cristallo, perchè in ogni momento l’immagine che ha di sè può essere annientata dal confronto con terzi che, per questo, diventano oggetto di livore e svalutazione e vengono così tenuti lontani.

Le nostre sono generazioni condannate alla “magnificent loneliness”.


Effettivamente è vero: quanto i miti della bellezza, della giovinezza, di un successo falso a tutti i costi ci condizionano?

Eppure ricordo le letture ed i tentativi di educarmi a ben altri valori, adoperati dalla mia famiglia e dai miei insegnanti.

Quanto bene ci farebbe invece tornare ad essere un po’ crepuscolari.
La poetica e gli ideali di Gozzano potrebbero essere salvifici.
Ci potrebbe fare recuperare quella lettura dell’esistenza che tra il serio e il faceto si erge davvero dal luogo comune e descrive la banalità come felicità filtrata dall’ironia e dalla malinconia tutta insieme.

Come è possibile che tutto questo, ci sia sfuggito tra le dita?

Il Ditirammu chiude

Il Ditirammu chiude. E se chiude noi moriamo un po’ con lui.
Perchè il teatro è una promessa di vita. Anche di un’altra se vogliamo.
E’ il luogo dove ognuno può essere un po’ o tanto  diverso da sè in una dimensione di vicinanza emotiva che niente di simile può assicurare. Non il cinema, nè la tv e nemmeno la musica.

Basterebbe l’esempio dei passi degli attori che si sentono chiari e nitidi sulle assi di legno a comprendere cosa questo significhi.

Uno scalpiccio tra i più veri lo abbiamo ascoltato fino a ieri proprio lì.  Abbiamo goduto di un patrimonio per la città di Palermo che verrà a mancare, a meno di un intervento dell’amministrazione pubblica da effettuarsi con estrema urgenza.

Sarebbe una perdita immensa.
Sarebbe come smarrire uno dei gioielli più belli conservati in uno scrigno messo lì, a portata di mano, ma poco curato.

Si può solo sperare che la situazione si risolva e assicurare un po’ di sostegno emotivo.
A meno che non se ne richieda in qualche maniera uno pratico, ed allora, io ci sarei.
Intanto provate ad esserci anche voi. Condividete la notizia e chiedete che il Ditirammu venga aiutato a non sbarrare per sempre il suo ingresso.

Grazie.

Ocean Ice – Palermo

L’Ocean Ice di Palermo è un bar presente in Piazza Massimo targato dallo storicissimo “Ruvolo”.

Con tavolini che guardano all’imponente Teatro omonimo è un luogo privilegiato della città da dove il turista può godere di qualche tipicità panormita di fronte ad uno dei monumenti più importanti d’Europa.
Un sabato ho fatto l’aperitivo lì, a mie spese

Già solo per la location varrebbe la pena.
Eppure i prodotti, di qualità standard, uniti all’estrema professionalità e gentilezza per il servizio e all’abbondanza dell’offerta rendono tutto abbastanza appetibile.

Abbiamo fatto quello che pensavamo essere un aperitivo riforzato.
Nessuna avrebbe pensato che in automatico sarebbero arrivati un piatto piccolo a testa di tabulè o insalata di riso, un vassoio di stuzzichini, patatine, noccioline ed olive.

Il tutto non aveva una presentazione sofisticata, ma certo ordinata  alla vista.
Con 10 euro a testa si può dire che abbiamo in pratica cenato.
Il personale di servizio, veloce e perfetto, ci ha anche un poco viziati.

Un po’ di voti:
Location 8/10
Servizio 7/10
Presentazione dei piatti 6/10
Gusto e qualità 6/10
Rapporto qualità prezzo 6/10

Totale 33/50

Pizza e Cucina – Palermo

Si apre alla fine di Via Principe di Villafranca a Palermo e si presenta come un luogo molto familiare.
Sono andata a mangiare lì un paio di volte a mie spese.

Nel caso che vi descrivo eravamo poco meno di dieci.
All’arrivo c’è stato un problema di prenotazione, al telefono non ci hanno chiesto se preferivamo sederci all’interno o fuori, dove avremmo gradito, e questo ci ha portati ad accomodarci ob torto collo al tavolo più vicino al bancone della cucina. La mia testa in particolare confinava con la parte su cui è poggiata l’affettatrice.

La persona di servizio, pur non avendo avuto infine problemi, è stata abbastanza lenta nel prendere la comanda probabilmente perché non ha seguito l’ordine di seduta dei clienti e ha continuato a farsi distrarre da chi era più esuberante tra i commensali.

Il tavolo, preparato al momento, come gli interni, non segue uno stile particolare.
Evidentemente il locale punta sulla bontà della cucina la cui qualità effettivamente è evidente.
Abbiamo ordinato quasi tutti dei secondi, sia di carne che di pesce, una persona ha preso una pizza, un’altra un primo.

Alle presentazioni scadenti dei piatti, hanno fatto da contraltare il profumo ed il sapore molto gradevoli.
Il rapporto qualità presso è relativo: 17 euro a testa, per un piatto ed un paio di bicchieri di acqua frizzante.

Peccato perché se curassero un poco l’immagine potrebbero fare e chiedere certamente molto di più.

Un po’ di voti:
Location 5/10
Servizio 4/10
Presentazione dei piatti 5/10
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualità prezzo 5/10

Totale 26/50

Vivi Bristrot Piazza Navona – Roma

Piazza Navona si dispiega più in lunghezza che in larghezza.
Con il passare delle ore il sole gira, quindi accade di regola che i turisti inseguendo la frescura assicurata dall’ombra, si raggruppino sotto i ristoranti e i bar di un lato, piuttosto che dell’altro, e che così in un certo modo scandiscano l’incedere delle giornate estive.

Vivi Bistrot fa eccezione, perchè si trova proprio sotto al portico attraversando il quale si arriva a Palazzo Braschi, su uno dei lati corti dunque, e per questo è sempre illuminato e in ombra, al fresco.

Il luogo è arredato con una certa cura e il personale è particolarmente gentile.
E’ una promessa di pace inaspettata in mezzo a quello che, a dispetto della struggente bellezza del luogo, può rivelarsi un vero e proprio carnaio.

Mi sono fermata lì con un’amica il 16 di Agosto, in un momento di caldo infernale e pranzare è stato un sollievo.
La primissima qualità e la freschezza dei cibi biologici hanno rappresentato una garanzia di qualità, in particolare per quanto riguarda l’hummus e le bruschette con stracciatella pugliese.

Ottimi anche i centrifugati, il mio, in particolare “a sopresa”, con frutta a disposizione in quel momento, ma ragionevolmente a base di ananas.
Si distinguono i dolci, la cheesecacke e la torta al ciccolato che, in quanto vegana, è stata preparata certamente con olio di semi, acqua, farina e cacao. Gustosa e leggera.

Unica pecca: ogni tanto il personale verificava che la pietanza ordinata fosse disponibile, probabilmente perchè la facile accessibilità è un po’ limitata dalla freschezza degli ingredienti che, però, sono un vero punto di forza

Un po’ di voti:
Location 8/10
Servizio 6/10
Presentazione dei piatti 6/10
Gusto e qualità 8/10
Rapporto qualità prezzo 7/10

Totale 33/50

Ombre Rosse Trastevere – Roma

La pinsa romana, focaccia leggera condita a freddo in maniera appetitosa, che precede storicamente la signora pizza, è ideale nel periodo estivo.
Se poi voleste consumarla da Ombre Rosse sappiate che potrebbe diventare il massimo.
Il locale è trasteverino, tuttavia è la perfetta negazione di tutto ciò che è il classico ristorante di zona riservato ai turisti.

La location è curata ma non troppo, è esattamente quello che si vorrebbe trovare in un’afosa tarda mattinata di Agosto dove appetito e impegno relazionale non possono collimare.
Dedicato al cinema e alla musica l’ambiente ha le pareti letteralmente tappezzate da poster ed è rifinito con piccoli murales che rendono l’atmosfera particolare.
Il cibo si è rivelato buono e fresco.

Io ho ordinato una pinsa con formaggio, salmone e pinoli.
La mia amica una più classica con carciofi, insalata, parmigiano e olive.
Buone, gustose, leggere.
La macedonia con il gelato è stata la chiusura ideale.

Il servizio si è caratterizzato per cortesia e tempestività. Le ragazze in sala sono state informali e non invadenti.
I gestori hanno lasciato stanziare gli ospiti per due chiacchiere in più senza problemi.
Una esperienza bella da ripetere e consigliare.

Un po’ di voti:
Location 8/10
Servizio 7/10
Presentazione dei piatti 6/10
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualità prezzo 6/10

Totale 34/50

Senba – Roma

Ma tu che fai, vai a mangiare sushi a Roma?
Se mi piace sì.

Di solito vado in uno in zona Termini, una mia amica invece mi ha chiesto di accompagnarla in uno vicino Piazza Bologna dove ha mangiato diverse volte nel corso degli anni.

Il locale, che dall’esterno si presenta come qualsiasi altro sushi all’occidentale, all’interno ha una piccola particolarità divertente che lo rende diverso dagli altri: la suddivisione in panche chiuse, e separate da pannelli caratteristici, con cuscini sulla seduta lo rendono più piacevole.

Come molti presenta la formula “all you can eat” con ordinazione con foglio e numeri corrispondenti alle pietanze del menu.
Rispetto ad altri posti simili la varietà è piuttosto ristretta, ma non è detto che sia un male, potrebbe anzi essere il segno di una cura particolare. Almeno questo mi dico io in principio.

Ordiniamo due volte. Sushi misto, sashimi, wakame ed edamame sono i miei must e non me li faccio mancare nemmeno questa volta.

Il servizio è però farraginoso, tanto che per avere una sola porzione di edamame dobbiamo chiederlo due volte e poi segnalare che non è mai giunto a destinazione.
Il sushi ha un sapore accettabile ma, a contatto con la salsa di soia, si apre.
L’amicizia recupera la serata e quindi chi se ne frega di quello che abbiamo mangiato poi?

Un po’ di voti:
Location 7/10
Servizio 4/10
Presentazione dei piatti 5/10
Gusto e qualità 5/10
Rapporto qualità prezzo 6/10

Totale 27/50

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