Eschermania

Mi viene complicato capire se la mostra di Escher, che è attualmente in esposizione a Catania e disponibile fino al 17 Settembre prossimo presso il Palazzo della Cultura, mi sia piaciuta oppure no.
Questo essenzialmente perchè collego all’opera dell’artista un sentimento giovanile che non sono riuscita a fare prescindere dalla bellezza in sè dell’insieme che ho percepito.

Correva il 1990 e passai l’estate a seguire i mondiali di calcio che si svolgevano in Italia e a tentare di riprodurre alcune delle grafiche che erano comprese nel catalogo dell’opera omnia che si trovava a transitare del tutto casualmente a casa mia. Trascorsi ore ed ore e giorni sulle tavole da disegno a sporcarmi le mani di inchiostro di china.
Fu un processo introspettivo così coinvolgente da risultare catartico e preludere al migliore anno scolastico della mia vita e alla mia prima, vera, profonda crisi personale.

escher

Insomma, è impossibile per me essere onesta intellettualmente sulla questione. Già solo il tripudio carico di meraviglia che mi ha colta quando ho incrociato con lo sguardo “Mummified Priest in Gangi”, una cui semplice riproduzione a matita è tuttora appesa alle pareti della mia vecchia stanza, mi ha accecato l’intelletto.

Eppure, provando a razionalizzare, posso dedurre che si tratti di una iniziativa molto pregevole che ha consentito ad un milione di persone finora di visionare la scelta molto ampia di una produzione grandiosa.
Presentata nuovamente al pubblico dopo le tappe di Roma, Bologna, Treviso e Milano la mostra raccoglie infatti oltre 150 elaborati dell’incisore e grafico; tra questi alcuni dei suoi capolavori più noti come “Mano con sfera riflettente”, “Casa di scale”, “Buccia”.

E’ possibile vedere anche una sezione con le opere del periodo di viaggio in Sicilia, in Calabria e in Spagna e riconoscere paesaggi noti o forme e fantasie caratteristiche.

L’impianto realizzato anche a Palazzo Platamone risulta inoltre adatto alle visite dell’appassionato di arte di oggi perchè costellato da giochi di logica e di psicologia della percezione, come da angoli dove scattarsi delle foto, il che consegna un po’ l’iter museale a quella cultura della partecipazione e della condivisione che caratterizza i nostri tempi.

Un percorso, quindi, tra forme e suggestioni che hanno condizionato il gusto e, si può azzardare anche a dire, la struttura del pensiero moderno e si mostra ponte di continuità dall’inizio del secolo scorso a nostri giorni. Basta specchiarsi, per riconoscersi in uno o più dei segni tracciati che si trovano lì.

Se potessi ci tornerei.

 

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