Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma

“Quando nel titolo di una mostra ci sono le parole cuore, amore o sentimento è segno sempre, sempre che sta per arrivarti una sola”. Questo mi dice Ilaria dopo che abbiamo visionato la seconda parte di “Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma”, quella rappresentata a Castel Sant’Angelo.
Il giorno precedente sono andata a vedere la prima parte a Palazzo Venezia.

Certo per avvicinarci agli allestimenti, molto minimal e per questo volti a fare risaltare massimamente le opere, c’è voluto un po’. Soprattutto giungere all’area dedicata a Castel Sant’Angelo è quasi una piccola impresa.

Però non è del tutto vero che è una fregatura.
Perchè se è assolutamente inconfutabile che le opere di Giorgione sono pochissime, è anche vero che il contorno ha un suo perchè di grande valore.
Il percorso comprende complessivamente 45 dipinti, 27 sculture, 36 libri a stampa e manoscritti, e  tanti altri oggetti.
I maestri sono tantissimi. Tra questi Tiziano, Tintoretto, Romanino, Moretto, Ludovico Carracci, Bronzino, Barocci e Bernardino Licinio.
E’ così possibile percorrere il Cinquecento con il filo conduttore del tema dato.

gli amichetti

La bellezza assoluta è a Palazzo Venezia, dove si trova “I due amici”, uno in primo piano sofferente per amore, che regge un melangolo, arancia amara simbolo di struggimento sentimentale, l’altro sullo sfondo volendo anche un po’ beffardo. E’ il caposaldo della poetica di Giorgio da Castelfranco.

Che poi, per vedere questo, si debba infine entrare dentro il Castello e dentro Palazzo Venezia che sono un po’ dati per scontato dai Romani è tutto vantaggio.
L’iniziativa è attiva fino a metà Settembre. Se potessi ci tornerei.

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