Boteromorfismo [incompleto] al Vittoriano

“La prima riflessione di un profano di fronte ai quadri di Botero è di festosa complicità. Si entra volentieri nelle sue case, si fa volentieri amicizia con i suoi personaggi paffuti. Ci si siede, si guarda, si è presi dalla voglia di sorridere”.
Questo è quello che afferma Dacia Maraini sulla poetica del celeberrimo pittore e scultore di Medellìn.

Da Maggio e fino alla fine del mese, presso l’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano a Roma, è possibile visitare una panoramica dell’opera dell’artista.

Sono andata a vederla questa settimana e ne sono rimasta un po’ delusa.

Chiaramente Botero è Botero. Le forme sensuali, estreme nella rotondità che catturano e amplificano la luce, e ricercate delle sue figure, ieratiche dallo sguardo vacuo, nel continuo richiamo a Piero della Francesca, si sublimano nella consueta dimensione onirica, pur rimanendo ancorate alla realtà che non viene rappresentata, piuttosto trasformata.

Tuttavia la mostra è carente per due ordini di motivi.

Botero è uno dei pittori più prolifici che esistono sul pianeta a partire dagli ultimi cinquant’anni e lì, in un area spendibile come quella del Vittoriano, troviamo solo cinquanta elaborati. Ma davvero?

Inoltre mentre tutti i tratti della poetica sono in qualche maniera enucleati manca quello essenziale, quello di cui ci parla giusto la Maraini: l’ironia che porta al piacere sensuale.
E’ questa levità, questa mancanza di sofferenza che ha fatto dell’artista, l’artista che è. E’ grazie a questo che si distingue, unitamente all’uso della forma e della luce. E’ in ragione di questo filo conduttore che è stato oggetto delle critiche più feroci, fino ad essere oggetto di quel provvedimento che a Venezia compì il direttore della Biennale Arti Visive il quale “qualche anno addietro, ordinò di rimuovere ogni testimonianza di una mostra realizzata da una galleria privata a Venezia con sculture sui pontili dei vaporetti, al fine di evitare che la Biennale venisse contaminata dalla [sua] presenza” come racconta lo stesso Vittorio Sgarbi.
Ma è per questa immediatezza nella decodificazione del messaggio che è diventato noto ed importante al pari di Leonardo da Vinci al suo tempo.

Botero

Forse è perchè sottolineando questo aspetto se ne illuminerebbe la dimensione alternativa e che nega in qualche misura l’identità dell’artista come quella di colui che riporta eventi drammatici e traumatici.
Ma questo è Botero: la critica al concetto puro, all’astrattismo totalizzante, alla moderna concezione dell’arte figurativa di certi Nord Americani per cui la pittura inizia da Pollock in poi.

Se non si evidenzia questo non si è in grado di presentare Botero.
E allora, azzardo a dirlo da assittata in pizzo quale sono, che si eviti di farlo.

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