Assittarsi in pizzo è universale

Tutte le volte che salgo in autobus assisto a qualche pezzo di vita degli altri.
Un paio di giorni fa stavo sulla 101, percorrendo la direttrice di Via Libertà quando, aperte le porte posteriori all’altezza della fermata di piazza Politeama, scorgo vicinissimo quasi sotto lo scalino di uscita un uomo, dai tratti asiatici tipici del sud est, in bicicletta.
Faceva come a fermare la macchina, tanto da farmi pensare “O mamma, questo vuole caricarsi qui dentro con tutto quello che ha appresso”, invece una manciata di secondi dopo vedo spuntare dietro di lui una donnina giovane, di  non più di ventidue o ventitré anni, forse anche meno, dalla pelle scura e i tratti delicati.
E’ vestita tutta colorata e porta i pantaloni, una tipica casacca lunga e ha il capo coperto da un hijab che la rende affascinante.
Lo sguardo, nocciola, è basso, lo si vede appena appena attraverso le ciglia.
La ragazza, un po’ affannata, inizia a salire le scale e lui intanto le rivolge tre frasi nella lingua originaria.
Il tono, severo e direttivo, non lascia adito a molti dubbi.
Devono essere ordini di condotta del tipo: “Non perdere tempo”, “Non dare conto agli sconosciuti per strada” , “Stai attenta a quello che combini”.
Lei sussurra un assenso, o così sembra dal tono, e circospetta si accomoda su un sedile accanto ad un altra donna.
Le porte si chiudono, il bus parte e la ragazza sparisce alla vista dell’uomo.
Finalmente sola, e per questo libera, lei solleva la testa e, novella Magda, sospira e alza gli occhi al cielo: assittarsi in pizzo è universale!
pakistan_donna

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