Siamo condannati all’eterna giovinezza

Sono sul viale che dal cancello porta all’ingresso del complesso degli edifici di Villa Niscemi e, insieme ad un’amica, notiamo che una ragazza che sta passeggiando con noi porta le scarpe chiuse, con questo caldo insopportabile.
“Non mi piacciono i miei piedi” dice lei.
“Ti capisco” io “Ho iniziato a portare i sandali a 35 anni e passa. Ora a quasi 43 per me è impossibile rinunciarci con questa afa. Sono i miracoli dell’età che ti consentono di accettarsi e godere dell’arietta tra le dita”
Lei stupita si complimenta “Ma davvero hai 43 anni? Sembri molto più giovane!”

Bello sì.
Mantenersi giovane però si sta rivelando una condanna, per me e la mia generazione.

giovani

Obbligati ad avere la pelle levigata, al trucco a tutti i costi, a seguire la moda.
Ma si trattasse solo dell’immagine, a patto di mantenere sostanza, sarebbe anche sopportabile.

Non è così. Subiamo la schiavitù della gioventù comportamentale: millennial sempre felici, iperattivi, abusati dal tempo che sfugge tra le dita e da stupidi atti dimostrativi da social network.
Inconsistenti, persi dietro al niente, privi di alcuno spessore e nessun percorso.
Come i criceti che corrono sulla ruota, senza una via, a percorrere sempre lo stesso spazio e marciare sul posto. E marcire sul posto.

Invidio coloro che hanno fatto parte di quelle generazioni a percorso tracciato, con obiettivi certi e atteggiamenti, ruoli e relazioni scanditi e quasi prestabiliti in ogni fase della vita.
Forse hanno avuto esistenze più prevedibili, ma temo molto più piene e significative delle nostre.
E comunque in estate avevano la ragionevolezza di calzare i saldali, tutti quanti.

 

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