Io e P.

P. vive in Australia , ormai da 9 mesi, e sta bene.
Oggi è stata la prima – e verosimilmente ultima- nostra chiamata. No, non abbiamo discusso (ed ad onor di cronaca non litighiamo da tempo immemore). Rientrerà in Italia nei prossimi sei mesi – quindi tanto vale vedersi! – Abbiamo esclamato.
pigrecooQuando mi ha detto che sarebbe voluto partire, in realtà, mi ha solo spiegato perchè non avesse scelto Londra. Lui è fatto cosi. Gioca sempre d’anticipo – intuito, neutralizza le possibili obiezioni.
Inizialmente ti spiazza, poi inizi a giocarci.
Io e lui siamo simili. Ci siamo riconosciuti nei primi cinque minuti di conversazione, avvenuta attorno ad un tavolo con degli Amici. E non abbiamo mai smesso di dircelo. Non hanno mai smesso di ripetercelo.
-L’idea di base che ci accomuna è: Siamo persone libere e non dobbiamo essere libere di dire quello che pensiamo? Di essere ciò che vogliamo? –
Faccio uno sforzo, adesso, e parto da me.
Perché anche io, come P. nell’ultimo anno, ho impiegato del tempo prima di lasciarmi andare e fare “salti nel buio”, che è poi il punto di partenza di ogni crescita interiore – personale. Quando si capisce che non si può controllare tutto. Quando si capisce che ci sono tante cose che non dipendono da noi e che l’unico modo per vivere è tentare, talvolta riuscire, altre volte perdere tutto. Lasciarsi andare ed aspettare che qualcosa accada. Qualcosa accade sempre.
Accade che P. ti rimprovera del tuo anaffettismo. Eccessivo. (E se te lo sottolinea la persona che rappresenta la tua parte maschile inizi a crederci.) Adesso non dispenso, di certo, baci ed abbracci. Ma almeno non rischio di soffoccare per orticaria.
Accade che P. dall’altra parte del mondo, a contatto con mille mila genti e culture diverse al dì, si renda conto che di una famiglia si ha bisogno. Di un tessuto organico (più organico di like random su instagram). Di rapporti reali sui quali poter contare.
Perchè se è sicuramente un onere avere dei rapporti che implichino impegno, fiducia. E’ specularmente un onore avere qualcuno che, se sparisci, se ne accorge. Che parlandoti ti ascolti. Che guardandoti, ti veda.
Per mesi, anni orsono, mi è costata fatica e sofferenza non riuscire a chiamarlo e raccontargli quanto buono fosse il caffè la domenica mattina ad Erice. Ad esempio.
La normalità. Che sottovaluti, perchè dai per scontata, quando sei in guerra con il mondo. E P. per un periodo ha fatto a pugni con tutto e tutti. Una pizza a domicilio consegnata fuori tempo massimo. I voli aerei cancellati, posticipati. In ritardo. Gli zaini tirati addosso per compleanni che non potevano non essere comunque ricordati. A torta in faccia, festeggiati. In qualche modo.
Con il tempo lo si impara, e P. adesso ha il tono di voce sereno di chi sa godere e convivere con il disordine di vita umana. E condividerlo. Insomma, stupirsi di quello che la vita ci riserva.
Fidarsi e sperare.
PS. Possibile dialogo tra me e P.
-Mi manchi. Un po’.
-Solo un pò?
-Ti sembra poco?
-Non mi sembra abbastanza.
 -Ok.
 -Arrivederci.

Got Something To Say:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyright © 2018 "Assittata in pizzo", all rights reserved. Powered by Morici basing on Romangie Theme.