Storia di Com’era e di Com’è. Ossia. Ecco cosa succede quando non ci si siede in pizzo

Come doveva andare quella sera
Sedersi faccia a faccia con il proprio mostro sarebbe stato rischioso, avrei dovuto immaginarlo già dal momento stesso in cui organizzammo l’incontro alla perfezione. Io e lui, il vecchio proprietario del mio cuore, seduti ad un semplice tavolino con un boccale di birra davanti.
Agli occhi indiscreti degli estranei, questo era quello che sembrava.
Ma i miei occhi, quegli stupidi dormiglioni, avrebbero dovuto notare ogni singola cosa che non quadrava. Il suo sguardo stuzzicante, quella voglia di giocare, i suoi sorrisetti, le battutine trita e ritrita, il finto interesse e le smorfie che una volta mi avevano sciolto il cuore.
I maschi giocano così, avrei dovuto ricordarlo quella sera. Adorano giocare con le persone che una volta li avevano amati più dell’ossigeno stesso. Adorano giocare con il loro cuore, perché per una volta gli fa dimenticare che hanno ventisette anni, due lauree, un lavoro all’università e un cervello ben sviluppato. Si presume che sia sviluppato.
Giocano perché, davanti ad una persona che li ama ancora, ricordando di essere dei sani Portatori-di-Pene. In entrambi i significati della parola, ovviamente.
Avrei dovuto ricordarlo quella sera, per sedermi in pizzo e affilarmi il naso e lo sguardo, con aria di insolenza e di vittoria. Avrei dovuto interrompere la serata a metà, senza cedere ai suoi sguardi da furfante e giocherellone.
Mi sarei alzato, l’avrei fatto con fierezza, dicendogli a chiare lettere: «Scusa, ma ho un impegno urgente. Devo recuperare la dignità che ho lasciato a casa per incontrare uno squallore come te.»
amorproprio
Com’è andata, in verità?
Mi sono fatto calpestare da un Portatore-di-Pene di prima categoria.
È successo perché io sono un Portatore-di-Cuore, e come ben sapete non sempre noi abitanti di questa categoria riusciamo ad averla vinta. A volte le nostre speranze mettono radici anche nella roccia più dura, e tutti sanno che più duro della mia testa non c’è mai stato nulla.
Mi sono lasciato abbindolare dai suoi sguardi interessati, dalle sue domande curiose, dal suono della sua voce all’aria fresca della sera e dal ruvido tocco delle sue dita levigate dal lavoro e dallo studio.
Ecco com’è andata.
Ma vedete, da Portatore-di-Cuore a Portatore-di-Macerie il passo è breve, e spesso chi porta pietre e rovina è la persona più stanca di tutte.
Non mi sono alzato quella sera, ma mi sono alzato diverse sere dopo.
Mi sono guardato allo specchio, così stanco com’ero, e ho sorriso.
Annuisco soddisfatto. Adesso sono un Portatore-di-Amor-Proprio.

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