La notte elettorale

Le prime ore del mattino sono dolci.
Tra il rosso dell’alba e la freschezza della rugiada sulle foglie si cammina rientrando a casa.
L’adrenalina è ancora in corpo, ma il silenzio delle strade dormienti aiuta a rientrare  nei ranghi della propria vita quotidiana.
Svagati, certo, tuttavia presenti a se stessi.
Anche se no, di andare a lavoro non se ne parla proprio.
Raccogliere i dati, nelle notti elettorali è un gioco lungo e faticoso di precisione.
I file dei conteggi devono allinearsi e funzionare tutti.
E’ questione di nervi saldi perché poi, che excel assista o no, il risultato sarà quello, scolpito sulla pietra.
E nelle ore di ansia, mentre i numeri volano singhiozzanti, si scava nella coscienza, per capire se è necessario cercare giustificazioni e consolazioni per una sconfitta o parole credibili ed energie per mettersi subito a lavoro, in caso di vittoria.
Ad ogni modo le campagne elettorali, per chi le vive in prima persona, sono cuore, testa, sudore e tanta ricerca di equilibrio e forza interiore.
In ogni maniera tutti quelli che si sono spesi lo hanno fatto al massimo delle proprie possibilità.
Forse è l’unica evenienza in occasione della quale si è convinti di quello che si sta facendo, dell’impegno che si vuole assumere.
Si è certi di essere dalla pare del giusto.
Ed è una sensazione che, soddisfacente, riempie l’anima.
Ho seguito dai cuori pulsanti tutte queste emozioni tante volte, nel 2006, nel 2007, nel 2008, nel 2012.
Stavolta ho solo lambito la questione.
Ma, prima o poi, tornerò, perché impegnarsi direttamente è l’unico vero modo per esserci.
Parola di Assittata in Pizzo.
elezioni

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