La pollastrella. Favola della buona notte.

pollastra

Qualche anno fa i coniugi “Pollo” avevano difficoltà ad avere prole.
Questo perchè la signora in particolare era un po’ attempata, e se è vero che “gallina vecchia fa buon brodo” questo non vuol dire che le venisse semplice far l’uovo!

Dopo qualche anno a tribolare tuttavia il buon Dio graziò i due e venne al mondo da un ovetto scuro e anche un po’ miserrimo una pollastrella, tutta nera, arruffata e un poco bruttarella. Cuore di mamma e di papà, adorata come principessa, crebbe credendo di esserlo per davvero e per tutto il creato! Altezzosa e capricciosa ogni cosa buona era convinta fosse a lei dovuta, veniva accontentata e cresceva imbelle e prepotente al tempo medesimo, convinta d’esser addirittura una importante personalità destinata alla rivoluzione.

Qualche anno passò e, perchè imparasse a viver la vita, preoccupato dalla piega assunta dalla figlia, papà gallo portò la pollastra ad istruirsi e pretese che frequentasse coetanei con cui girare il mondo. Che finalmente non si sveltisse un po’ e comprendesse la sua infima altezza nel mondo? D’altro canto chi è ciascuno di noi al cospetto dell’Universo? Doveva pur apprenderlo anche lei in qualche maniera!

Ella però era abituata ai vezzi di casa, e continuava a confondere capricci e necessità, questioncelle con problemi, a travisare le gentilezze che le si usavano per compatimento, con considerazione dovuta se non addirittura guadagnata, in virtù di cosa poi non si poteva certo immaginare!

Si lamentava per un nonnulla, non prestava orecchi, restava senza cuore al cospetto dell’anima altrui, in questo modo opponendosi a tanti, in pratica contrastando il mondo, e risultando difficile e maldestra nei rapporti, insoddisfatta ed indesiderabile e tanto cattiva.

Un bel giorno, durante una gita con alcuni che non le andavano punto a genio, si trovò stanca, e infine sola perchè nessuno, essendo lei impudente e dispettosa, voleva aiutarla a tornare a casa presto e svelto che moriva di sonno.

Una compagna, d’animo buono seppur imprudente, vedendola più confusa che persuasa, pensò di aiutarla a diventar un po’ più grande, e le offrì consigli non richiesti su come prendere la via più breve ed agevole affinchè potesse ritrovare casa in tutta libertà. Ciò apparve oltraggioso alla sedicente regale pollastra: lei principessa, sarebbe dovuta essere accompagnata in carrozza, se non addirittura a braccio, e pertanto si rivolse alla già ex amica con grande rabbia e raccapriccio!

Andò via convincendosi tra sè e sè e sbraitando di aver ragione e per molti mesi lo professò nel suo pollaio ed in quelli dei vicini, senza ammettere che aveva solo avuto paura di affrontar la via in solitudine perchè non le era mai occorso e che non era stata in grado di riconoscerlo all’amica e di chiederle di restar con lei per timore che la deridesse per la sua inettitudine.

Disse a coloro che incontrava sulle aie tante malignità per nascondere il suo vero animo e tanto fu impudente che quasi intervennero i gendarmi.
Questi poi vendendo la faccenda e studiandola come davvero di poco conto la archiviarono con un risolino sotto al becco.

Ma si sa, il carattere prevale, e col tempo la pollastrella si trovò sempre più arruffata e indispettita, perchè nessuno fu in grado o comunque volle intervenire, e infine sempre più sola: anche i più arrendevoli, quelli più disposti a dir sempre di sì, alla lunga si stufarono.

Morale della favola: se un amico o un’amica  invece che trattarti come un pennuto incapace, ti considera come uno in grado di volare, prova a pensare che possa essere vero,  usa la sua fiducia in te e librati invece di lasciar le zampe sepolte nella sabbia delle tue paure.

 

 

Got Something To Say:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyright © 2018 "Assittata in pizzo", all rights reserved. Powered by Morici basing on Romangie Theme.