Era strano, era isolato, era diverso. Era già uno scrittore.

C’è un certo tacito dolore nel rincorrere i propri sogni.

Ricordo un bambino dal candido sorriso, chiuso com’era nella propria stanza del triste e grigio condominio in cui viveva, fermo davanti allo schermo di un vecchio computer.
Inventava storie, pagine e pagine intere di nere parole su pixel di fogli bianchi, e la maestra delle elementari che tanto lo aveva a cuore restava puntualmente estasiata da tanta fervida immaginazione.

Ma era diverso dagli altri.

bimbo

Ricordo che all’età di dodici anni, quella diversità cominciò a pesargli.
Nessun altro ragazzo, attorno a lui, condivideva la sua stessa passione per la lettura e l’odore dei vecchi libri rilegati in rigide copertine. Addosso a sé, il ragazzino sentiva dita puntate e giudizi lanciati al vento.

Era strano, era isolato, era diverso.

Faceva cose che nessun altro bambino avrebbe mai fatto, e per questo restava da solo.
E così, il bambino cominciò a sforzarsi di partecipare alle partite di pallone, ad interessarsi di automobili e motociclette, alle ragazzine e alle uscite con le amiche. Tristemente, restava diverso in silenzio, tra le mura della sua stanza.
All’età di sedici anni, il ragazzino-adesso-uomo capì che forse inseguire i propri sogni richiedeva davvero una certa dose di dolore; quel dolore non stava nello sforzo di apparire uguale agli altri, bensì nel coraggio di essere diverso dagli altri.
Sorridendo sinceramente alla vita, sciolse i legami forzati e si elevò verso posti che nessuno aveva mai visto. Cominciò a frequentare giornalmente librerie e biblioteche locali, afferrando un volume dopo l’altro, senza nascondere il proprio amore per i libri.
Se ne accorsero tutti in città; dalla libraia con lo sguardo fisso sulla cassa, ai coetanei che lo guardavano esterrefatti sull’autobus.
Ma il ragazzino odorava quelle pagine e ne scolpiva la sensazione dentro al petto, stringendola forte a sé nelle notti più dure.
Trovava una strana consolazione tra le pagine di quelle storie, vecchie e nuove, rifugiandosi in posti in cui nessuno avrebbe potuto mai trovarlo.

Ben presto, i libri e la scrittura divennero la sua vita. Cominciò a scrivere e continuò a leggere, tenendo il conto di quanti volumi e quante pagine avesse letto in un anno.
Cifre enormi che non gli bastavano. Quella città, quella stessa casa, la libreria che frequentava assiduamente cominciarono a stargli strette.

Decise di inventare le proprie storie. Poche pagine al giorno che divennero veri e propri libri, che si trasformarono in un sogno ad occhi aperti: il sogno di poter condividere le proprie idee e di poter trasmettere qualcosa agli altri. Il sogno di poter essere apprezzato per quello che era veramente.

Oggi, il bambino è diventato un uomo che ogni mattina apre gli occhi, consapevole di aver vissuto ogni attimo di dolore per rincorrere i propri sogni. Quei sogni che tanto ha seguito lo hanno portato ad essere diverso ed incompreso, e proprio per questo motivo, con un certo tacito dolore dentro al petto, l’uomo che adesso vive il suo sogno è un uomo felice.

E continua a respirare parole, sensazioni, idee e sogni.

Di Paolo Costa

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