Il mio amore si misura in scarpe

La letteratura da banco sottolinea sempre il rapporto tra le donne e le proprie scarpe.
E tutte le volte che leggo qualcosa sull’argomento mi viene in mente “Sex and the city” che per me è una serie un po’ da sfigati: narrazione inesistente, luoghi comuni e stupidità a go go.

Effettivamente io con loro ho una relazione ossessiva. Non con le mie, con quelle degli uomini.
Dopo avere guardato un bel tipo in viso, gli osservo le spalle e le mani e poi giù, giù giù, quello che indossa ai piedi.
E se non mi piace, per quanto il soggetto possa essere avvenente o affascinante, non c’è storia nè conversazione che tenga.

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I tre uomini su cui ho investito nella mia vita indossavano sempre modelli molto interessanti: tendenzialmente scuri, strutturati, a pianta larga, talvolta stringati, mai mocassini nè snickers del tipo “All star” come quelle degli adolescenti e mai mai, assolutamente mai, sandali.
In sostanza mi sono innamorata di quello che portavano ai piedi prima che di loro che, a riprova della sintonia, hanno mostrato sempre un’attenzione puntigliosa per le loro estremità.
Uno impazziva se stingevano i calzini, un altro si lavava continuamente ed era schiavo del calzascarpe,  l’altro era una cura persistente, con creme e cremine varie e una dipendenza dagli antimicotici.

E io come mi sono accorta di amarli?
Lasciavano le scarpe tutti e tre sempre in giro ed io, invece che incazzarmi come una biscia come sarebbe stato giusto, gioivo nel metterle a posto.

Vuoi sapere se ti amo? Poggia gli stivali in salotto…

 

 

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