Monthly Archives: marzo, 2017

Sembra un ragazzino

Sembra un ragazzino.
Quando l’ho conosciuto avrà avuto forse diciott’anni ma pareva ne portasse ancora di meno.
Sarà stata l’espressione un po’ trasognata, che ingannava allora come adesso.
Ti convince involontariamente che sta pensando ad altro, invece è concentrato proprio su di te.

E’ un sole, forte. Aperto al mondo. Luminescente.

paolo
Tanta luce però genera anche molta ombra.
Questa si sa può fare spavento, perchè è scura e nascosta, densa di non detti.
Invece nel suo caso non è così.
E’ solo la conseguenza della tridimensionalità del suo pensiero.
E’ manifesta profondità.

Ecco perchè Paolo è così: giovane e luminoso, maturo e ombroso.
Un ossimoro che stupisce e affascina e che vi sarà chiaro quelle volte che leggerete quello che scrive.
Perchè anche lui è passato da qua.

Qualcuno che non sarò io

Un giorno, qualcuno amerà il mio uomo.

Qualcuno conoscerà il mio uomo in un giorno qualunque, al sole o al gelo, ed egli imparerà a conoscerlo e scoprirlo e assaggiarlo lentamente, come solo le cose godute appieno si possono assaggiare.
Qualcuno avrà piacere di stare col mio uomo, avrà il piacere di dialogarci per ore ed ore, svegliandosi la mattina col suo volto e addormentandosi la sera col riassunto delle sue parole a girovagargli per la mente.
Qualcuno toccherà il mio uomo, quando questi glielo permetterà finalmente, e ne accarezzerà la figura paffuta e le grandi braccia, attaccate a quelle larghe e forti spalle che tanto graffiai nelle forti passioni notturne.
Qualcuno accarezzerà il mio uomo, ne traccerà i contorni decisi e forti, ne sfiorerà i peli sul petto, quella foresta che tanto conosco e che più volte ho percorso, in cui ho trovato il mio star bene e la mia quiete serale prima di dormire; ne provocherà brividi e pelli d’oca, laddove il mio uomo è più sensibile e laddove il mio uomo sta teso, dopo una giornata passata tra scartoffie e lavoro.

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Qualcuno riderà al mio uomo, avrà il piacere di sentirlo parlare, disquisire sull’aritmetica e la logica, sui numeri e sulle formule; lo sentirà parlare e sbuffare, ridere e sfogare, sentirà la sua voce alzarsi di un tono o due quando è nervoso, e riuscirà a calmarlo con un tocco e un bacio, una carezza e un massaggio.
Qualcuno si stringerà al mio uomo, circondandolo con le proprie braccia, affondandole nella sua schiena nuda piegata dal tanto lavoro e irrigidita dal peso del futuro e della vita.
Qualcuno amerà il mio uomo, in un giorno qualunque, e potrà avere la fortuna di amarlo giorno dopo giorno, dall’alba al tramonto, ovunque egli sia; lo seguirà e gli parlerà, cucinerà per lui perché il mio uomo ama il buon cibo e ama chi lo fa sentire importante, chi lo cura, chi lo ama con sincerità e passione.
Qualcuno starà accanto al mio uomo, un giorno e per sempre; quel qualcuno non sarò di certo io.

Chi sono io, dunque? Semplice: sarò l’uomo di me stesso.
Amerò me stesso, mi stringerò forte, riderò per la mia felicità, correrò da solo verso il mio futuro, mi guarderò allo specchio e mi dirò di essere forte giorno dopo giorno.
Il mio uomo non c’è, ma avrà qualcuno accanto per tutta la vita. Ed io, io avrò molto più di “qualcuno”

Di Paolo Costa

Ciao

Bello che con quattro lettere riesci a fare un discorso intero.
Basta “ciao”, un saluto, ma quello sguardo è un insieme di complimenti.
Gli occhi scuri e semichiusi, la bocca beffarda, con un angolo mezzo all’insù, nascosta da una sciarpa leggera.
C’è caldo toglitela e parliamo.
A già, tu non parli, almeno non a parole.

la bocca tumida e lucida nascondeva una befana

la bocca tumida e lucida nascondeva una befana

 

Figli

Un bar. Due caffè.
Ed è subito una chiacchiera tra amiche. Ma non una delle solite.
Questa è più bella. Profonda.
È condivisione. È fiducia.
Perchè la maternità, per quanto possa apparire un evento visibile a tutti, è quanto di più intimo possa accadere nella vita di una donna.
Non sono mamma. Non ancora.
Ho letto (che sa tanto di “sentito dire” – lo so) di mamme. Ho amiche mamme.
Insomma, è un argomento che per quanto lontano possa sembrare dalla mia vita, in realtá mi ci confronto spesso.
Se è vero, come è vero, che l’incontro con un altro essere umano cambi la vita.
Figuriamoci l’arrivo di un figlio -a.
Conosco anche donne che hanno deciso di non voler diventare mamme. C’è chi ha preferito esser presa solo in moglie e chi di vivere di carriera.
Personalmente vorrei vivere IN carriera.
Vorrei anche avere tre figli. Ed un uomo affidabile con cui con-dividerci.
Dunque, il dilemma ad un certo momento della propria vita è questo:” Esser o non essere madre!?!”.
Dare la vita ad un altro essere umano o pre-occuparsi di chi è stato abbandonato in un isututo significa assumersi la responsabilitá di insegnargli a vivere. Con le proprie gambe. E testa, soprattutto.
Subito dopo il parto avviene il taglio del cordone ombelicale. Bene, conservatelo.
Ma non accanitevi a volerlo riattaccare a tutti i costi.
Rossana Campaniolobambina

Il bene accade. Quando meno ce lo si aspetta. Cosi, come ogni forma di legame.

“Ho l’impressione che quando ti parlo tu mi ascolti”. Gli confessai. Una sera, di fine anno. In preda ai bilanci. “Ti  ascolto non è un’impressione” mi rispose. A mo di resoconto finale.
Andai a letto soddisfatta; che è molto più importante di andare a letto felice. Almeno per me.
Qualche settimana dopo, poi, mi fu smossa una considerazione, vera più che mai, ma che aveva tutto il tono di una critica: “Rossana, tu non riesci a vedere perché per te deve essere o tutto o niente”.
Si, proprio cosi. Confermo.
valentino
Ma il problema, caro mio A. (A sta per ‘maschio Alpha’), con cui ognuno di noi è costretto a confrontarsi è la finitezza della condizione umana. Perché per nessuno il tempo o l’energia sono infiniti. E quello che si dà ad una persona, lo si toglie inevitabilmente a noi stessi. Gesti o parole. Risate o lacrime. Talvolta anche solo il silenzio. Anche semplicemente perché, che si tratti dei gesti o delle parole, tutto si esaurisce nel momento in cui lo si dona. Ognuno di noi sceglie e, nella scelta, c’è sempre una parte di rinuncia.
Io ho scelto te, tu hai scelto di rinunciare a me.
Nessuno può permettersi di giudicarci, neppure noi -reciprocamente-. Evitiamo, però, di mentire. Il bene non lo si merita e non lo si strappa. Tanto più elemosina. Il bene accade. Quando meno ce lo si aspetta. Cosi, come ogni forma di legame. L’incontro tra due persone non è mai perfetto, e questo non smetterò mai di ripeterlo. Ma l’imperfezione dell’incontro, con l’incapacità di trasmettere il bene che si prova verso l’altro, nonostante tutto, non c’entra nulla.
Beffa: Cerchiamo tutti, ma proprio tutti, di dare all’altra persona quello che vorremmo ricevere da lei. Ad esempio quell’attenzione o quella tenerezza che ci manca tanto, che non abbiamo, che non riceviamo. E che però ci incaponiamo a donare all’altra persona.
Io per prima l’ho fatto. Con te, caro mio A.
Peccato che poi tu, essendo d’altronde altro rispetto a me, molto probabilmente non sapevi che fartene della tenerezza o dell’attenzione che mi sono impegnata a darti. E che ciò che ti mancava è, appunto, sempre altro.
Terribilmente altro.
È allora che l’incomprensione si installa. Nonostante le migliori intenzioni.
Ad oggi, sento di aver fatto pace con tutto quello che mi hai mancato!
Ps. Il maschio Alpha esiste. Ed in uno di questi giorni compie gli anni.

Bocca chiusa

La mia bocca resta chiusa.
Non ho intenzione di dirti niente. Non chiedere.
Perchè se fosse sì, so che sarebbe per sempre.
E per sempre esiste solo se fatichi per sempre, credi per sempre, resti per sempre.
Per questo per sempre è  troppo spesso impossibile, perchè è troppo spesso impossibile volere per sempre.

boccachiusa

Se fosse no non sarebbe forse.
Sarebbe no e basta. Senza spiragli, senza ritorni.
E tutto dovrebbe cessare.

E allora parliamo di futili amenità.
Distraiamoci per rimanere concentrati su di noi.
Ma, ricorda, che se parli tu allora parlo anche io.

 

Una pagina di “giallo”

Mi ricordo che era magrolino e muoveva braccia e gambe bluastre.
Tremava di freddo.
Mi dissero che era bellissimo. A me non sembrava tanto, però a guardarlo mi suscitava un forte interesse.

Con il passare dei giorni cambiò.
Da blu diventò giallo. La mia viva curiosità si trasformò in amore incondizionato e immotivato: era solo che respirava, al massimo rigurgitava.

Qualche settimana dopo si addormentava, la TV accesa e la bavetta che colava dall’angolo della bocca mezzo piena di tempestina, davanti ai culetti ballerini di “Non è la Rai” .

A quattro anni era arrabbiato con suo padre e tirava calci , aveva ragione lui, e a sei versava calde lacrime su un foglio di quaderno costretto a ricopiare la parola “giallo” in stampatello.

A sette o otto si ficcava sotto al tavolo. Piangeva nell’eventualità che io trovassi un fidanzato con cui andare lontano.

Poi è stato portato a correre dietro un pallone, successivamente messo tra i due pali per acchiapparlo, ma alla fine non gli interessava e così manifestava al mondo la prima avvisaglia di una intelligenza viva, autonoma e strutturata.

Superava l’infinita matematica dell’universo per amore della chimica.

tocco

Da oggi gli altri potranno chiamarlo “Dottore”, per il titolo.
Io penso che dottore c’è già da un po’ per il modo in cui affronta la vita e di tanto in tanto, maestro inconsapevole, per come ci insegna a farlo.

Che dire? Se avessi saputo che i nipoti erano una tale gioia, ne avrei avuti di più.

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