Post rivelazione su Vola Gigino vola Gigetto

Entro per la prima volta nella cucina virtuale di Liliana, che conosco da un giorno.
Vado a curiosare tra i suoi ricordi personali e con grande sorpresa scopro che una delle filastrocche di mio padre, che credevo fosse stata frutto della sua fervida fantasia, o tutt’ al più di quella di mio nonno, in realtà è conosciuta anche a Palermo, nella casa di Liliana.
Non solo, apprendo anche che il significato di quella filastrocca, di cui conoscono solo il motivetto che fa “vola Gigino, vola Gigetto, torna Gigino, torna Gigetto”, secondo Liliana è destinato a rimanere un mistero per lei e per la sua famiglia.
Che faccio? Devo soddisfare la curiosità di Liliana su cosa volessero dire le parole di quella filastrocca o sarebbe forse troppo invadente da parte mia spezzare l’incantesimo racchiuso in quel mistero?
In fondo lei è sicura che per la sua famiglia quello resterà un mistero e magari è giusto così, perché le ricorda persone care, compleanni e cose personali in cui io non c’entro proprio niente.
Che diritto ho di intromettermi in tutto questo?

A quel punto sono quasi convinta di lasciar perdere, se non fosse che il mio cervello mi gioca un tiro mancino e così nella mia mente dove un attimo prima risuonava la filastrocca di Gigino e Gigetto, adesso risuona la filastrocca “ho perduto il mio galletto”…proprio nel punto in cui non mi ricordo più le parole!
Dio quanto mi piacerebbe che la maestra Graziella fosse ancora in vita per cantarmela, o che qualcuno dei miei compagni di classe a cui ho provato a chiedere, si ricordasse quelle parole!
E invece niente, le ultime strofe della filastrocca resteranno un mistero per me, come per Liliana il senso di “vola Gigino, vola Gigetto”.
Un momento! È questo che vuoi, cervello?
È per questo che mi è entrata in testa la filastrocca del galletto? Per farmi rendere conto che forse a Liliana piacerebbe che qualcuno risolvesse il suo mistero, esattamente come io vorrei che qualcuno mi riportasse alla memoria quelle strofe?

D’accordo, a questo punto mando un messaggio a Liliana per informarla che posso svelarle il senso della filastrocca e vedo accendersi in lei la curiosità, o per meglio dire la necessità di sapere.

gigino
Proseguo dunque.
Liliana è stata anche fortunata, perché fino a poco tempo fa io stessa non sarei stata in grado di ricordare il significato di “vola Gigino, vola Gigetto”, dal momento che ho superato l’infanzia…diciamo da un po’.
Ma si da il caso che mia cugina ha due gemellini di un anno e mezzo e proprio qualche domenica fa, nel tentativo di intrattenere i piccoli per consentire a mia cugina di pranzare, mio padre si è nuovamente esibito nel suo gioco di prestigio: ha strappato due pezzettini da un tovagliolo di carta e, dopo averli inumiditi, li ha attaccati alla punta dell’unghia dell’indice e del medio.
Facendo poi ballare le dita sul tavolo ha mosso in avanti l’indice cantando “questo è Gigino”, e poi ha portato in avanti il medio cantando “questo è Gigetto”.
Quando la filastrocca dice “vola Gigino” mio padre ha alzato l’indice facendo staccare il pezzetto di tovagliolo, e così anche per il medio Gigetto.
Il gioco infine consiste nel saper riprendere sull’unghia il pezzetto di tovagliolo al momento di cantare “torna Gigino e torna Gigetto”, impresa che a mio padre riesce praticamente sempre, forse per merito della grandezza delle sue dita e delle sue mani in generale, che possono competere con quelle di Gianni Morandi.
Ironia della sorte, i ricordi di Liliana su questa filastrocca erano chiusi nella sua cucina ed è proprio a tavola, grazie a un tovagliolo e una goccia d’acqua che, nella mia cucina, prendono vita Gigino e Gigetto, dando un senso a quel motivetto.

Di Manuela Agate

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