Non alzate muri

Gli anni dell’universitá sono i migliori. Cosi come quelli del liceo et simili. Dicono. Io non lo so. E no perchè non abbia seguito l’iter d’istruzione  previsto. Anzi. Sto completando il mio 27esimo anno di vita e sto sul podio a completare il libretto (ormai abolito, ma a me sempre caro) per sentirmi dire “Con i poteri conferitemi..” (non continuo per scaramanzia!).
Dicevo, non lo so perchè vivo ogni cosa -esami soprattutto- con ansia. E questa quando c’è ti toglie qualcosa. Energie, ad esempio. Devo gestirla e nel frattempo tenere a mente articoli, sentenze. Cosi, sudo e rompo bic come se il giorno dopo non dovessi studiare altro.
Un’altra materia.
stone
Quel che so, però, è che dentro la macchina universitaria, dove io sono -per la maggior parte- solo un numero di matricola, puoi conoscere persone meravigliose.
Io ho incontrato lei. Dapprima la mia compagna di studio. Poi divenuta quella sorella che non ho.(In comprenso, ho un fratello fighissimo. Leandro). Ed infine, ad oggi, la mia persona. Si, la rach è la mia persona.(In un altro momento, magari, spiegherò cosa significa. Per me).
E poi, qualche anno dopo, ho incontrato anche lui. Non ne farò il nome. Per rispetto. E discrezione. Lui è esattamente cosi. Rispettoso e discreto. La prima volta che ci siamo parlati stavamo accovaciati sui gradini dell’atrio. Lui, apparentemente sereno e bello. Soprattutto bello. Io in preda ad una quasi crisi di panico. Entrambi aspettavamo di sostenere  un esame.
Diritto del lavoro.
Tra i due, io sono stata chiamata per prima.
Entro.
Sostengono l’esame. Trenta. Esco.
Vado fuori a prendere una boccata d’aria e lui stava lì. Forse, fumava. Per stemperare l’adrenalina. Io euforica ho abbandonato la mia borsa e lui l’ha raccolta. Qualche minuto dopo ha avuto cura di riconsegnarmela.
Nei mesi successivi ci siamo visti. Ed ancora. Raccontati.
Ho sempre pensato che ci fossimo riconosciuti e proprio per questo fatti paura. Perchè a volte, riconoscere il proprio simile significa mettersi a nudo. In quel periodo non avevo ancora fatto pace con alcune sofferenze che la vita mi aveva regalato -oggi sono esattamente come sono per tutto quello che ho vissuto, nel bene e nel male-. E cosi il mio voler controllare tutto ha prevalso. Ho alzato il muro del terrorismo. Ci siamo persi e “ripresi” tante volte. Senza mai smettere di volerci bene. Ed ad oggi ne ho la conferma. Da entrambe le parti.
Quindi..
Non alzate muri. E quelli che ci sono abbatteteli. Sporcatevi. Di e con le emozioni. Perchè il tempo non condiviso è perso. Non ci verrá restituito.
Ps. La mia tesi di laurea è di diritto del lavoro.

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