Monthly Archives: febbraio, 2017

Post rivelazione su Vola Gigino vola Gigetto

Entro per la prima volta nella cucina virtuale di Liliana, che conosco da un giorno.
Vado a curiosare tra i suoi ricordi personali e con grande sorpresa scopro che una delle filastrocche di mio padre, che credevo fosse stata frutto della sua fervida fantasia, o tutt’ al più di quella di mio nonno, in realtà è conosciuta anche a Palermo, nella casa di Liliana.
Non solo, apprendo anche che il significato di quella filastrocca, di cui conoscono solo il motivetto che fa “vola Gigino, vola Gigetto, torna Gigino, torna Gigetto”, secondo Liliana è destinato a rimanere un mistero per lei e per la sua famiglia.
Che faccio? Devo soddisfare la curiosità di Liliana su cosa volessero dire le parole di quella filastrocca o sarebbe forse troppo invadente da parte mia spezzare l’incantesimo racchiuso in quel mistero?
In fondo lei è sicura che per la sua famiglia quello resterà un mistero e magari è giusto così, perché le ricorda persone care, compleanni e cose personali in cui io non c’entro proprio niente.
Che diritto ho di intromettermi in tutto questo?

A quel punto sono quasi convinta di lasciar perdere, se non fosse che il mio cervello mi gioca un tiro mancino e così nella mia mente dove un attimo prima risuonava la filastrocca di Gigino e Gigetto, adesso risuona la filastrocca “ho perduto il mio galletto”…proprio nel punto in cui non mi ricordo più le parole!
Dio quanto mi piacerebbe che la maestra Graziella fosse ancora in vita per cantarmela, o che qualcuno dei miei compagni di classe a cui ho provato a chiedere, si ricordasse quelle parole!
E invece niente, le ultime strofe della filastrocca resteranno un mistero per me, come per Liliana il senso di “vola Gigino, vola Gigetto”.
Un momento! È questo che vuoi, cervello?
È per questo che mi è entrata in testa la filastrocca del galletto? Per farmi rendere conto che forse a Liliana piacerebbe che qualcuno risolvesse il suo mistero, esattamente come io vorrei che qualcuno mi riportasse alla memoria quelle strofe?

D’accordo, a questo punto mando un messaggio a Liliana per informarla che posso svelarle il senso della filastrocca e vedo accendersi in lei la curiosità, o per meglio dire la necessità di sapere.

gigino
Proseguo dunque.
Liliana è stata anche fortunata, perché fino a poco tempo fa io stessa non sarei stata in grado di ricordare il significato di “vola Gigino, vola Gigetto”, dal momento che ho superato l’infanzia…diciamo da un po’.
Ma si da il caso che mia cugina ha due gemellini di un anno e mezzo e proprio qualche domenica fa, nel tentativo di intrattenere i piccoli per consentire a mia cugina di pranzare, mio padre si è nuovamente esibito nel suo gioco di prestigio: ha strappato due pezzettini da un tovagliolo di carta e, dopo averli inumiditi, li ha attaccati alla punta dell’unghia dell’indice e del medio.
Facendo poi ballare le dita sul tavolo ha mosso in avanti l’indice cantando “questo è Gigino”, e poi ha portato in avanti il medio cantando “questo è Gigetto”.
Quando la filastrocca dice “vola Gigino” mio padre ha alzato l’indice facendo staccare il pezzetto di tovagliolo, e così anche per il medio Gigetto.
Il gioco infine consiste nel saper riprendere sull’unghia il pezzetto di tovagliolo al momento di cantare “torna Gigino e torna Gigetto”, impresa che a mio padre riesce praticamente sempre, forse per merito della grandezza delle sue dita e delle sue mani in generale, che possono competere con quelle di Gianni Morandi.
Ironia della sorte, i ricordi di Liliana su questa filastrocca erano chiusi nella sua cucina ed è proprio a tavola, grazie a un tovagliolo e una goccia d’acqua che, nella mia cucina, prendono vita Gigino e Gigetto, dando un senso a quel motivetto.

Di Manuela Agate

Ti voglio bene. Mi voglio bene.

Ti voglio bene.
Dovremmo dirlo più spesso. E dimostrarlo, ancora di più. Ogni giorno.
È una frase breve e coincisa. Semplice. Ed anche un pò musicale.
Dire ti voglio bene a qualcuno significa ‘mettersi a nudo’. -Chi lo dice trema-.
Accettare che qualcuno ci voglia bene significa ‘abbandonarsi’. -Il più delle volte, invece, si alzano i muri-.

Accade spesso che chi confessa di volerci bene, poi, ci massacri.
Io per prima mi sono ritrovata a dovermi leccare le ferite. Per rimaginarle. Il prima possibile.

Sono diventata bravissima.

Ho imparato a dire “Ti voglio bene”.

be-happy

Be happy

In realtá mi piace più dire “Ti voglio bene CON te”. La con-divisione.
Essere maestri con chi ha bisogno di una lezione, e smettere di essere brutali con chi ha bisogno di comprensione. Perchè chi ci vuole bene non chiede altro. Essere inclusi in una parte del nostro mondo. Lá dove batte il cuore.

I muri possono essere abbattuti e le porte sfondate. Quindi, quando rincasate, a fine girnata, togliete la doppia mandata. (R)accogliete.

Esercizio: La mattina, prima di uscire, all’ultima specchiata dite a voce alta “Ti voglio bene”.
Poi ripetetelo altre 23 volte.

di Rossana Campaniolo

Cantare a due voci: il rapporto perfetto

Può succedere, nel corso dell’esistenza, di incontrare persone molto simili a se stessi.
La somiglianza è una forza che può respingere ma può anche legare se le circostanze si rivelano particolari.

Se oltre ai pregi, fra due persone, si sovrappongono i medesimi difetti e difficoltà – soprattutto emotive – assimilabili, le viscere si attorcigliano le une alle altre e si genera un ineffabile ma soprattutto inscindibile patto di acciaio.
Forze esterne, sociali, familiari, amicali, sentimentali si infrangono se cercano di interferire.

controcanto
E così ci si trova all’interno di un canto a due voci che non stanca mai e protegge, perchè nella sua immensa imperfezione è perfetto.
A turno si contribuisce a dispiegare la medesima melodia, certe volte come prima voce, altre in controcanto, per donare all’altro forza e spessore.

Se decidete di leggere queste righe, e comprendere come incontri simili siano una benedizione del cielo nella vita, ascoltate come sottofondo l’armonia della prima e della seconda voce di “Final Masquerade” dei Linkin Park e forse intuirete cosa sto cercando di dirvi.

E voi avete una melodia secondaria che sostiene la vostra?

Non alzate muri

Gli anni dell’universitá sono i migliori. Cosi come quelli del liceo et simili. Dicono. Io non lo so. E no perchè non abbia seguito l’iter d’istruzione  previsto. Anzi. Sto completando il mio 27esimo anno di vita e sto sul podio a completare il libretto (ormai abolito, ma a me sempre caro) per sentirmi dire “Con i poteri conferitemi..” (non continuo per scaramanzia!).
Dicevo, non lo so perchè vivo ogni cosa -esami soprattutto- con ansia. E questa quando c’è ti toglie qualcosa. Energie, ad esempio. Devo gestirla e nel frattempo tenere a mente articoli, sentenze. Cosi, sudo e rompo bic come se il giorno dopo non dovessi studiare altro.
Un’altra materia.
stone
Quel che so, però, è che dentro la macchina universitaria, dove io sono -per la maggior parte- solo un numero di matricola, puoi conoscere persone meravigliose.
Io ho incontrato lei. Dapprima la mia compagna di studio. Poi divenuta quella sorella che non ho.(In comprenso, ho un fratello fighissimo. Leandro). Ed infine, ad oggi, la mia persona. Si, la rach è la mia persona.(In un altro momento, magari, spiegherò cosa significa. Per me).
E poi, qualche anno dopo, ho incontrato anche lui. Non ne farò il nome. Per rispetto. E discrezione. Lui è esattamente cosi. Rispettoso e discreto. La prima volta che ci siamo parlati stavamo accovaciati sui gradini dell’atrio. Lui, apparentemente sereno e bello. Soprattutto bello. Io in preda ad una quasi crisi di panico. Entrambi aspettavamo di sostenere  un esame.
Diritto del lavoro.
Tra i due, io sono stata chiamata per prima.
Entro.
Sostengono l’esame. Trenta. Esco.
Vado fuori a prendere una boccata d’aria e lui stava lì. Forse, fumava. Per stemperare l’adrenalina. Io euforica ho abbandonato la mia borsa e lui l’ha raccolta. Qualche minuto dopo ha avuto cura di riconsegnarmela.
Nei mesi successivi ci siamo visti. Ed ancora. Raccontati.
Ho sempre pensato che ci fossimo riconosciuti e proprio per questo fatti paura. Perchè a volte, riconoscere il proprio simile significa mettersi a nudo. In quel periodo non avevo ancora fatto pace con alcune sofferenze che la vita mi aveva regalato -oggi sono esattamente come sono per tutto quello che ho vissuto, nel bene e nel male-. E cosi il mio voler controllare tutto ha prevalso. Ho alzato il muro del terrorismo. Ci siamo persi e “ripresi” tante volte. Senza mai smettere di volerci bene. Ed ad oggi ne ho la conferma. Da entrambe le parti.
Quindi..
Non alzate muri. E quelli che ci sono abbatteteli. Sporcatevi. Di e con le emozioni. Perchè il tempo non condiviso è perso. Non ci verrá restituito.
Ps. La mia tesi di laurea è di diritto del lavoro.

SMS di passione

Oggi ho fatto un po’ di pulizia nella posta elettronica.
Ho trovato un gruppo di missive inviate da un autore appassionato e ironico.
Le ho rilette con attenzione, tanta da riportare alla mia memoria il testo di un SMS che mi aveva mandato una notte di qualche anno fa: “Bambina mia, mia bambina. Cambiando l’ordine il risultato non cambia”

mail

Ricordo la difficoltà che ho avuto nel cancellare queste poche, stupide, inutili e amorevoli parole dopo che si era allontanato da me.
Non tanto perchè mi aveva in un certo qual senso abbandonato, ma per la maniera improvvisa e insensatamente fredda. Una specie di sentenza di morte comminata ai miei sentimenti senza possibilità di appello.
Ci ho messo quattro anni a decidermi di eliminarlo dalla sim.
Di tanto in tanto tornavo a leggerlo, come se il cuore mi si potesse riaprire a partire dagli occhi.

Oggi, ho impiegato quattro minuti a togliere dalla posta quei messaggi.
Forse sono diventata indifferente ai sentimentalismi. O forse sono soltanto cresciuta.

Dovremmo smettere di dire: “Oggi no”

Quando un incidente ti porta via un’amica. Quella di infanzia. Quindi, l’amica di sempre e per sempre. Nonostante le incomprensioni. Le difficoltá e facoltá (universitarie!) diverse. I rispettivi uomini (del momento!). Capisci che il tempo che abbiamo a disposizione è prezioso. Alcuni dicono che il tempo sia denaro. Io dico che il tempo è condivisione. Dovremmo smetterla di  dire “Oggi no. Non ho tempo.” – “Oggi non c’ho voglia”, che è peggio ancora.
Simona mi ha insegnato a  tenerci strette -doppio nodo, come le nostre scarpette rosa da punta- le persone a cui sentiamo di voler bene. Ad esserci, anche quando ci mettono fuori la porta perchè arrabbiati. Rimanere vale la gioia anche quando tutto sembra non farlo credere. Simona mi ha insegnato ad avere cura. Perchè a farlo si fa bene due volte.
dance
Simona mi ha insegnato tutto ciò mentre era ancora in vita.
Non tutti, e per fortuna, hanno un’esperienza simile alla mia. E nessuna morte è paragonabile ad un’altra. Perdere i nonni. I genitori. Una sorella – fratello. Sono eventi che incidono in maniera significativa ma differente.
Io ho perso la mia amica. E con lei un pezzo di cuore.
Ed è esattamente per questo motivo che mi impunto nella vite di chi mi circonda. A cui voglio un’infinta di mattoncini lego di bene.

Laura la mangiatrice di sushi

Il sushi è un mantra. Soprattutto per le giovani generazioni. E’ di gran moda.
Qualche anno fa, ai primi cenni di popolarità, un maestro giapponese irridendomi sottolineò come non fosse altro che un cibo fatto con gli avanzi.

Eppure, è buono!
Io stessa ne sono un po’ schiava, e di più del sashimi.

Un po’ di tempo fa un locale palermitano ha lanciato una gara: al vincitore una grandissima scorpacciata di 60 pezzi in omaggio.

Ho intervistato Laura Lo Buglio, finalista dell’ultima manche in corso per capirne un po’ di più.

laura

Laura, chi sei, quanti anni hai, parlaci di te.
“Ciao a tutti! Grazie intanto Liliana per questa intervista! Sono Laura Lo Buglio, ho 20 anni e sono una studentessa di medicina!
Sono responsabile educazione del gruppo Amnesty 291 di Bagheria!
Amo i bambini, ed è proprio per questo sogno di diventare una pediatra.
Sono un tipo che ama scherzare, e adoro le freddure! Mi tengo molto impegnata durante le mie giornate. Oltre Amnesty, faccio clown therapy, ospedale dei pupazzi, vado in palestra e studio! “

Come nasce la tua passione per il sushi?
“La mia passione per il sushi nasce circa 2 anni fa. Lo avevo già provato prima, ma non mi era piaciuto inizialmente! Ho capito infatti che il sushi é come la birra, difficilmente la prima volta che la si assaggia piace, ma dopo diventa una droga! “

Quale preferisci tra i vari tipi?
“Ne adoro praticamente ogni tipologia, ma senza dubbio i miei preferiti sono gli huramaki salmone, avocado e philadelphia!”

Come mai hai deciso di affrontare questa sfida?
“Ho deciso così per gioco, ho visto che la pagina di questo locale promuoveva un torneo a gironi, e così mi sono iscritta!
Inizialmente passavano i sedicesimi con più voti, così chiedendo in giro a qualche amico, sono riuscita a qualificarmi. Dopodiché sono cominciati gli ottavi, e devo dire che cominciavo già a gasarmi.
L’idea di riuscire a vincere 60 pezzi di sushi mi ha portato fino alla semifinale. È stata davvero dura, perché il mio avversario, per giunta un amico e collega di medicina, era molto forte! Ma alla fine ce l’ho fatta! E sono qui pronta per la finale!”

Cosa prometti ai tuoi sostenitori, in caso di vittoria?
Devo ringraziare principalmente tutti i miei amici, mio fratello, i miei parenti e i ragazzi del gruppo di Amnesty, che mi hanno aiutato contattando loro amici e parenti!
In molti mi hanno chiesto qualcosa in cambio, altri si accontentano semplicemente di darmi una mano!
Avendo promesso, all’inizio del torneo, di dividere la possibile vincita con due mie amiche amanti del sushi, non posso dividerlo con tutti gli altri, ho detto loro però che, per chi volesse, so fare tante torte buone!

Grazie ancora! Aiutatemi a vincere questa finale, lo so che siete degli sbutriati* come me!!!” https://m.facebook.com/questions.php?question_id=1194719043958679

*dediti in maniera oltremodo appassionata al cibo

Due e-strani complici

Sono sempre stata autonoma ed indipendente. Cosi, non si stancano di raccontare i miei quando a poco più di un anno decisi di abbandonare il loro lettone in favore della camera adiacente. Divenuto poi, il mio posto nel mondo.
Negli anni sono stata irrequieta. Imperfetta. Fratturata. Ed anche chiaramente assittata in pizzo.

Una qualche sera di non molto tempo fa, invece, entro in macchina e NON mi siedo ASSITTATA IN PIZZO. E questo non ha nulla a che fare con il fatto che il programma prevedesse pizza e  coca-cola. Giuro!
Lui era sicuro. Ed io comoda.
Lui guidava ed io parlavo.

Due e-strani complici.

coppiainmacchina

Poi, lo squillo del telefono. Il suo.
Cala il silenzio.
Lui rifiuta o qualcosa di simile. Di fatto non risponde.
Scendiamo dalla macchina. Lo sportello mi scivola dalle mani. Sbatte.
Entriamo.
Lui ordina ed a me è passata la fame.
Medio tempore che aspettiamo, il telefono torna a squillare. Due. Tre. Quattro…volte. Non lo so.
Esco fuori.
Mi sento di troppo. Fuori luogo.
Poco dopo, torniamo in macchina e stavolta mi assetto in pizzo.
Qualche minuto dopo vengo accusata di “gelosia”.

Ecco, è proprio di questo che voglio parlarvi. La gelosia.
Che cos’è? Quali sono i sintomi? E la cura? È possibile prevenirla?
Per definizione dicesi: Stato di dubbio e tormentosa ansia che la persona amata sia insidiata da un rivale.
Bene, la treccani mi scagiona. Non perseguibile perchè il fatto non sussite.

I miei amici no, però.

Ho dubitato. E ho accusato. Perentoria, come il mio solito, affermo: “Tu nascondi qualcosa”. Legittimo, mi obietterete. Del resto e-strani. E sono d’accordo.
Legittimo, però, anche che io vada via. Accontentarsi delle briciole non serve a niente. Certo, tocca capire cosa si intende per tutto!
È vero, ho avvertito del fastidio e credo che questo avesse a che fare molto con il fatto che il tipo in questione mi piacesse.

Qualcuno dice “Chest’è gelosia” – io dico “SOS problema”.

Mi hanno detto che esistono diversi gradi di gelosia. Il primo, il più lievo, è fisiologico. Sano. Addirittura bello.

Disapprovo.

La gelosia è una serpe in seno. È quella amica -nemica (e tutti ne abbiamo avuto almeno una) che ti invita ad uscire e poi ti fa ubriacare lasciandoti alla mercè di tutti.

Ed io invece che di amiche ne ho POCHE ma BUONE vorrei un uomo con cui con-dividerci. Ed il con non indica la necessitá di essere sempre insieme e non separarsi mai. Anzi.
Indica la condivisione di un progetto e la reciprocitá di fiducia che si fonda sull’autenticità dello stesso rapporto.

Ps. Il tizio continua ad avere gli occhi piene di cose, le caviglie sexy ed a non rispondere alle chiamate. Di altre donne.

Sigh.

di Rossana Campaniolo

La polizza la fa e la riceve chi ama

Partiamo dal presupposto che della storia delle polizze mi interessa abbastanza poco. Se fosse falsa sarebbe uno dei tanti teatrini strumentali intorno alla Raggi, se fosse vera, costituirebbe l’ennesimo episodio di malaffare di un partito in Italia, un paese il cui problema principale, non dimentichiamocelo mai, è e resta la corruzione, con tutto il suo portato culturale.

Posto che bisognerebbe capire più che altro come mai Romeo  vada in giro ad accendere assicurazioni in favore di Tizia, Caia e Sempronia, ma tant’è, questa notizia mi ha fatto venire in mente un episodio del passato. Una delle dimostrazioni di amore più disinteressato mai ricevute.

Mia nipote, al tempo dell’aneddoto bambina, oggi giovane donna, è sempre stata una grandissima fan del danaro.
Non ha mai perso un’opportunità per battere cassa, per intenderci. E nessuno di noi può tuttora sfuggirle se lei ha deciso che qualcuno in famiglia, con particolare riferimento a sua madre, deve erogare.
In quel tempo, possedevo alcune sostanze ereditate dai miei genitori – oggi andate bellamente in fumo –  che mi permettevano di operare qualche investimento.
Mi proposero di attivare una polizza assicurativa sulla vita.
Potevo avere 22 o 23 anni. Sebbene giovane  e soprattutto molto inesperta avevo compreso che lasciare dei soldi a marcire, senza movimentarli, non avrebbe giovato a nessuno. Così accettai.

polizza
Dovevo individuare un beneficiario, e così pensai proprio a questa nipotina, secondogenita di una delle mie sorelle, una dei tre bambini di casa: gli altri due, primi nati, avrebbero avuto forse più possibilità di lei, un benefit avrebbe potuto farle comodo negli anni a venire. Pertanto mi decisi e indicai il suo nome, con tanto di commozione della funzionaria della banca: in caso di mia prematura scomparsa lei avrebbe intascato.

Passati un paio di anni, diventata lei più grandicella, decisi di informarla.
Ebbe una reazione di netto rifiuto: “Io non voglio dei soldi pevchè tu muovi”, e mi lasciò là, piacevolmente sorpresa: “Mi ama” pensai.
Di quel tesoretto nulla è più rimasto, a causa della crisi.
Anzi fu una delle prime linee di risparmio della mia vita ad andare in fumo, con sua grande soddisfazione.

Tuttavia la morale del ricordo è chiara. Ama chi la polizza la fa. Ama chi la polizza la riceve.

Ovviamente si fa per celia…

Pollo profumato

Ieri sera ho cucinato il pollo profumato.
Come? Ovviamente con quello che mi sono ritrovata in frigo in maniera del tutto casuale.
Eppure è venuto molto buono.

E’ possibile utilizzare le carni più pregiate, come per esempio il ruspante modicano, o le più economiche alette da banco che si trovano a costo irrisorio al supermercato

Vi faccio il video che è più comodo.

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