Monthly Archives: gennaio, 2017

Tempo

E’ bello avere un blog.
Può funzionare da diario. Ho letto da qualche parte che scrivere, anche se non ogni giorno, ha una funzione terapeutica, rilassante e rinforza la fiducia in sè.
Certo quello di cui non ho bisogno è di accrescere il mio io che ha già grossi problemi di contenimento…

La musica corre quasi precipitosa.
A tratti è accorata, il che è strano, perchè si presenta sotto criticabili spoglie new age.
Forse lo sembra perchè lo sono io: questa giornata è più scura di altre e mi piace di meno.

La vita comunque scorrerà, come è successo nelle ultime decadi.
Perchè dovrebbe comportarsi diversamente da come ha sempre fatto?

tempo

Non resta altro che desiderare che il tempo corra, si precipiti tumultuoso, che attraversi i giorni, le settimane e i mesi con più vigore possibile, che duri un istante, e abbia infine il senso che cerchiamo, che aiuti per sempre l’amore a fare da trampolino invece che da zavorra.

A freddo

“Ti sfido a trovare una serie di opere musicali dello stesso compositore, alcune incompiute, e a riascoltarle, senza sapere quali sono quelle finite e quali no. Comunque non saprai distinguerle. Le relazioni sono così, non è che si compiono o meno. Sono e basta.”

dispalle

Se è per questo ci sono relazioni che sono senza essere oppure che non sono mai ma ci sono sempre.
Come un rumore di fondo. Lì. Ad occupare spazio mentale ed emotivo, a controllare che non una foglia si muova, a mantenere un equilibrio disallineato.

Ci vorrebbe solo un po’ di coraggio, per portarle alla luce e reciderle,  perchè vigliacche e omertose.
O viverle, perchè alla fine hanno trovato la forza.

Sopravvivere a un sogno aggrappata a una ringhiera

Siamo a casa.
E’ un appartamento che mi succede di vedere in sogno molto spesso.
Piccolo e arredato con mobili molto moderni, scuri, laccati, di gran gusto e molto funzionale.
Quella che si dice una bomboniera, però avanguardistica.

Non ne sono certa ma forse è casa di mia sorella Carmela. Comunque mi sento a mio agio.

Per qualche motivo esco e capisco di essere a Siracusa. Nella piazza dove si affaccia l’appartamento c’è la fossa archeologica del Tempio di Apollo, con tutte le grate intorno a protezione.
Mi avvicino per guardare ancora una volta nella vita il monumento, sebbene siano solo dei resti, mantengono ancora la loro maestosità.

Mentre sono appoggiata con le mani sulla ringhiera, alta che finisce ben al di sopra della mia testa, ha inizio un fortissimo terremoto. Vengo sbattuta di qua e di là, che manco in un incontro di wrestling, ma aggrappata al metallo della recinzione riesco a superare indenne il momento.

Eventi che terrorizzano anche in sogno

Eventi che terrorizzano anche in sogno

Rientro in casa sconvolta. Mia sorella sorridendo mi annuncia che si trattava della famosa e attesa catastrofe di magnitudo 7.2, ma che tanto l’epicentro era nell’entroterra siciliano. Mi preoccupo, penso ai miei amici che abitano lì vicino perchè deduco che si tratta della zona del Belice.
Lei invece minimizza perchè a quanto pare non c’è stato nemmeno danno alle cose.

Dopo tre secondi bussano alla porta e, commenta Carmela con un “c’era da aspettarselo”, è mia sorella Rosa Rita. Lei è da sempre terrorizzata dai sismi, era ovvio che sarebbe corsa da noi insieme al marito.

Inizio a rilassarmi con la famiglia intorno.
Un mio amico fraterno si materializza davanti a me senza bussare alla porta.
“Ma dov’eri durante la scossa?”. “Aggrappata alle grate, qui fuori” rispondo.
E lui biascicando “O mio Dio, se si fosse aperto il pavimento saresti caduta giù”.
Mi sono svegliata con il senso di terrore di chi è appena scampato alla morte.

 

Alle porte del cielo. La morte in musica.

Chi non la conosce?

Intendo “Knockin on heaven’s door”, la famosissima canzone di Bob Dylan che fotografa il momento della morte di un sceriffo, colonna sonora del film “Pat Garrett & Billy the Kid”
Rivisitata da un sacco di band e solisti, la cover più famosa è forse quella dei Gun ‘N Roses.

la locandina del film

la locandina del film

Per tantissimi è quasi un manifesto di pacifismo in musica.
Ma non è vero. E’ solo la descrizione di un uomo che sta lasciando questo mondo.
Un distintivo, una targetta, un preconcetto categorico quello sono e si attaccano a qualasiasi persona, suo malgrado.
Queste quattro parole riassumono in musica semplicemente il momento topico di un’esistenza:

Mamma toglimi questo distintivo
non posso più usarlo
si sta facendo scuro, troppo scuro per vedere
mi sembra di bussare alle porte del cielo

Busso alle porte del cielo

Mamma seppellisci le mie pistole nella terra
non posso più sparare
quella lunga nuvola nera sta scendendo
mi sembra di bussare alle porte del cielo

Busso alle porte del cielo.

 

Nevica

Ok, anche qui, in Sicilia, nevica in maniera consistente.
Non succedeva addirittura dal 2014! Immaginerete lo stupore generale e la valle di foto sui social.

Paesaggio di oggi a Busso. Località del Molise. Foto concessa dalla mia meravigliosa amica Marilena Albanese.

Paesaggio di oggi a Busso. Località del Molise. Foto concessa dalla mia meravigliosa amica Marilena Albanese.

Come ha condivisibilmente commentato un mio amico ve lo dico pure io “Abbiate pazienza nordici, la neve per noi qui è come il mare in Piazza Duomo a Milano, diventiamo un po’ bambini carichi di meraviglia”.

Ovviamente insieme al coro dei confusi e felici c’è stato quello dei disastristi che contano i morti per il gelo e poi la frangia immarcescibile dei marittimi: che palle sta temperatura voglio la spiaggia e il latte di cocco on the rocks.

Io invece sono contentissima di questo incedere ciclico che la natura ci impone e spero di goderne il più possibile.
Un po’ perchè secondo me mi è stato trasmesso in maniera significativa dalla maestra Maggio Celestino, insegnante di vecchio stampo delle elementari che mi ha dato le basi anche del saper vivere, un po’ perchè è insito nel mio carattere.
La continuità e l’assenza di cambiamento mi distruggono.
Ma che palle se ci fosse sempre caldo o sempre freddo.
Ma che bello vedere addormentarsi la natura lentamente in autunno e ammirarne il risveglio in primavera.
Perchè poi diciamolo, se non fosse così tutti romperemmo i timpani perchè non esistono più le mezze stagioni!

 

 

Rifiuto e rifiuto

Chi non ha paura del rifiuto?
Immagino nessuno. Tutti ci siamo passati, fin da bambini, e abbiamo dovuto fare i conti con i “no”.
Tanti, tantissimi. Molti quelli che ci hanno fatto soffrire. Specialmente quelli di chi abbiamo amato.

Muri di spalle

Muri di spalle

Eppure c’è rifiuto e rifiuto.
Meglio un grande, fragoroso, dirompente e distruttivo no, che tanti dinieghi piccoli piccoli, apparentemente di poca importanza che costellano certi rapporti.

Con il primo riesci ad imbastire una reazione, anche solo difensiva, i secondi non ti lasciano scampo.

“Non me la sento”, “Sai come sono fatto”, “Ho bisogno dei miei spazi”…
Piccole e frequenti incrinature che piano piano riempiono le relazioni di rimprovero e recriminazione e le soffocano.

Ad ogni piccolo no, mandi giù un boccone amaro di delusione, ed ogni volta è sempre un po’ più difficile andare avanti. Finchè molli.
La guerra si può vincere, ma anche se sconfiggi la guerriglia, contro quella perdi ugualmente, perchè ti lascia completamente distrutto.

 

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