Virginia Raggi, i frigoriferi, la comunicazione

Mi corre l’obbligo di ammetterlo fin dalla premessa: Virginia Raggi mi sta un po’ sugli zebedei.

Sarà che non riesco a comprendere appieno il movimento da cui proviene e anzi che ne ho un po’ paura, sarà che il clima sociale in cui si muove sembra analogo a quello in cui nacque e si sviluppò il fascismo, sarà che trovo presuntuosa la sua fiducia nel proporsi per amministrare Roma, che è un immenso brulicare di problemi, criticità e disservizi, sarà che ha le orecchie a sventola che mi ricordano quelle del buon Giulio. Sarà.

Eppure certi giornali non li capisco.

Comprendo che siamo analfabeti dell’immagine ma avete notato le foto che le testate usano quando si tratta di parlare di lei?
Per esempio questa:

Virginia Raggi

E’ sufficiente darle un’occhiata.
Virginia Raggi, sindaco di Roma Capitale, è oggettivamente una bella donna, giovane, proporzionata, dai lineamenti regolari. L’unico difetto che ha sono appunto le orecchie, da lei costantemente e saggiamente coperte con i capelli.

In questa immagine non solo le orecchie sono belle in evidenza ma la figura, forse carpita in un momento di stanchezza, lascia trasparire una forte tensione, quasi rabbiosa.
L’utilizzo delle luci e la gamma dei blu, un colore freddo, così alzata, aiuta a dare un’immagine ancora più fosca alla donna.

Ora chiosare questo artificio grafico con un titolo che inizia con l’espressione “Senza polemiche”, come ha fatto Huffington Post a suo tempo, per poi aggiungere che il sindaco Raggi era assente ai funerali delle vittime del terremoto di Agosto è immediatamente traducibile nella più comune delle manipolazioni di un giornale per colpire un’area politica strumentalizzando la parte destra del cervello, quella delle emozioni, invece che sollecitare la razionale sinistra.

Ancora oggi i quotidiani, on line e non, riportano una profusione di articoli sulla questione dello smaltimento dei rifiuti ingombranti della città. Badiamo bene, il tema è serissimo, tanto da sconcicare la Commissione Antimafia.

E La Repubblica che fa? Dedica uno spazio all’ironia dei social su quanto è accaduto:

Ironia...

ironia…

Si tratta ovviamente di uno humor indirizzato a lei che viene identificata come piccola, incompetente e un po’ scema.

Però io sono convinta che, se si vuole essere credibili quando si critica una rappresentante, che ci piaccia o no, così importante si deve prestare attenzione ad un solo aspetto: ad essere rigorosi e, in questo modo, non scadere nella qualità dei messaggi, nei toni e nelle modalità espressive.

Finché articoli e sostegni alla comunicazione che la riguardano avranno questa impostazione non saprò decidermi se è meno affidabile lei o i giornali che ne narrano le vicissitudini come fossero le avventure di Pollyanna.

 

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