La panatura è una cosa seria

La panatura è una cosa seria, serissima. In Sicilia e soprattutto a Palermo.

Non c’è tempura nipponica nè fritti alla romana che tengano. Perchè noi non friggiamo mica e facciamo pagare lautamente i turisti per questa delizia davvero semplicissima e ampiamente replicabile in scala.

Quella di base è costituita infatti solamente – si fa per dire – da pangrattato e sale grosso.
L’alimento – bistecca, petto di pollo o tacchino, pesce, verdura anche una salsiccia se viene tagliata e leggermente sgranata- viene prima girato e rigirato in un po’ d’olio evo e poi in questo semplice composto.

Quindi cotto, alla griglia o dentro al forno.

A seconda del tipo di sapore che si vuole ottenere, si possono aggiungere uno o più aromi adatti al gusto o alla circostanza.

La panatura è un must

La panatura è un must

Il rosmarino è un must, specie con le carni. Ma non sono da disdegnare l’origano, la salvia, l’erba cipollina, il basilico e via via anche profumi più orientaleggianti, come il curry o la curcuma.

Chiaro è che spesso si va per prove, nel tentativo di fare incontrare la fantasia con il palato.

Alcune più sfiziose, sebbene tradizionali nell’isola, prevedono la scorza grattugiata di limone o arancia, oppure la granella di pistacchi o mandorle o tutte e due insieme.
Altre, più moderne, l’inserimento dei semi di papavero, di chia o di lino.

In buona sostanza non c’è che da sbizzarrirsi, sempre tenendo a mente che la semplicità della base di partenza è quella che vince su tutto.

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