Ventrité anni

“Ho ventritré anni”, la sento dichiarare a qualcuno con smaccato accento a cantilena.
Ma sei brutta lo stesso, penso. Sì, perchè ne esistono anche di giovani. Befane intendo.

Eppure in un contesto di ignominia estetica, concentrandomi solo sulle sue labbra e sul loro movimento, arrivo a trovare la bocca addirittura piacevole.
Sarà che scandisce bene le parole e per questo la pelle le si tira a sufficienza a renderle i canotti ben tumidi e lucenti.

la bocca tumida e lucida nascondeva una befana

la bocca tumida e lucida nascondeva una befana

Forse lei è convinta di essere belloccia.
Sarà che qualche mese prima aveva una ventina di chili in più addosso e ora può sfoggiare con maggiore agio un cappottino tre quarti nero che dovrebbe riuscire a darle l’aria elegante che non comunica per sua natura.
Sarà per il modo in cui mi guarda.
Saluta con affettata discrezione gli altri presenti e si siede nella fila davanti alla mia.

Lui arriva subito dopo. Lo stesso cappotto tre quarti.
Deve essere il tratto distintivo dell’assimiliazione tra i due.
Mi vede e sbianca. Attende un po’ per avvicinarmi.
Una volta accanto a me pilucca i pallini di lana dal mio golf beige.
Gli tremano vistosamente le mani.
Lo trovo detestabile e lo ignoro.

Quando odio qualcosa o qualcuno semplicemente me ne tengo alla larga e non investo energie, nemmeno in un sogno come questo.

Si siede accanto a lei. Sanno già entrambi che è un vuoto a perdere.
I chili torneranno e lui da dove è venuto, lasciandola sola con le sue illusioni cui il tempo rivelerà l’essenza capricciosa.
Mi dispiace tanto bambina, ma per giocare a fare la signora devi esserlo almeno un po’.

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