Otto anni fa oggi

Otto anni fa, come oggi, mi sarei svegliata senza impegni.
Un po’ infastidita dal rumore di stoviglie che proveniva dalla cucina.
Per la precisione si sarebbe trattato di fracasso di tazze e piattini, di quelli di porcellana molto sottile, che hai un po’ paura che si rompano solo a guardarli.

Ogni volta, per il mio compleanno, la zia mi portava la colazione a letto. Ed era sempre la stessa.
Una tazza di cioccolata calda, fumante, con otto, non so perchè ma sempre otto, biscotti.
Era piacevole. Lo era molto di più quando Ottobre non era caldo.
Per esempio due anni fa facevano quaranta gradi all’ombra e sarebbe sembrata un’impresa più che altro.

Comunque sia sarebbe comparsa sulla porta in penombra ancheggiando come Mamy di “Via col Vento” – la mole era quella –  e avrebbe cantato il motivetto, sempre uguale, che ha intonato per tutti: “Vola Gigino, vola Gigetto, torna Gigino, torna Gigetto”.

Non chiedetemi cosa volesse dire, la filastrocca. Resterà sempre negli annali dei misteri familiari.
Fatto sta che saltellando e svolazzando come una farfalla da un punto all’altro della mia stanza, mi avrebbe donato la colazione più amorevole di sempre, anche se avevo ancora sonno e, vorrei dire, 34 anni suonati!

Ci sono stati periodi molto difficili nella vita della mia famiglia e la zia aveva anche i suoi problemi.
Però una cosa me l’ha insegnata: a rialzarmi nel momento più basso, aprire le ali e volare sull’esistenza, prendendola un poco alla leggera. Leggera esattamente come saltellava qua e là per la mia camera le mattine dei miei compleanni.
E così ha fatto fino all’ultimo. Dandomi la migliore delle lezioni.

La zia i qualche maniera volava sulla vita

La zia in qualche maniera volava sulla vita

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