La befana vien di notte

E’ notte quando incontro la befana israeliana.
E’ brutta ma non troppo: il viso leggermente irregolare, i denti un po’ sovrapposti tra loro, due canini lievemente sporgenti.
I capelli nerissimi, salvo la ricrescita bianca.
E’ sciatta: indossa un paio di pantaloni a fantasia ed una t-shirt rosa più larga sulla pancia, rigonfia di un parto ormai lontano negli anni. Un paio di sandali da donna anziana completano il quadro.
Sulla testa un grande punto interrogativo sospeso.

Sorride. Mi parla leziosa, agitando leggermente le manine davanti a sè.
Aspira le sillabe, scandendo bene le parole.
E’ un’insegnante di quelle che insegna perchè non avrebbe saputo fare altro.
Si vede dalla presunzione malcelata dai suoi modi solo apparentemente amorevoli e dagli occhi fondi di furbizia.
Mentre ciancia inclina la testa, ora a destra, ora a sinistra, come a fare la comprensiva.

Le sue parole sorridenti sono pietre.
E’ venuta a prendersi il mio amato.
Lo ha scritto anche su Facebook, dove ha lanciato strali contro i musulmani palestinesi.

tu sarai una befana ma io sono una strega

tu sarai una befana ma io sono una strega

Lui appare alle sue spalle.
Non ne vedo il volto, ma deve essere davvero un cretino, perchè si mette a fare l’idiota con lei sebbene io sia lì e me ne accorga con tutta evidenza.
E’ insinuante e insincero nei modi con entrambe, lo capisco da una specie di balletto che inscena saltellando.
Forse si tratta di un diversivo per distrarci.

La guardo e dico: “Ma non te lo eri preso l’anno scorso? Perchè non te lo sei tenuto? E soprattutto, perchè non te lo tieni?”

Mi sveglio con un sussulto. Sto ridendo di cuore.
Una risata, cosciente, li manda in fumo: tu sarai una befana, ma io sono una strega.

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