Monthly Archives: ottobre, 2016

Grandi amori sul pullman e anche sotto

E’ tardo pomeriggio e il pullman che collega l’aeroporto alla città è strapieno.
Il conducente valuta di partire subito, non ci sono più posti disponibili.
Fanno appena in tempo a salire gli ultimi due utenti, un uomo e una donna.

Amore sul bus

Amore sul bus

Nel silenzio generale, carico di stanchezze dei viaggi, la signora si agita.
Bionda. Parla a voce alta, gesticola e quasi si sbraccia.
Deve scendere immancabilmente alla prima fermata.
Raccomanda più volte all’autista di ricordarsi di questo.
E’ un po’ accorata.

Appena usciti dall’autostrada, approssimandosi la discesa, il vicino di posto la afferra e la bacia appassionatamente.
Wow!- scuote l’intero autobus – Che grande amore!

Lei fa per andarsene, lui resta dov’è.
Lei si gira, un altro cenno di saluto con la mano e va via.
Cala un po’ di malinconia condivisa per la fine del viaggio tra i due innamorati.

Passano un paio di fermate. Adesso tocca a lui uscire dal bus.
Si precipita: lì davanti una macchina posteggiata.
All’esterno una donna. Bruna.
Lui la afferra e la bacia appassionatamente.
Wow!- scuote l’intero autobus – Che grande amore!

 

Oggi piove comunque

Oggi piove.
Lo intuisco con uno sguardo fugace attraverso le tapparelle.
Considerando che sono già le otto del mattino c’è troppa poca luce che traspare dalle fessure, tra una stecca di legno e un’altra.

Uscendo da casa agguanto veloce un ombrello.
Sul portone la conferma di tante gocciole leggere che scendono ad incontrarmi, accarezzate dal vento e un po’ inclinate.
Decido di ripararmi e lo apro. E’ rotto perchè leggermente scucito da un lato.
E cosa potevo aspettarmi poi da un parapioggia viola? Avrei dovuto prevederlo.

Oggi piove

Oggi piove

Dovrei avere il sale in zucca di acquistarne di colori brillanti e vivaci, come giallo, celeste o arancio – faccio ammenda con me stessa –  ma sono dedita alle tinte fosche da sempre.

Pochi metri e mi inzuppo. Pochi istanti di attesa sotto una vecchia pensilina metallica in pieno stile anni settanta hanno il sapore dell’eternità.

Oggi comunque avrebbe piovuto.
Se non fuori, dentro.

Virginia Raggi, i frigoriferi, la comunicazione

Mi corre l’obbligo di ammetterlo fin dalla premessa: Virginia Raggi mi sta un po’ sugli zebedei.

Sarà che non riesco a comprendere appieno il movimento da cui proviene e anzi che ne ho un po’ paura, sarà che il clima sociale in cui si muove sembra analogo a quello in cui nacque e si sviluppò il fascismo, sarà che trovo presuntuosa la sua fiducia nel proporsi per amministrare Roma, che è un immenso brulicare di problemi, criticità e disservizi, sarà che ha le orecchie a sventola che mi ricordano quelle del buon Giulio. Sarà.

Eppure certi giornali non li capisco.

Comprendo che siamo analfabeti dell’immagine ma avete notato le foto che le testate usano quando si tratta di parlare di lei?
Per esempio questa:

Virginia Raggi

E’ sufficiente darle un’occhiata.
Virginia Raggi, sindaco di Roma Capitale, è oggettivamente una bella donna, giovane, proporzionata, dai lineamenti regolari. L’unico difetto che ha sono appunto le orecchie, da lei costantemente e saggiamente coperte con i capelli.

In questa immagine non solo le orecchie sono belle in evidenza ma la figura, forse carpita in un momento di stanchezza, lascia trasparire una forte tensione, quasi rabbiosa.
L’utilizzo delle luci e la gamma dei blu, un colore freddo, così alzata, aiuta a dare un’immagine ancora più fosca alla donna.

Ora chiosare questo artificio grafico con un titolo che inizia con l’espressione “Senza polemiche”, come ha fatto Huffington Post a suo tempo, per poi aggiungere che il sindaco Raggi era assente ai funerali delle vittime del terremoto di Agosto è immediatamente traducibile nella più comune delle manipolazioni di un giornale per colpire un’area politica strumentalizzando la parte destra del cervello, quella delle emozioni, invece che sollecitare la razionale sinistra.

Ancora oggi i quotidiani, on line e non, riportano una profusione di articoli sulla questione dello smaltimento dei rifiuti ingombranti della città. Badiamo bene, il tema è serissimo, tanto da sconcicare la Commissione Antimafia.

E La Repubblica che fa? Dedica uno spazio all’ironia dei social su quanto è accaduto:

Ironia...

ironia…

Si tratta ovviamente di uno humor indirizzato a lei che viene identificata come piccola, incompetente e un po’ scema.

Però io sono convinta che, se si vuole essere credibili quando si critica una rappresentante, che ci piaccia o no, così importante si deve prestare attenzione ad un solo aspetto: ad essere rigorosi e, in questo modo, non scadere nella qualità dei messaggi, nei toni e nelle modalità espressive.

Finché articoli e sostegni alla comunicazione che la riguardano avranno questa impostazione non saprò decidermi se è meno affidabile lei o i giornali che ne narrano le vicissitudini come fossero le avventure di Pollyanna.

 

La sasizza è poesia

La sasizza è poesia. Soprattutto nelle case siciliane.

In occasione dei pranzi familiari, per le feste, si possono prevedere delizie di ogni tipo per la tavola, pietanze ricercate, novità gastronomiche, ma mai, e sottolineo mai, manca la salsiccia.

Nessun pasto nell’intera isola è degno dell’appellativo di “completo” in assenza dei saporiti callozzi.

Ovviamente ce ne sono di infiniti tipi.

Per adesso sono fissata con quella di suino nero dei Nebrodi, molto più simile al cinghiale che al maiale. Un animale allevato nella zona da tempi antichissimi. Già se ne rilevava la presenza tra il VII e il VI sec. a.C.

L’ho cucinata con i funghi.

Ingredienti (per una persona):
gr 250 di salsiccia
gr 250 di funghi già puliti
1 cipolla piccola
1/2 bicchiere di vino bianco
sale q.b.

Ho oliato una padella, ungendola appena, facendo in modo da non eccedere.
Ho soffritto brevemente la cipolla tagliata a pezzetti e ho incorporato quasi subito la salsiccia, che ha rilasciato i suoi grassi.
Quindi ho sfumato il vino.

salsiccia ai funghi

salsiccia ai funghi

Una volta asciutto, ho aggiunto i funghi e il sale.

Ho portato a fine cottura, ho servito e ho sognato.

Il piatto è semplicissimo, e può essere cucinato anche con della salsiccia da banco. Esattamente come i prataioli, utilizzati in questo caso, possono essere sostituiti con altre diverse varietà, o il vino usato per sfumare essere di maggiore o minore qualità. Da questo dipenderà il risultato finale che, in ogni caso, si mantiene sempre abbastanza buono.

 

 

 

 

Le persone sono come le coperte

Le persone sono come le coperte.
A volte rispondono bene all’esigenza di riscaldare chi avvolgono, altre volte non hanno la stoffa della qualità necessaria per portare beneficio a chi dovrebbero.

Spesso proteggono, talvolta lasciano col sedere al freddo.

Hanno in entrambi i casi un problema di estensione.
Non sempre le coperte sono sufficientemente grandi per avvolgere. Non ce la fanno.

la coperta certe volte è corta ma non è colpa sua

la coperta certe volte è corta ma non è colpa sua

Ecco, per alcune persone è così.
Non è che sono cattive. Semplicemente non hanno la capacità ed ampiezza di animo per affrontare le situazioni e confortare le persone, anche quelle cui dovrebbero appartenere.

E se, tirala di qua, e poi tirala di là, la coperta ti lascia con i piedi all’aria perchè è corta ed è inadeguata non è certo colpa sua, se non per un limite della sua stessa essenza, non certo della volontà.
La medesima evenienza accade con alcuni esseri umani, verso i quali è inutile provare rabbia: semplicemente non gliela fanno.

L’amore da sogno? Un incubo.

L’amore da sogno? Un incubo.
Perchè si tratta di un’aspettativa della fantasia che non trova alcun riscontro nella realtà.

Gli esseri umani si alzano al mattino, trascorrono la loro giornata, lavorano, tornano a casa, puliscono, amministrano i loro beni, accompagnano la famiglia, talvolta si divertono o si arricchiscono culturalmente, guardano la tv o vanno al cinema e al teatro, poi dormono per svegliarsi di nuovo il giorno dopo. E così fino alla morte.

Amare è integrare due o più di questi percorsi, insieme.

Non è sognare ad occhi aperti, nè vivere in una bolla di protezione o di perenne assenza di problemi, frizioni o disaccordi.

amare non è vivere in una bolla

amare non è vivere in una bolla

Amarsi è costruire giorno dopo giorno, con grande sbattimento, la propria vita in relazione a qualcuno anche quando questo qualcuno ci sta sulle palle.
E’ pagare le bollette e superare un sacco di incomprensioni, perchè si parte per una esperienza con una persona che magari all’inizio semplicemente ci piace, ma con cui poi troviamo di avere settemila cose in comune e di pensarla allo stesso modo su novecento argomenti diversi.

L’amore romantico che funziona, dopo il colpo di fulmine, senza alcun investimento, senza sospirare mai per la pazienza, senza dovere derogare mai alla volontà personale, che è per sempre, non esiste.
E’ un’invenzione letteraria del diciannovesimo secolo.
E’ una sovrastruttura mentale.

Ve lo assicuro io, una che le bollette riesce a pagarsele anche da sola.

E allora, quando vi rendete conto che i rapporti devono essere oggetto di un impegno, di motivazione più che di dovere, non mostratevi delusi, come se foste stati truffati, ma delusi per non avere capito.

 

La panatura è una cosa seria

La panatura è una cosa seria, serissima. In Sicilia e soprattutto a Palermo.

Non c’è tempura nipponica nè fritti alla romana che tengano. Perchè noi non friggiamo mica e facciamo pagare lautamente i turisti per questa delizia davvero semplicissima e ampiamente replicabile in scala.

Quella di base è costituita infatti solamente – si fa per dire – da pangrattato e sale grosso.
L’alimento – bistecca, petto di pollo o tacchino, pesce, verdura anche una salsiccia se viene tagliata e leggermente sgranata- viene prima girato e rigirato in un po’ d’olio evo e poi in questo semplice composto.

Quindi cotto, alla griglia o dentro al forno.

A seconda del tipo di sapore che si vuole ottenere, si possono aggiungere uno o più aromi adatti al gusto o alla circostanza.

La panatura è un must

La panatura è un must

Il rosmarino è un must, specie con le carni. Ma non sono da disdegnare l’origano, la salvia, l’erba cipollina, il basilico e via via anche profumi più orientaleggianti, come il curry o la curcuma.

Chiaro è che spesso si va per prove, nel tentativo di fare incontrare la fantasia con il palato.

Alcune più sfiziose, sebbene tradizionali nell’isola, prevedono la scorza grattugiata di limone o arancia, oppure la granella di pistacchi o mandorle o tutte e due insieme.
Altre, più moderne, l’inserimento dei semi di papavero, di chia o di lino.

In buona sostanza non c’è che da sbizzarrirsi, sempre tenendo a mente che la semplicità della base di partenza è quella che vince su tutto.

Ventrité anni

“Ho ventritré anni”, la sento dichiarare a qualcuno con smaccato accento a cantilena.
Ma sei brutta lo stesso, penso. Sì, perchè ne esistono anche di giovani. Befane intendo.

Eppure in un contesto di ignominia estetica, concentrandomi solo sulle sue labbra e sul loro movimento, arrivo a trovare la bocca addirittura piacevole.
Sarà che scandisce bene le parole e per questo la pelle le si tira a sufficienza a renderle i canotti ben tumidi e lucenti.

la bocca tumida e lucida nascondeva una befana

la bocca tumida e lucida nascondeva una befana

Forse lei è convinta di essere belloccia.
Sarà che qualche mese prima aveva una ventina di chili in più addosso e ora può sfoggiare con maggiore agio un cappottino tre quarti nero che dovrebbe riuscire a darle l’aria elegante che non comunica per sua natura.
Sarà per il modo in cui mi guarda.
Saluta con affettata discrezione gli altri presenti e si siede nella fila davanti alla mia.

Lui arriva subito dopo. Lo stesso cappotto tre quarti.
Deve essere il tratto distintivo dell’assimiliazione tra i due.
Mi vede e sbianca. Attende un po’ per avvicinarmi.
Una volta accanto a me pilucca i pallini di lana dal mio golf beige.
Gli tremano vistosamente le mani.
Lo trovo detestabile e lo ignoro.

Quando odio qualcosa o qualcuno semplicemente me ne tengo alla larga e non investo energie, nemmeno in un sogno come questo.

Si siede accanto a lei. Sanno già entrambi che è un vuoto a perdere.
I chili torneranno e lui da dove è venuto, lasciandola sola con le sue illusioni cui il tempo rivelerà l’essenza capricciosa.
Mi dispiace tanto bambina, ma per giocare a fare la signora devi esserlo almeno un po’.

Ieri è stato il mio compleanno

Ieri è stato il mio compleanno.
Fin da bambina, tutte le volte che pensavo al trascorrere del tempo avevo una fissa per quello del duemila.
I miei ventisei anni furono ruggenti, non come i ventinove, ma me li ricordo eccome ed un motivo ci sarà.

Arrivato il millennio ho incominciato a focalizzare le mie fantasie sul quarantesimo.
Due anni fa non fu grandioso. Scioccamente ho rinunciato a dare un festone quadrupede strapieno di amici per un weekend romantico.
Mi chiedo ancora cosa mi sia saltato in testa in quell’occasione. Ma ormai non c’è più nulla da fare.

La condizione fondante del quarantaduesimo secondo me è stata la febbre che mi ha colpita. Una vera benedizione del cielo, perchè mi ha obbligata a stare a letto e a riposarmi come raramente accade. In tanti lo hanno saputo ed hanno pensato che potessi dedicare loro più tempo e in qualche maniera si sono trovati nella posizione di potere richiedere le mie attenzioni una volta sollecitata, il che mi ha fatto immensamente piacere.

Ho così ricevuto una valanga di messaggi.
Direte voi, oggi con Facebook usa, ed è vero. Tanti, ma proprio tanti, si sono palesati invece tramite whatsapp e sono stati molto originali a partire da quelli più ironici.

auguri3

Ho scoperto  per esempio di avere almeno cinque nipoti in più di quello che credevo: diversi ragazzi mi hanno appellata “zia Liliana”. I miei di sangue non lo farebbero mai: rischierebbero di morire dalle mie mani e lo sanno.

In un’altra occasione è emerso nell’augurante il vivo sospetto che in realtà io sia Catwoman. Non sa quanto gli sono grata per questa affermazione ricca di affetto quanto povera di verità.

auguri1

Alcuni hanno auspicato per me 100 di questi giorni – con la febbre che ho avuto, ma scherzate, vero? – una collega 51.51.10 che tradotto in numeri romani sarebbe da leggere LILIX, che pronunciato in lingua italiana farebbe il mio nome da supereroina. Ovviamente è stata lei a battezzarmi così nelle prime fasi della nostra conoscenza. Credo immaginasse di essere Adamo – o Eva?- nel paradiso terrestre e che evidentemente io fossi l’asino cui imporre il nome.
Poi i rapporti si sono assestati verso la normalità. Cioè adeguati meglio al mio malo carattere.

auguri2

Un amico, come regalo, ha voluto inviarmi la foto di una mia e-mail non proprio pacifica spedita ad uno strano insieme di persone. Correva l’anno 2003 e tante cose sono cambiate: io e lui fantasticamente in meglio. Così lo abbiamo constatato e ci siamo presi la nostra soddisfazione da “maturazione”, come per le pere che diventano più dolci, succose e gradevoli al morso.

Un’altra amica ha mantenuto la promessa che mi aveva fatto la scorsa settimana di cambiare la manicure. Prima aveva delle orribili unghie rosa scintillante in stile Disney. Le portava con l’improbabile scusa di abbinarle ad un vestito indossato per un matrimonio. Ieri mi ha mandato la foto che prova il cambiamento verso un invernale e sciccosissimo rosso bordeaux. Pollice su!

In tanti, proprio in tanti, mi hanno inviato le dolcissime immagini dei loro bimbi. Uno però mi ha linkato – grandiosamente – questa canzone davanti alla quale non ho potuto non esclamare “Chapeau!” se non altro perchè, insieme a me Chuck Berry ieri ha compiuto 90 anni.

 

Potrei dirti che sei l’errore più grande che io abbia mai commesso.

Potrei dirti che sei l’errore più grande che io abbia mai commesso.
Ma, a parte il fatto che ho fallito in maniera ben più significativa in passato, forse posso dirti che sei solamente un grosso dispiacere, come tanti altri superati nella mia esistenza.

Ricevere una sequela di menzogne, più o meno importanti, e di piccoli e grandi tradimenti non è mai bello.
Ritrovarseli quando si lascia agli altri la libertà di se stessi e delle proprie azioni, senza se e senza ma, è davvero illogico.

La mia teoria è che ognuno dovrebbe fare ciò che vuole e sente veramente.
Vivo in base a questo principio.
Lo comunico a chi mi sta vicino in modo che chi c’è ci sia in autodeterminazione e tranquillità.
Non riesco a capire che bisogno dovrebbe esserci di riprodurre come in una sorta di malata coazione a ripetere sempre gli stessi clichè imposti dalla società: ci sono, vado in crisi, mi allontano, torno. Tutto ciclicamente.

I treni passano una volta sola. Se ripassano è solo culo.

I treni passano una volta sola. Se ripassano è solo culo.

Perchè illudendosi di ferire gli altri, forse, ci si convince di essere forti in qualche maniera?
E’ una percezione viziata di pietosa infondatezza.

Il mio dispiacere non è per me.
E’ per te che, forse per una sola volta nella vita, avevi trovato un’accettazione totale, inclusiva delle parti peggiori della personalità.
E’ per te che, invece di vivere nascostamente, avresti potuto fare quello che volevi in assoluta libertà.
E’ per te che un altro treno così dove pensi di trovarlo.

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