Prima c’erano le masse

Quando sono nata, i Settanta ruggenti presentavano un contesto sociale dove masse, distinte sia sul piano ideologico che degli obiettivi, si incontravano e talora si scontravano. Anche quella terrorista ne costituiva una, ed era politicamente individuabile, aveva una sua identità.

Con gli Ottanta e l’epoca del riflusso, inteso come il ripiegarsi sul versante intimista della propria esistenza conseguente alla disillusione politica dopo i fallimenti rivoluzionari del decennio precedente, le masse diventarono una sola, quella che scendeva in piazza per i mondiali di calcio o per vedere i Bronzi di Riace.
Indistinta, senza alcuna connotazione interlocutoria, tuttavia portatrice di quel benessere che permetteva a Craxi di fare notare, se un altro premier sottolineava in sua presenza che gli italiani salivano su aeroplani a bandiera del proprio paese, che tutto il mondo camminava con scarpe che provenivano dallo stivale.

Beppe Grillo leader che ieri a Palermo ha vigorosamente ripreso la conduzione del Movimento 5 Stelle

Beppe Grillo leader che ieri a Palermo ha vigorosamente ripreso la conduzione del Movimento 5 Stelle

Quella massa ha sempre più badato al portafoglio, agli affari privati, e ha abboccato, o almeno ha dato ad intendere di averlo fatto, all’ideologia del marketing di un premier vincente, self made man, sorridente, a tratti affettato, dalla rete di clientele immarcescibile. Correvano i Novanta.

Ma i portatori di interessi, si sa, badano al proprio tornaconto , mentre la cosa pubblica dovrebbe essere di tutti.
Sembra che il giocattolo si sia rotto e l’Italia si sia trovata a fare un capitombolo dopo l’altro.
Alla fine il marketing ha continuato a fare presa, a scapito della democrazia. Ed un conduttore nato e cresciuto in questo clima, dove la politica è dell’apparire piuttosto che dell’essere, si è appropriato in qualche maniera dello scranno.

Oggi la massa si trova davanti ad un bivio.
Continuare il suo percorso ancora uguale, possibile grazie al sostituto giovane, e quindi foriero di una ulteriore quarantina di anni di sfruttamento e miseria, brutta copia del ventennio appena chiuso, o allacciarsi ad un movimento di rottura, che è tutto tranne che nascente, che si propone come visione di un’Italia nuova?

La risposta apparirebbe scontata, salvo riportarci giusto al primo dopoguerra, quando le ondate di protesta che avvennero allora per i cambiamenti sociali avvenuti dopo il 15-18, portarono sì ad un paese mai visto. Mai visto così povero, così morente, così imprigionato e, infine, in guerra.
E come non pensarci ora, dopo che ieri, abbiamo sentito che un uomo, un solo uomo, si è ripreso un intero partito, che prenderà decisioni con grande stress, ma che le prenderà?

Ma davvero questa notte non finisce mai?

 

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