Il luogo del mistero

La cucina delle case dove ho abitato è sempre stato il luogo del mistero. La fonte dell’alchimia, del piacere più sublime e dell’amore più totale.
Il posto dove gli stessi ingredienti diventavano torta o frittata, le zucchine potevano essere primo o contorno, l’irritazione di un genitore rivelarsi una manifestazione d’amore.

Da bambina quella di mia madre era microscopica, talmente piccola che un lato del tavolo era appoggiato alla lavatrice.
Era l’antro magico dove mia sorella maggiore preparava la torta margherita: 2 uova, 100 grammi di zucchero, 200 di farina, un bicchiere di latte, il lievito e un po’ di burro che insieme, grazie al calore del forno a gas, cambiavano la loro essenza e si trasformavano in un unicum paradisiaco.

La torta margherita. La merenda più buona.

La torta margherita. La merenda più buona.

Quella sì che era merenda, fatta con le mani e con il cuore.
Una specie di incantesimo come quella dei legami di una famiglia, un’unione dinamica che è ben più della somma dei suoi componenti.

Oggi ho una cosiddetta “cucina abitabile”. Sono stata fortunata perchè l’ho trovata con piani e stipi già predisposti in muratura. Come sempre di qui passano tutte le chimiche: quelle culinarie, quelle alcooliche e quelle della mia famiglia.

E succederà anche nella cucina di Assittata in Pizzo.

 

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