Ode al balcone del sud

 

'A finestra

‘A finestra

“Graziella! La gente guarda e talìa” che tradotto vorrebbe dire che le persone dall’esterno verso l’interno prima buttano un occhio, ma poi osservano attentamente la vita di chi è dentro le case, se c’è un’apertura penetrabile. Questo lo sosteneva il dirimpettaio di mia zia alla moglie, come a raccomandarle di badare a come si comportava. Correvano gli anni Sessanta o forse al massimo i Settanta.

L’area antistante la casa, il balcone o la finestra questo sono, mezzi di comunicazione, spesso indiretta, come i pori tra le cellule. Per di là passano informazioni di tutti i tipi. Specialmente al sud. La funzione dell’affaccio, del vedere gli altri e dell’essere visti è imprescindibile.

E del resto si capisce benissimo ripercorrendo il testo di una canzone di Carmen Consoli, che per l’appunto si intitola “A finestra”: la persona che è protagonista vede l’umanità variegata passare sotto ai suoi occhi e ne ascolta le conversazioni, ne assaggia gli umori, i sentimenti, le ambizioni e le paranoie.

La finestra e il balcone sono un palcoscenico sul mondo e un palco preferenziale che al palcoscenico del mondo guarda. Sono il luogo dei discorsi di caffè, non importa se si tratta di attualità o mero pettegolezzo, ma si fanno, sempre e si faranno, sempre.

E’ per questo che non potevo non avere un balcone bello ampio anche io, dove sedermi, osservare e straparlare, acidula, scostante e sempre un po’ irritata. Sennò che assittata in pizzo sarei?

 

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