Io viaggio da sola

Lo ammetto, è successo anche per “Io viaggio da sola” .

Quando ho acquistato questo libro, della giornalista Antonella Perosino, sono stata molto attratta dalla copertina.
Mi succede spesso. Entro in libreria, con lo sguardo che vaga. Poi, come se possedessi i neuroni di un bambino di setto o otto mesi, attratta dai colori afferro un testo.
Solo quando ho il volume tra le mani leggo il titolo, leggo le note della quarta di copertina, che spesso recano inutili dichiarazioni di giornali o note biografiche di scrittori non ancora noti e per questo irrilevanti e poi compro, sempre, condizionata dalla prima impressione.
Nel caso specifico mi ha ammaliata la figura di una giovane donna in viaggio, ritratta probabilmente in una noiosa pausa aeroportuale. Appoggiata ad una grossa valigia, la ragazza sembra guardarsi intorno senza uno scopo reale.
A me è successo tantissime volte di trovarmi in questa stessa posizione.
Mi sono sorte alla mente parole di libertà e di indipendenza, non so perchè ma ho inferito, solo dalla foto, il racconto di un percorso di emancipazione e tutto questo mi ha spinto ad acquistare il libro letteralmente di corsa.
Volevo assaggiare questa sfida e sentirla mia.
copertina del libro io viaggio da solia

copertina del libro io viaggio da solia

Il cattivo segno è però giunto arrivata a casa: appena l’ho aperto, questo è avvenuto l’anno passato, l’ho abbandonato alla decima pagina. Non c’era nulla che mi spingesse ad aprirlo.
Anche negli ultimi tempi, sebbene mi sia messa di buona volontà: nel mese di agosto l’ho ripreso più volte e più volte posteggiato, fino ad arrivare alla fine.
Il testo non è di difficile lettura, anzi, è scorrevole, ben strutturato e lineare.
Ma non è attraente, per nulla.
E’ una specie di insieme di consigli, per carità ragionevoli, su come vivere il viaggio per una donna che decide di farlo da sola a partire dall’esperienza personale dell’autrice.

Spazia dalle modalità per riuscire a caricare una pesante valigia su un treno, a quelle per fare una scala di priorità, o meglio ancora non farla, dei luoghi da visitare in ogni località che si attraversa, con grandi raccomandazioni su badare a ciò che si vuole veramente piuttosto che a quello che tutti fanno o che tutti sostengono si debba fare (e grazie al cavolo direi io, bella scoperta!)
Diverte solo nella parte in cui tratta del rapporto uomo donna, sempre nell’ambito del viaggio.
Si perde anche in questo caso però perchè alla fine si riduce solo ad utilizzare degli stereotipi, tranne che per qualche occasionale cameo che, per mezzo del flashback, racconta qualche aneddoto più coinvolgente ma decisamente sporadico e di breve durata.
Reading in modalità stiracchiata.

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