Monthly Archives: settembre, 2016

L’ attenzione è selettiva specie nel traffico

Tornando a casa, come mi accade praticamente ogni giorno, sono rimasta imbottigliata nel traffico.
Uno dei restringimenti classici si verifica proprio all’altezza del retro del Teatro Politeama, quando Via Roma si trasforma in quella che i Palermitani storici chiamano Via Roma nuova.

Gli ingorghi sono occasioni di incontro con la più svariata umanità.
Talvolta può capitare che la cosa mi faccia sorridere, certe volte no.

In particolare oggi c’era un’automobile scura che, anticipando di una manciata di metri quella su cui viaggiavo io, andava un po’ a singhiozzo. Sembrava condotta da una persona ubriaca o distratta da qualcosa, tanto che la mia collega, che guidava accanto a me, si lamentava considerevolmente.
Come in tanti casi ho pensato si trattasse di qualcuno che avesse in mano un cellulare e fosse impegnato a mandare messaggi, pratica detestabile e perniciosa.

Invece no: la signora era molto affaccendata a mangiare una mela, mentre cercava di destreggiarsi tra un senso di marcia e l’altro e tra tante vetture che le sbucavano sia a destra che a sinistra oltre che la generale tenuta della strada.

Teneva il frutto come un trofeo, nemmeno mangiare lì, nel bel mezzo della bolgia, fosse una conquista, invece che una pura idiozia.

Ora che ne abbia parlato Broadbent o Treisman o qualsiasi altro psicologo della percezione, che si analizzi l’effetto “cocktail party” o lo “Stroop” una cosa è certa: l’attenzione, in una maniera o nell’altra è selettiva pertanto gli stimoli che partono dal contesto, non arrivano comunque al ricevente nella loro completezza nè nel loro insieme, sia che essi siano filtrati o scelti.

Fatto sta che semplicemente non si possono fare due cose in contemporanea al massimo della concentrazione e che guidare in queste condizioni è pericoloso. Che si tratti di un cellulare o una mela.

In buona sostanza mentre la guardavo gustare il pomo tutta felice e contenta a me sono solo venuti in mente gli spot della campagna del Ministero delle Infrastrutture, quelli sulla sicurezza stradale che fanno un po’ rabbrividire.
A ciascuno le sue sensazioni evidentemente.

 

La cucina e la zia

Tutte le volte che penso alla cucina mi viene in mente la Zia Maria, che mi ha cresciuta come una mamma.

Dovete sapere che lei faceva delle polpette che poi infilzava sugli spiedini con la cipolla e l’alloro che portavano l’intera famiglia al delirio alimentare e che c’è stato un intero lustro dove la cena del venerdì era luculliana, perchè mia sorella rientrava a casa per il fine settimana da un’altra città, perchè lavorava fuori.
le polpette della zia

le polpette della zia

Che la cucina di casa sia stata piccola piccola, stretta e lunga, che il tavolo venisse addossato alla parete, che i fornelli fossero di ultima generazione o che potessimo usufruire, come ora, di uno spazio adeguato a starci dentro tutti insieme, nel senso più allargato del termine, è sempre stata fucina di gran e buon cibo e di affetti.
Quindi sarà qua che leggerete le ricette di famiglia, tutte dedicate a mia zia, e qualche aneddoto, oltre ovviamente alle mie immancabili e seccantissime opinioni.

Apparecchiare la tavola … o anche il vassoio

Sono una instagramer dilettante.
Talmente abbozzata e manchevole di competenze che non avevo idea fino a poco tempo fa di cosa significasse #igers, però ho qualche follower e qualcuno lo seguo anche io.

Con questa storia che si possono seguire anche i personaggi famosi, mi sono imbattuta nel profilo di Lindsay Loan, attrice, cantante e modella statunitense, con tanto di pagina su wikipedia.
E’ una bellissima donna, è famosa e può vantare tre carriere, altro che disoccupazione.
Eppure non sa apparecchiare la tavola.
La bella Lindsay ha appena postato la foto di una colazione a letto su vassoio.
Immagino che in effetti non abbia sistemato lei questo insieme di posate, però la foto l’ha postata lei, segno che era anche nelle condizioni di sistemare un po’ il pastrocchio che giaceva lì, servito.
Al di là del fatto che sembra mangiare uova e prosciutto con del ketchup, roba da fare inorridire la dolce signora Minù, è tutto scombinato.
Il pane sul piatto con le uova, la salsina su un piattino che sembra quello di una tazza da caffè e le posate, tutte a sinistra, il coltello con la lama rivolta verso l’esterno.
Il vassoio di lindsay loan

Il vassoio di lindsay loan

A me, che sono assittata in pizzo, verso l’esterno si è rivoltato lo stomaco!
Ma è mai possibile che manchino sempre di più i fondamentali?
Chi non sa usare le quattro regole in croce della buona tavola, non saprà mai usare le regole in generale e quindi campare decentemente.
Non importa che tu sia ricca e famosa, comunque non lo saprai fare.

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La sensibilità selettiva (homo homini lupus… uel cani)

Uscendo dal lavoro, in pieno centro, mi sono trovata sulla direttrice di via di una ragazza.
Una teenager deliziosa alla vista e molto amante dei cani: sorrideva e faceva le feste a tutti, cuccioli e non, incontrati sul cammino.
Ha coccolato anche quelli del tizio che li vende abusivamente tra Piazza Massimo e il Politeama.
Non lo ha fatto solo a quelli che accompagnavano i punkabestia.
Perchè alla vista, forse anche all’olfatto, dei ragazzi malconci ha aggirato la zona sotto i portici in cui i giovani si erano posizionati. E’ abilmente passata al di là dei pilastri, uscendo sul versante della strada asfaltata, per rientrare sotto la copertura, una volta superata la zona in cui questi stanziavano.
Lex Drewinski D Falkensee bei Berlin Homo homini lupus est Kategorie: A Auftraggeber Friedenshaus Berlin Druckerei flyeralarm GmbH, Würzburg Format: 100 × 70 cm Drucktechnik: Offsetdruck

Lex Drewinski D Falkensee bei Berlin –  Homo homini lupus est

Di queste persone animaliste, ma che poi se sei povero e puzzolente ti scansano, vegetariane perchè è uno schifo come vengono ammazzati i polli e comunque le acciughe sono cadaveri in scatola, e si scannano su facebook per questo alimentando il conflitto sociale ed estendendolo al mondo virtuale, ma poi non muovono un solo mignolo per quello che succede in Siria, che quel paese sì che è un barattolo infernale, religiose che però meglio un figlio morto ammazzato che frocio, di queste persone dalla pietà e dalla sensibilità a macchia di leopardo ho paura.
Ho paura perchè sono persone di tutta evidenza false.
Non è possibile che un essere umano sviluppi la capacità empatica in famiglia, che è il luogo principale, benchè non il solo, dell’educazione emotiva, però non riesca ad applicare la medesima dinamica di relazione con un suo simile.
Questo che vuol dire? Che l’animale non è considerato coprotagonista di una relazione dinamica e affettiva, in questo caso, ma viene percepito semplicemente un oggetto di attenzione, legata a questioni di educazione, di immagine, di semplice moda.
Perchè se la pietas verso gli animali fosse un tratto della personalità allora questo si esplicherebbe in ciascuno degli aspetti comportamentali dell’individuo, ivi incluso quello della relazione umana.

Se l’amicizia tracima

Vi è mai capitato di avere un’amicizia tanto importante, quanto espansiva nella vostra vita?
L’amico, o l’amica, diventa la vostra persona.
Vi saluta con il buongiorno, vi telefona per la buonanotte, vi chiama per qualsiasi pensiero che sfiora la mente, o per qualsiasi consiglio di natura pratica.
Vi tiene al telefono o vi coinvolge in appuntamenti di ore, ben oltre il necessario per coltivarsi o per aiutarsi, se occorre, in piccole e grandi questioni.
Amate questa persona, ma vi chiede, quanto vi offre, attenzioni anche in presenza di terzi, quando siete con il partner, indipendentemente dagli orari di lavoro, dal tempo che volete dedicare alla famiglia come ad altri impegni di studio, di approfondimento, di sport o di cura della persona.
Insomma, aprite un cassetto e questa amicizia salta fuori.
E’ irrinunciabile, ma, seppur raramente, ogni tanto vi verrebbe voglia di fare una pausa, anche solo per cinque minuti.
l'amicizia è un bene prezioso ma talvolta può anche essere necessario arginarla un po' :)

l’amicizia è un bene prezioso ma talvolta può anche essere necessario arginarla un po’ 🙂

Ecco alcuni piccoli consigli per arginarne l’impatto non dovendo staccare mai bruscamente questa persona, la cui tipologia appartiene di solito a quella delle più sensibili.

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Il #maiunagioia che è toccato a tutti raccontare

“Mi ha detto che ha tante persone per la testa e che per questo ha molta paura di farmi del male,  possiamo frequentarci ma non mi assicura nulla” . Questo è un tipico momento da #mainagioia che è toccato a tutti  raccontare prima o poi.
Chi non si è trovato ad essere messo "in caldo" per una relazione?

Chi non si è trovato ad essere messo “in caldo” per una relazione?

E in tanti abbozzano. E aspettano.
Signori e signore, sveglia!

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Prima c’erano le masse

Quando sono nata, i Settanta ruggenti presentavano un contesto sociale dove masse, distinte sia sul piano ideologico che degli obiettivi, si incontravano e talora si scontravano. Anche quella terrorista ne costituiva una, ed era politicamente individuabile, aveva una sua identità.

Con gli Ottanta e l’epoca del riflusso, inteso come il ripiegarsi sul versante intimista della propria esistenza conseguente alla disillusione politica dopo i fallimenti rivoluzionari del decennio precedente, le masse diventarono una sola, quella che scendeva in piazza per i mondiali di calcio o per vedere i Bronzi di Riace.
Indistinta, senza alcuna connotazione interlocutoria, tuttavia portatrice di quel benessere che permetteva a Craxi di fare notare, se un altro premier sottolineava in sua presenza che gli italiani salivano su aeroplani a bandiera del proprio paese, che tutto il mondo camminava con scarpe che provenivano dallo stivale.

Beppe Grillo leader che ieri a Palermo ha vigorosamente ripreso la conduzione del Movimento 5 Stelle

Beppe Grillo leader che ieri a Palermo ha vigorosamente ripreso la conduzione del Movimento 5 Stelle

Quella massa ha sempre più badato al portafoglio, agli affari privati, e ha abboccato, o almeno ha dato ad intendere di averlo fatto, all’ideologia del marketing di un premier vincente, self made man, sorridente, a tratti affettato, dalla rete di clientele immarcescibile. Correvano i Novanta. Continue Reading

Il bagno

Il bagno ha sempre rappresentato il luogo della mia passione in casa. L’antro della riflessione e della introspezione.
la tazza del water luogo di riflessione e introspezione

la tazza del water luogo di riflessione e introspezione

Solo per fare un esempio che vale per tutto quello che ho vissuto tra i sanitari di ogni casa che ho abitato, quando ero al ginnasio ho studiato sul cesso quasi tutta la grammatica greca.
Sì, è vero.  Già allora pensavo che la materia fosse più scatologica che filologica.
Odiavo il greco quanto amavo il latino, nè la medesima metodologia di insegnamento riusciva ad avvicinarmele nel gradimento.  Anzi direi che l’approccio assimilabile rimarcava potentemente le loro differenze.
Pagai gravi conseguenze alla versione della maturità in effetti. In quell’occasione una complicata traduzione di un testo a firma di Ippocrate che trattava della durezza delle acque – come a prefigurare il mio destino professionale con una straordinaria preveggenza – gambizzò me e molti dei miei compagni di classe nel percorso di liberazione dalla macchina scolastica tra gli esami scritti e gli orali.
Ma non era solo per questo che stavo là allora come oggi.
Continuo a frequentare stabilmente la stanza, con una fedeltà matrimoniale.
Il bagno sta a me come i luoghi del cammino stanno ai peripatetici.
Il bagno è filosofia e lì filosofeggio e mi dedico alla vera introspezione.
Io sotto la doccia canto assai, ma le riflessioni più profonde sul senso generale dell’universo  avvengono sempre sul water o al massimo con i piedi ammollo nell’acqua calda del bidet.
Perchè per me le domande esistenziali  – chi ha creato l’universo, Dio esiste, chi ha inventato il sapone liquido – sono così: viscerali.
In sostanza se fossi stata Brian Green probabilmente avrei ideato “L’Universo Elegante”  lì, assittata sulla tazza.

In Italia il terremoto è come l’herpes

Ogni volta che la terra trema, con o senza danni, con o senza vittime, alla fine lo sgomento si rimuove e si dimentica completamente.
Oramai, per la quantità di volte in cui ho assistito a questa dinamica una verità alberga in me ineluttabile: in Italia il terremoto è come l’herpes, è parte integrante del nostro territorio, e per questo torna. Torna sempre.
Tutto sta nell’aspettare la prossima scossa.
Pur non volendo considerare le catastrofi che hanno funestato la penisola per esempio nel diciottesimo secolo, facendo una conta che parte dal ventesimo, già dalla tragedia di Messina nel 1908 fino ad oggi, 24 settembre 2016, noi Italiani abbiamo dimostrato sempre di non comprendere e di non sapere sviluppare la più banale capacità di apprendimento, quella connessa alla prevenzione di un pericolo grave, del più grave e del più ripetitivo e continuativo che ci riguarda, certo insieme al rischio alluvioni, altra catastrofe in relazione alla quale dimostriamo la nostra più profonda e sempiterna italianità.
la zona del sisma che ha colpito il centro italia il mese scorso

la zona del sisma che ha colpito il centro italia il mese scorso

A nulla è valsa l’Irpinia, come a niente quello che è accaduto all’Aquila.

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Lezione per la vita: “Fare la fessa per non pagare il dazio” come diceva il detto

Nei detti dei tempi andati c’è un’antica saggezza da cui possiamo sempre trarre una lezione per la vita.
Nell’impero austro-ungarico chi poteva dimostrare di non essere del tutto a posto di testa veniva esentato da alcune tasse.
E’ così che nacque questo modo di descrivere un atteggiamento che si può definire di sopravvivenza, materiale o psicologica.
fare i fessi per non pagare il dazio

fare i fessi per non pagare il dazio

In tanti infatti fingono di non comprendere, di non sapere, di non potere per non pagare scotti troppo elevati.
Sono coloro che, come me, spesso preferiscono vivere in base all’opportunità, più che alla fedeltà ai principi per rendere la realtà più adatta alle proprie esigenze e per comprendere più a fondo la realtà.
Mi capita di millantare pochezza di comprendonio quando intuisco che la persona che mi sta davanti mi sta mentendo.

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