Crisi di governo crisi del paese

Ho 45 anni e di crisi di governo ne ho viste tante ma mai una così imbarazzante.
Non parlo della stranezza del periodo, nè delle modalità pubbliche e comunicative del Premier Conte, ma delle motivazioni generali che scorrono per le vene dei partiti italiani.

La Lega, per tramite di Matteo Salvini, ha aperto la questione con l’obiettivo di capitalizzare i consensi nel paese.
Questi hanno sfiorato percentuali che avrebbero effettivamente potuto portarla ad ottenere il totale controllo in Parlamento, senza necessità di alleanze di sorta, complice il “Rosatellum bis.”
E’ per questo che il leader nordico ha parlato di “pieni poteri” nelle sue dichiarazioni, ha provato a capire fin dove poteva spingersi.
Chi non avrebbe provato a vincere il banco?

Il M5S ha interesse ad evitare la crisi. Sparirebbe. Ha praticamente dimezzato i consensi in poco più di un anno.
Invece non solo vuole sopravvivere a se stesso, ma i deputati alla seconda legislatura non vogliono mollare una gallina dalle uova d’oro che la storia del mandato zero non assicurerebbe loro con l’opinione pubblica (chi se la berrebbe questa panzana?).
Inoltre Conte ci ha preso gusto, e vorrebbe trovare il modo di rimanere in circolazione, forte dei nuovi consensi soprattutto social che lo ammantano, mentre Di Maio non intende cedere il passo a Di Battista, men che meno a Fico.
Eppure sarebbe necessario prendere atto di una regola di buon gusto – chi ha fallito come mostrano i numeri dovrebbe lasciare il governo – e una di buon senso: per quanto sia corretto che un partito come questo rappresenti la fascia di scontentezza del Paese è identitariamente impossibile che un collettivo antisistema sia in condizione di condurre una macchina statale.

Il PD è ambivalente e immotivatamente irrazionale.
Sa che, in caso di elezioni, potrebbe crescere al massimo di pochissimi punti percentuali, ma non certo arrivare ai consensi della Lega, nè aspirare a governare per un intero lustro (almeno un intero lustro, salvo derive autoritarie post salviniane, naturalmente).
Quindi non gli conviene che la legislatura si chiuda, perchè non ne ricaverebbe alcun vantaggio.
Certo la maggior parte la pensa così, tranne Zingaretti.
Il segretario sa che al momento i deputati e i senatori accomodati sono di area renziana e non sono sotto il suo diretto controllo.
Tuttavia il fatto resta: posto che al momento nei sondaggi i voti del PD inglobano le preferenze di Matteo Renzi e i suoi e che quindi una loro fuoriuscita potrebbe intaccare la percentuale di quelle in dote complessiva dei democratici, si tratterebbe sempre di una condizione di inferiorità rispetto alla Lega.
Quindi che cambierebbe? Il mantenimento dello status quo terrebbe a galla, almeno nominalmente, il PD, ma sotto la pistola renziana.
Le elezioni al massimo garantirebbero un debole contraltare rispetto alle destre del paese.

Forza Italia e Fratelli d’Italia, rispettivamente la versione più moderata e più eversiva della Lega, fino ad una settimanina fa erano fuori dai giochi. Salvini avrebbe corso da solo. Oggi, con il calo di 3 punti di percentuale delle camicie verdi, rientrano in ballo come alleati necessari.
Impossibile che siano contrari alle elezioni.

La morale di questa breve carrellata è triste.
A nessuno di questi interessa nulla del paese.
Solo gli interessi di parte li governano.
L’Italia è dunque persa. O forse non è mai stata trovata.

La casa de papel – La casa di carta

Sin da quando nei promo di Netflix sono apparsi quei figuri mascherati ne ho provato quasi repulsione.
Non mi piacevano e per questo non mi interessavano.

Ma la settimana scorsa un mio collega mi ha detto che mi stavo perdendo una gran cosa e che quella “Tokyo è tropo figa.”

E sia, ho avviato la prima puntata della prima serie.

Non c’è nulla di nuovo nella sceneggiatura che racconta di un gruppo di sconosciuti che vuole organizzare e realizzare il colpo del secolo. Nè vi è nulla di nuovo nel fatto che l’amore fra alcuni personaggi complichi la trama.

Il personaggio di Toky, per tutti centrale e attraente, resta ai miei occhi la parafrasi di una donna irrisolta.
Le invidio, a parte il fisico – ma non il volto – il toy boy, forse perchè nella mia vita me ne sono fatti scappare un paio.

Per il resto è solo la vicenda di qualche sfigato, con un filone sulla Sindrome di Stoccolma, la cui voce narrante, con quel tono costantemente emergenziale, non cattura.

Non credo che vedrò la terza serie.

 

Gli insulti leghisti all’Italia

 

2009. Festa di Pontida. Matteo Salvini intona il coro:
“Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”
In seguito ha precisato:
“Sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce”.

2011. In merito al terremoto a L’Aquila, l’europarlamentare Mario Borghezio dichiara:
“Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. Il comportamento di molte zone terremotate dell’Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate”.

Agosto 2012. Matteo Salvini su Facebook:
“Una sciura siciliana grida e dice “vogliamo l’indipendenza, stiamo stanchi degli attacchi del Nord”. Evvaiiiiiiii”

Settembre 2012. Vito Comencini, segretario di sezione e vice coordinatore provinciale dei Giovani padani, su Radio Padania, dice:
«Carta igienica al Sud, che devono ancora capire a cosa serve».

Novembre 2012. Donatella Galli, consigliera leghista della provincia di Monza e Brianza, invoca l’aiuto dei vulcani per pulire il sud:
“Forza Etna, Forza Vesuvio, Forza Marsili!!!”

La seguente dichiarazione, inizialmente attribuita a Matteo Salvini, è invece di Luca Salvetti, dei Giovani Padani di Mantova ed è stata pronunciata nel corso del Congresso dei Giovani Padani del 2013:
“Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno! Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi paesaggi al Sud, il problema è la gente che ci abita. Sono così, loro ce l’hanno proprio dentro il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po’ il culo”.

2014. Riguardo ad una possibile riforma della Scuola, il solito Matteo Salvini dichiara:
“Bloccare l’esodo degli insegnanti precari meridionali al Nord”.

Dicembre 2014. Il leader del Carroccio scrive su facebook:
“Chi scappa non merita di stare qui, lo considero un fannullone. E non è un caso che siano AFRICANI o MERIDIONALI ad andarsene, gente senza cultura del lavoro”.
Questo post è tuttavia stato segnalato dal sito Bufale.net come un fake. I 99 Posse che hanno condiviso il post affermano il contrario.

Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso:
“E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe”.

E, ancora, un’altra storica “perla” salviniana:
“Carrozze metro solo per milanesi”. .

Al centro di anni di insulti leghisti, non ci sono solo i meridionali. Anche i migranti, le ex ministre, gli omosessuali, i disabili e tutte le minoranze. E perfino i terremotati dell’Emilia. Ecco alcuni dei più raccapriccianti.

“Terremoto nel nord italia… Ci scusiamo per i disagi ma la Padania si sta staccando (la prossima volta faremo più piano)…”
(Stefano Venturi, segretario della Lega di Rovato, Brescia, sul terremoto in Emilia nel 2012)

“Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna”.
(Dolores Valandro, consigliere leghista di quartiere a Padova)

“Bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucil”.
(Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, alla Festa della Lega nel 2008)

“Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù”.
(Mario Borghezio su Radio24, nel 2012)

“Crediamo sia giunto il momento di prevedere sul treno degli appositi vagoni per extracomunitari, e delle carrozze riservate ai poveri italiani”.
(Erminio Boso e Sergio Divina, consiglieri provinciali di Trento)

“La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni”.
(Roberto Calderoli, novembre 2010)

“Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga”.
(Renzo Bossi, ex consigliere regionale della Lombardia)

“I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati”.
(Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)

“Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni”.
(Umberto Bossi, ex ministro delle Riforme per il Federalismo).

Vattene affanculo

C’è il marasma politico. Sarei tentata di dire il solito marasma politico, ma questo lo è un po’ di più rispetto a quanto, lo dico con tono tragicomico, siamo abituati.

Non entro nel merito in sè tranne che per un curioso vezzo che mi ha attaccato da un paio di giorni: subito dopo l’apertura della crisi il cervello mi ha detto di aprire la pagina Facebook di Luigi Di Maio.

Non avete idea, l’avrete se andrete a vedere, della quantità di insulti di cui è stato bersaglio insieme al Movimento 5 stelle. Una roba che invita inevitabilmente a gettarsi nella mischia, già solo per essere un po’ pungenti.

Ho iniziato a guardare i profili degli utenti più vivaci, se così si possono definire.
In una buonissima parte ho visto che si tratta di identità irreali e monotematiche.
E’ evidente che non corrispondono a persone vere, che hanno una vita, che accompagnano i propri bambini a scuola, che hanno un lavoro o nel tardo pomeriggio fanno l’aperitivo.

Questi non esistono. Sono solo ripetitori virtuali.
Da loro trovi le foto di Salvini e robe della Lega condivise in maniera ossessivo compulsiva.

In modo perfettamente speculare ho notato che molti commentatori positivi, le cui frasi mi sono apparse poco articolate, quasi ai limiti della demenza, corrispondono a profili dove ho trovato condivisioni ossessivo compulsive su Di Maio e i pentastellati. Stessa storia al contrario.

Ho passato una ventina di minuti buoni a constatare quanto tutto sia artefatto e condizionato, finchè non ho trovato un profilo, a partire dal semplice commento “non avete ancora capito che avete perso completamente”, che sembrava corrispondere ad una persona fatta di carne e ossa: la frase infatti era un po’ pungente, un po’ articolata,  ma non andava troppo oltre.

Una persona davvero simpatica, con cui fare volentieri un aperitivo, quattro chiacchiere e due risate.
Da bambino gli piaceva guardare “Uomo Tigre” e ha condiviso una gif divertente su “Chobin”, quel cartone anni Ottanta, per chi lo ricorda, del piccolo extraterrestre che aveva perso la mamma.
Ha foto con la sua figlioletta, è uno Juventino, ma non sfegatato.
Ha condiviso una serie di battute tipo “Cosa ti spinge ad alzarti al mattino? La pipì!”
Quasi gradevole.

E poi, poi dopo una dozzina di elementi eccolo, messo lì pubblicamente circa un anno fa, il filmato dell’espulsione di un migrante con lo stato: “Vattene affanculo”.

Non ho paura dell’influenza dei profili ripetitori, ancor meno di quelli pagati, perchè quelli sono falsi.
Li ho avuto paura.
Paura di queste persone vere, che hanno bambini veri, con vite vere, che sono davvero simpatiche e che odiano davvero.

 

 

Il mondo perde un po’ di bellezza (N.Y. Tribune del 5 Agosto 1962)

“L’attrice è stata vittima della sua incapacità di adattare la sua sensibilità e le sue ambizioni alle caratteristiche di quell’ambiente artificiale in cui viveva e lavorava. Le sue limitate capacità di attrice erano ignorate. Hollywood vendeva il suo corpo. Questa è stata la tragedia di Marilyn, questa è la tragedia di Hollywood”. (ANSA 6 Agosto).

Eppure io me lo chiedo ancora a chi volesse telefonare, visto che la trovarono con la cornetta in mano.
Forse dopotutto non voleva morire, probabilmente aveva cambiato idea un istante prima di volare via e aveva provato a rimanere attaccata alla vita in un disperato tentativo.

La storia di Marilyn secondo alcuni dimostra che la fama non è tutto e il successo e la ricchezza non possono rimarginare le ferite che fondano una personalità complessa come la sua, segnata dalla prematura scomparsa del padre e dalla malattia mentale di una madre che le sopravvisse.

Secondo me invece fu il successo il peggiore dei suoi mali perchè questo semplicemente non camminò di pari passo con il riconoscimento del suo valore.

In tanti, in troppi, si chiedevano come un’attricetta potesse essere stata sposata con Arthur Miller, ignari del fatto che lei possedeva un quoziente intellettivo leggermente superiore a quello di Einstein.

In tanti, in troppi non riconobbero l’acutezza nella leggerezza della recitazione di battute come: “Che vergogna quando arrivò l’idraulico. Io lì, tutta nuda nella vasca… e non avevo lo smalto sulle unghie!”

In tanti in troppi la relegarono ad “amante dei Kennedy” come un giocattolo collettivo.

Ecco secondo me fu per questo che Marilyn Monroe decise di farla finita perchè  “Arrendersi non significa sempre essere deboli; a volte significa essere forti abbastanza da lasciar perdere.”

E magari la cornetta fra le mani era stato soltanto un modo per mandare un ultimo messaggio: il mondo per lei non era stato abbastanza.

La strage delle infermiere

Per adesso sto vedendo su Netflix la serie Mad Men, tutta ambientata negli anni Sessanta e sto davvero sognando.
La trama in sè non è nulla di che, narra di una serie di pubblicitari, sostanzialmente infelici, in particolare il protagonista: vivono all’ombra dei miti del danaro, del successo, della carriera e del sesso facile, pur cercando di mantenere una facciata decorosa, insieme alle loro famiglie.

Quello che mi piace è l’ambientazione e la scenografia.
Tavoli, sedie, cuscini, fantasie, materiali, tutto mi riporta a quando ero bambina.
Sono del 1974 e il 1969 è solo a cinque anni di distanza dalla mia nascita.

Ho visto soprammobili che aveva a casa mia madre e che possedevano le mie nonne e ho rivissuto eventi che hanno fatto epoca come l’elezione e l’assassinio di Kennedy o l’atterraggio sulla luna.

Sconoscevo un solo fatto tra quelli raccontati fino ad ora – sono alla quarta serie –  la strage delle infermiere.

Il 13 Luglio 1966 nove ragazze,  appunto della scuola di infermiere di Chicago, vennero intrappolate ed uccise con una tecnica da stillicidio crudele, da un certo  Richard Speck, detto Dick, marinaio disoccupato odiato e rifiutato dalla madre, dalla moglie, dalla sorella.

Solatamente una si salvò, Corazon che semplicemente si nascose sotto ad un letto.

Dick, tutto sommato, per quanto imbufalito era per sempre un uomo e davanti a tante donne perse il conto.

 

Chi non conosce Nenè?

Mentre voi parlate di quanto vi mancherà Andrea Camilleri, il papà di Montalbano, io non faccio altro che pensare a Nenè.
Non lo conoscete? Eppure è l’anima giovane del maestro, chè quello era il suo soprannome da ragazzo.

E’ il protagonista di “La Pensione Eva” un romanzo del 2006, ambientato nella sonnacchiosa Vigata che verso la fine degli anni Trenta si prepara inconsapevole alla seconda guerra mondiale.
Un paesino le cui fantasie girano tutte intorno  questa villetta, deserta di giorno e affollatissima la notte, specie di compaesani che vanno a cercare conforto spirituale e soprattutto materiale dalle sei buttane della zona.

Prima che Nenè capisca che il posto non è cosa da viandanti, passerà metà del romanzo e comunque lo capirà solo dopo che sua cugina Angela lo avrà un poco svezzato.
Però, finalmente svelato il mistero, riesce ad intrufolarsi più come amico che come cliente, nella vita delle donne della casa di piacere ed ognuna si rivela essere una storia, uno scrigno di delusioni e desideri.

Camilleri dice :«Quanto scritto intende essere semplicemente una vacanza narrativa che mi sono voluto pigliare nell’imminenza degli ottanta anni.» ed aggiunge poco dopo: «Desidero avvertire che il racconto non è autobiografico, anche se ho prestato al mio protagonista il diminutivo col quale mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici. È autentico il contesto. E la pensione Eva è veramente esistita…».

Ma chi ci crede che l’affare non lo riguardi?
Io no, perchè per trasmettere quella felicità triste devi averla in qualche modo vissuta.

Gli allittrati vedono in questa opera un romanzo di formazione e una citazione di Gabriel Garcia Marquez e di “Memoria delle mie puttane tristi”, edito giusto nel 2004.
Io ci vedo Andrea Camilleri al di là di quello che lo ha reso famoso, nella sua essenza più vera.

Oggi più che mai leggerlo è balsamico.

 

Datterino – Messina

Non è un segreto per nessuno che non mi piacciono i “ristoranti barconi”.
Quelli grandissimi, spesso per famiglie, con un approccio per verti versi “industriale” alla clientela.

Siccome si sa che è l’eccezione che conferma la regola, non ho nessun problema a dire che a Messina esiste un posto che smentisce categoricamente questa mia idiosincrasia, sebbene si inscriva nel genere.

Si tratta di “Datterino” – ristorante pizzeria che si trova in centro, in Via San Martino.
Mi è piaciuto talmente che ci sono andata ben due volte in una settimana.

Buone le pizze, buoni gli antipasti, buoni i taglieri, di cui sono appassionata e che per questo non mi sono fatta mancare, con scelta tra tre offerte.


I dolci sembrano non essere il punto forte del locale, tuttavia non si può avere sempre la perfezione.

Ad ogni modo la location è molto moderna, nonostante ciò non risulta fredda.
Il servizio è veloce e cordiale, senza nessuna sbavatura, adatto a questo tipo di ristorazione.

La prima volta sono andata da sola con un’amica. E poi siamo stati raggiunti da altri due commensali vegetariani che hanno confermato la bontà anche della cucina per cui hanno preferenza.
La seconda con un’ intera comitiva, confermando l’ impressione.

Il locale è sempre affollatissimo, conviene prenotare.

I conoscenti messinesi me lo hanno indicato come se fosse un po’ più caro degli altri, ma non si discosta così tanto dalle medie di altri ristoranti di categoria in altre città

I miei voti:

Location 6/10
Servizio 6/10
Presentazione piatti 7/10
Gusto e qualità 7/10
Rapporto qualitá e prezzo: 6/10

Totale 32/50

 

Super Host. Un’espressione priva di significato di Airbnb

Girando per la Sicilia è inevitabile assumere una decisione: prendere un appartamento attraverso Airbnb.
Stare fuori per una settimana a realizzare un’iniziativa culturale mi mostra una scelta simile piena di buon senso per evitare di cenare ogni sera al ristorante, evenienza dispendiosa e non troppo salutare.

Mi trovo così in un luogo che mi è stato prenotato da terzi.
Ci alloggio con un mio amico, con cui dovrei svolgere delle attività.

E’ a Messina, vicino la piazza principale della città: “Cairoli Guest House”

Il posto, a rivedere oggi la scheda, è presentato come un mini appartamento dove è possibile alloggiare in quattro, scaldare delle vivande, dove non è consentito l’accesso agli esterni, e che deve essere riconsegnato nelle stesse condizioni in cui è stato lasciato.

Non ho idea di queste norme, segnalate sul sito, proprio perchè non ho prenotato io.
Tuttavia ho alloggiato diverse volte in appartamenti concessi con questo sistema e per questo non sono preoccupata, immagino sia sufficiente parlare con l’Host all’atto dell’ingresso.

Ad ogni modo entrando il posto sembra carino, certo un po’ striminzito.
A cominciare dal fatto che in quattro no, non si potrebbe certamente stare.
La struttura ha una camera da letto completa di arredo, ma l’altra stanza è totalmente priva di suppellettili e ha solo un letto alla francese.
Forse è adatto ad una famiglia con uno al massimo due bambini, e piccoli, ma non si tratta di un alloggio con quattro posti.

Le donne che gestiscono l’appartamento impiegano tre ore a mostrarmi il soggiorno, e l’ubicazione rispetto al centro città, più che altro perchè una delle due ha difficoltà a compilare la ricevuta.
Io così ho tutto il tempo di dichiarare in maniera esplicita, e pongo attenzione a farlo chiaramente, che io e la persona che vivrà con me ceneremo in casa, e che faremo cenare con noi altri colleghi di lavoro.
Non mi viene mossa nessuna obiezione, anzi mi viene mostrato l’uso dei fornelli.

Le “Super Host” vanno via e io vado a far pipì.
E lì scopro un altro inconveniente: il bagno, dichiarato come “uno”, è suddiviso in due mezzi ambienti.
Uno ha doccia e lavandino, che affaccia solo nella stanza dove dormirò io, quello con il letto ad una piazza e mezzo, uno ha lavandino, bidet e water.

Mentre le “regole” sono ben indicate sul sito, me ne accerto una volta tornata a casa, questa condizione non è dichiarata nella scheda dell’appartamento, esattamente come non è segnalata la situazione della seconda camera da letto, un po’ claustrofobica.

Prima dell’arrivo del mio amico, che mi raggiunge la sera dopo, un messaggio mi chiede se va tutto bene, rispondo “meravigliosamente”.   Certo stare lì da sola è facilissimo.

Inizia poi invece una settimana difficile: il bagno diviso e le suppellettili insufficienti, evidentemente volutamente inadeguate ad usufruire della cucina, rendono tutto molto complicato.
Il mio compagno di casa, se vorrà fare una doccia, dovrà passare per la mia stanza.
Immagino che si evinca quanto questa impostazione sia scomoda e poco praticabile.
E’ impossibile tagliare un solo alimento con posate che non prevedono questa opzione.
Provate voi ad affettare un finocchio o sbucciare un’arancia con un coltello farlocco!

Inoltre non comprendiamo come regolarci con la spazzatura.
Chiediamo informazioni ad alcuni amici locali che ci dicono che il conferimento è regolamentato, ma a noi viene impossibile effettuarlo perchè ci sono dei lavori intorno ai cassonetti di zona e siamo privi di automobile con cui spostarci.

Contrariamente ai tanti altri appartamenti visitati in Italia, questo non ha le regole della casa esposte da nessuna parte e noi non abbiamo tempo e modo di chiedere, stiamo in piena attività organizzativa, nè veniamo più contattati in generale, e per questo decidiamo di lasciare un sacco di rifiuti accanto al secchio della cucina.

Andiamo via effettuando il check- out semplicemente, come da indicazioni, lasciando le chiavi sul tavolo.

Passano due giorni e riceviamo un messaggio via sito dalle “Super Host” per il mancato rispetto delle regole, tutte.
In particolar modo abbiamo lasciato la casa sporca: “con il pavimento pieno di pelucchi” e “il tappetino della doccia macchiato”.
Ovviamente il punto è la richiesta di un contributo  aggiuntivo di 30 euro, rispetto a quanto pattuito e saldato, per la pulizia della casa.

Accettiamo, pur nella consapevolezza del fatto che il posto sia scomodissimo e non abbia le regole affisse e condivise dentro l’appartamento, e che c’è qualche pecca informativa alla base
Privatamente avviso una delle Host, di cui mi ritrovo il cellulare, che il luogo è risultato inadeguato alle nostre necessità ma che non ne faremo menzione su Airbnb per evitare di intaccarne la reputazione, visto che comprendiamo che gliela mettono tutta nel gestire l’attività.

Ci impieghiamo due giorni ad effettuare il pagamento, per una ragione meramente tecnica, le avvisiamo di questo da subito. Eppure nelle 48 ore veniamo contattati tre volte per la faccenda, in maniera insistente e un po’ scortese.

Saldiamo, un po’ esasperati e fermi nell’intenzione di non volere più avere loro notizie.

All’ultima scadenza possibile, scopriamo tuttavia che le “Super Host” hanno ritenuto di effettuare una recensione negativa agli “ospiti”.

Inevitabile sorge in me la necessità di raccontare e di rappresentare il suono dell’altra campana: la mia.
Questo nella considerazione del fatto che tra i tanti viaggi, appartamenti, luoghi abitati, mai mi è occorso di stare in un posto, sì forse ben tenuto come altri, ma non di così grande qualità, comunque non correttamente descritto e che patisce forse di una certa inesperienza nella gestione.

Ecco la ragione di questo post.

Chiarisco che credo che, in generale, i Super Host non debbano effettuare un super servizio, perchè l’affitto di un appartamento non lo è e non può esserlo.
Penso però che debbano essere super sinceri sulle condizioni degli alloggi e super chiari nel dare e lasciare le informazioni, come le regole della casa, o quelle utili alla sua gestione, invece che una pletora di inutili indicazioni sui ristoranti dove mangiare. Credo inoltre i Super Host debbano super comprendere che se chi usufruisce di questi servizi non volesse usare la cucina, e volesse ripulire tutto per lasciare ogni angolo anche più lindo di come lo aveva trovato, semplicemente prenoterebbe un albergo.

Ed è quello che farò se tornerò a Messina.

Ah, credo anche che Airbnb dovrebbe avere parametri stringenti per definire un Super Host… perchè evidentemente non li ha.

Location 3/10
Servizio 4/10
Ubicazione 6/10
Pulizia 6/10
Rapporto qualitá e prezzo: 4/10

Totale 23/50

 

Le stanze del sole. Ospitalità a Ragusa

Stare a Ragusa è sempre un’esperienza felice per me. Lo è stata anche questa volta.
Ho passato quattro giorni durante i quali ho lavorato tanto, ma non mi è pesato perchè ho incontrato persone splendide e ho riposato in un luogo abbastanza confortevole: Le Stanze del Sole

Si tratta di un bed and breakfast molto ben tenuto.
Gradevole esteticamente, molto curato e confortevole.

E’ gestito da una signora gentile e professionale.
Di sera rientravo sempre molto stanca e consapevole che il giorno dopo avrei dovuto affrontare alcune attività sfidanti, su cui stare molto concentrata, ma dopo il mio primo risveglio lì ho avuto una certezza: la meravigliosa colazione mi avrebbe ricaricata ogni mattina.
Sembra secondario, invece è stato importante. Soprattutto perchè non sono andata in città a fare una vacanza.

La signora ti coccola un po’: trovi tanti tipi di biscotti e di brioches, frutta secca e succhi.
Immancabilmente ti offre caffè e thè e sa fare anche il cappuccino.

Mi sono sentita in un luogo dove potere ricaricare le energie e ripartire bene ogni giorno.

Le uniche pecche sono state un piccolo fraintendimento relativo ad una delle nostre prenotazioni e la ripidità della scala interna, come di quella esterna necessaria da attraversare per arrivare in via Diaz, da dove è possibile raggiungere il centro città.
Ma le salite impegnative sono anche un po’ tipiche della zona.

Location 6/10
Servizio 7/10
Ubicazione 6/10
Pulizia 8/10
Rapporto qualitá e prezzo: 7/10

Totale 34/50

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